Nel corso del 2019, le emissioni di carbonio prodotte dal comparto elettrico hanno registrato, su scala mondiale, una riduzione del 2%, il dato più alto negli ultimi 30 anni. A dirlo è un rapporto realizzato da Ember, un Think tank sul clima che vuole promuovere un’accelerazione del processo di transizione energetica nel settore dell’elettricità. (leggi lo studio). 

Dalla ricerca emerge inoltre come, in maniera speculare, la potenza delle centrali elettriche alimentate a carbone abbia subito un calo del 3% l’anno scorso. Nello specifico si è avuta una riduzione del 50% dal valore relativo al 2007 negli Stati Uniti e in Europa. E solo nel 2019 è diminuita di quasi il 25% in Ue e del 16% negli Usa. Inoltre, le fer continuano a crescere. l’energia eolica e solare hanno avuto un incremento del 15% nel 2019, rappresentando  l’8% della produzione di elettricità globale.

In generale, si legge nello studio, “si stanno compiendo progressi nella riduzione della produzione di carbone, ma nulla di simile a quanto è necessario per limitare i cambiamenti climatici”. I governi, infatti, secondo Ember dovrebbero dare una forte accelerata per poter raggiungere i target fissati al 2020 per il comparto elettrico.

Le foreste pluviali assorbono meno Co2

Rimanendo in tema di emissioni, un nuovo studio internazionale guidata dall’Università di Leeds, a cui ha partecipato per l’Italia l’Università di Firenze e il Muse-Museo delle scienze di Trento, ha evidenziato come le foreste pluviali dell’America latina e dell’Africa “siano in affanno”. Questi polmoni verdi assorbono infatti un minor quantità di anidride carbonica presente nell’atmosfera, circa 1/3 di meno rispetto agli anni ’90,  e per questo non espletano al meglio la loro funzione di contrasto dei cambiamenti climatici. Lo studio ha analizzato i dati di accrescimento e mortalità di 300.000 alberi, da 565 aree di foresta pluviale in Africa e Amazzonia, tracciati nel complesso per oltre 30 anni e raccolti da una rete imponente di ricercatori (“Asynchronous carbon sink saturation in African and Amazonian tropical forests” doi: 10.1038/s41586-020-2035-0). 

“Gli alberi delle foreste del globo, come noto, tramite la fotosintesi stoccano l’anidride carbonica rimuovendola dall’atmosfera e immagazzinandola nella loro biomassa – spiega  Francesco Rovero, ricercatore del dipartimento di biologia dell’Università di Firenze e collaboratore di ricerca del Muse di Trento sul sito dell’ateneo – per questo le rilevazioni che abbiamo ottenuto misurando gli alberi in moltissime aree forniscono dati importanti che, elaborati attraverso modelli, documentano una progressiva perdita di COimmagazzinata dalle foreste pluviali, con un calo, dagli anni ’90 alla decade 2010-2020, di circa un terzo”.

“In dettaglio – specifica Rovero, che ha contribuito con i dati di un programma di ricerca e monitoraggio della biodiversità in Tanzania, da lui coordinato – le foreste pluviali intatte rimuovevano il 17% delle emissioni di anidride carbonica prodotte dall’uomo, quota ridotta al 6% negli ultimi dieci anni, con un calo stimato del 33%”.

Dalle Nazioni Unite un’app contro il climate change

Nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, intitolata Missione 1,5°, è sta creata un’app con una serie di mini-giochi per promuovere scelte virtuose e sostenibili su scala globale, utili a contrastare il fenomeno del riscaldamento globale. E’ un’applicazione che si scarica in modo gratuito ed è disponibile anche per smartphone. Il giocatore viene messo di fronte a una serie di scelte in modo da far comprendere come la via migliore da seguire sia quella della sostenibilità ambientale.

Print Friendly, PDF & Email
Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.