Nel 2018 si è verificato un incremento della domanda di energia su scala globale pari al 2,3%. Si tratta della crescita più rapida mai registrata nel corso dell’ultimo decennio che ha causato a sua volta il più rilevante aumento di emissioni di CO2: 33,1 miliardi di tonnellate (+1,7%) rispetto al 2017. A tracciare questo quadro è un rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia che ha sottolineato come, per far fronte a questa situazione, i diversi Paesi del mondo abbiano sfruttato sia le energie rinnovabili sia i combustibili fossili, ma come, in proporzione, quest’ultima fonte abbia avuto il peso più rilevante nel comparto elettrico attestandosi a quasi il 70%.

Il dato delle centrali in Asia

Dallo studio emerge come a dare un forte contributo allo scenario che si è delineato siano state le centrali elettriche a carbone relativamente giovani situate in Asia. Questi impianti, ha spiegato la Iea, sono arrivati a superare per la prima volta la soglia dei 10 miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica.

I dati di Cina e India

Analizzando i dati delle singole nazioni lo studio mostra come la Cina abbia gestito la domanda di energia ricorrendo a nuova generazione da Fer, ma come il ruolo più rilevante a livello di produzione energetica sia stato comunque quello di gas naturale, carbone e petrolio. Una situazione analoga si è verificata in India, dove circa la metà della nuova domanda di energia è legata a centrali elettriche a carbone.

USA, carbone in calo

Positivo il dato USA sull’uso del carbone, che registra un trend di diminuzione. Tuttavia, sottolinea la ricerca, negli Stati Uniti la crescita della domanda di energia è stata gestita ricorrendo a gas naturale e non a rinnovabili.

Un trend contraddittorio

Dal report della IEA emerge a livello generale una situazione con qualche elemento contraddittorio. Se infatti da una parte le rinnovabili stanno crescendo e la quota carbone nel mix energetico globale sta diminuendo, dall’altra i combustibili fossili registrano ancora numeri rilevanti. Si tratta di una situazione su cui è necessario intervenire in maniera repentina per arginare il fenomeno del riscaldamento globale.

Regno Unito: emissioni in calo e Fer da record

Lasciamo da parte i dati della Iea e passiamo alla performance dei singoli stati. In Gran Bretagna ad esempio le notizie sono positive. Il Dipartimento per le imprese, l’energia e la strategia industriale (Beis) inglese ha diffuso qualche giorno fa una relazione in cui si evidenzia che le emissioni di gas serra della Gran Bretagna si sono ridotte del 2,5% nel 2018. Si tratta, come si legge sul sito della Reuters, del sesto anno consecutivo in cui il valore scende, anche se il ritmo di decrescita ha subito dei rallentamenti rispetto al passato. Il risultato è stato raggiunto grazie all’aumento da record delle produzione da Fer.

Cina, 39 città non hanno rispettato gli obiettivi antismog per l’inverno

Le città cinesi stanno invece incontrando qualche difficoltà a raggiungere gli obiettivi di riduzione dello smog fissati per il periodo invernale. Dai dati è emerso, infatti, come spiega la Reuters, che sono le 39 città, situate tutte nel nord della Cina, che hanno raggiunto performance inferiori rispetto a quanto richiesto, nonostante le numerose misure messe in campo. Se si considera unicamente il mese di marzo, invece, emerge una riduzione dei pm 2.5 pari al 29%, con una media di 52 microgrammi per metro cubo nelle 39 città. Numeri positivi che peggiorano drasticamente se analizzati nell’arco degli ultimi 6 mesi. Nel semestre infatti l’aumento delle concentrazioni di questa sostanza inquinante si attesta al 6%, con un valore che arriva a a 82 microgrammi per metro cubo.

Assicuratore australiano Qbe punta a ridurre i servizi per clienti del settore del carbone termico

In generale  la volontà di contenere e ridurre le emissioni inquinanti è una questione su cui si sta concentrando l’impegno trasversale di tutti settori industriali. Un esempio è l’iniziativa del terzo gruppo assicurativo dell’Australia che ha annunciato che entro il 2030 intende  eliminare in maniera graduale tutti i servizi di assicurazione diretta per i clienti del settore del carbone termico.  Tuttavia il gruppo ha puntualizzato che continuerà a investire e assicurare le compagnie metallurgiche di carbone e petrolio e gas.

Innovazione tecnologica e mobilità Green per ridurre le emissioni

Un contributo per la riduzione delle emissioni inquinanti può venire sicuramente dal settore della mobilità e dal mondo dell’innovazione promossa dalle startup. Qui di seguito vediamo 3 esempi concreti di strategie messe in atto per rendere gli spostamenti sempre più green ed efficienti in Francia, Lussemburgo e Norvegia.  

L’ecotassa in Francia

Il governo francese ha scelto di frenare l’uso di energia da combustibili fossili attraverso una tassa sul carburante. In particolare a fine 2017 è stato annunciato un aumento di questa tassa sui combustibili fossili abbinato a sconti per l’acquisto di veicoli elettrici. Tuttavia non sono mancate le critiche legate alla limitazione della mobilità per quei cittadini a basso reddito che non possono permettersi l’acquisto di una macchia nuova più ecologica. Una situazione che fa riflettere sull’importanza di abbinare alla questioni ambientali quelle di matrice sociale.

La Norvegia punta sugli incentivi

La Norvegia ha invece scelto di puntare sulla promozione di fonti energetiche alternative nei trasporti attraverso importanti incentivi per i veicoli elettrici, come ad esempio viaggi  gratuiti per auto plug-in o stazioni di ricarica finanziate pubblicamente.

Lussemburgo vuole primavere il trasporto pubblico

In Lussemburgo si è deciso invece ridurre l’uso delle auto favorendo i mezzi pubblici. Il governo sta valutando di rendere gratuiti i tram e gli autobus.

Il contributo delle startup

Tante sono poi le startup che propongono innovazione per ridurre l’inquinamento atmosferico. Phoenix Robotix ha ad esempio progettato Aurassure, una rete cloud-connected di sistemi di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico online per le città intelligenti. Tra i parametri monitorati ci sono biossido di azoto (NO2), monossido di azoto (NO), ozono (O3), metano (CH4), ammoniaca (NH3), PM2,5, PM10, UV, dati meteorologici come temperatura, umidità, precipitazioni, pressione, velocità del vento e direzione del vento. Shellios è invece una startup di Delhi che ha ideato un casco del peso di 1,6 kg con un depuratore d’aria integrato. Indiana è anche la startup  Chakr Innovation, fondata nel 2016 da due studenti dell’IIT-Delhi Arpit Dhupar, Kushagra Srivastava e Prateek Sachan. Questa realtà ha realizzato un sistema in grado di trasformare le emissioni dei motori diesel in inchiostri e vernici.

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