L’inquinamento atmosferico è ormai un tema di cui tutti abbiamo compreso la gravità sia in termini di tutela ambientale, sia in termini di tutela della salute. Tante sono le iniziative che coinvolgono i cittadini, limitando la circolazione delle vetture con una serie di misure mirate o cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di efficientare gli edifici. Un po’ meno nota, ma altrettanto importante, è la questione dell’inquinamento degli ambienti chiusi, come case e uffici, il cosiddetto inquinamento indoor. Si tratta di una problematica su cui è necessario creare maggiore consapevolezza, perché, come dimostrano alcuni studi, ha degli effetti negativi sulla nostra salute, tanto quanto quella della qualità dell’aria degli ambienti esterni. Gli studi scientifici che affrontano la questione sono in continua crescita, qui di seguito ne prendiamo in considerazione alcuni tra i più recenti.

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Se la cucina di casa è inquinata come Nuova Delhi

Uno studio dell’Università del Colorado, come si legge sul Guardian, ha mostrato come la preparazione di un arrosto con verdure di contorno con un piano cottura a gas può arrivare a creare delle concentrazioni di sostanze tossiche che renderebbero l’aria paragonabile a quella di una città come Nuova Delhi, se non peggiore.

La sperimentazione

Gli scienziati hanno cucinato una serie di pasti in una casa con tre camere da letto dotate di monitor per l’inquinamento indoor e outdoor. Tra gli esperimenti fatti anche la preparazione della cena del Ringraziamento con tacchino arrosto, cavoletti di Bruxelles arrostiti, patate dolci bollite, tipica nei Paesi anglosassoni. Dai dati è emerso come i livelli di PM 2,5 avrebbero raggiunto un valore di 200 microgrammi per m3 in un’ora, contro i 143 microgrammi per m3 registrati in media a Nuova Delhi. Il dato sarebbe poi 13 volte superiore rispetto alla media rilevata nel centro di Londra, pari a 15 microgrammi per m3. Il picco dell’inquinamento, hanno spiegato gli scienziati, è durato circa un’ora, mentre l’aria è rimasta malsana per due ore. Per cercare di ridurre il fenomeno gli esperti consigliano di aprire spesso le finestre e usare cappe aspiranti.

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L’incidenza di un toast

Il fenomeno non si limita alla preparazione di piatti elaborati, come l’arrosto. Anche la preparazione di un semplice toast, naturalmente con le dovute proporzioni, può far salire i livelli di PM 2,5. Il dato massimo registrato in questo caso può arrivare a 30 microgrammi per metro cubo, un valore di tre volte superiore a quello fissato come limite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Non solo cucinare…

Cucinare è solo una delle attività che contribuiscono a peggiorare la qualità dell’aria degli ambienti interni. Anche l’utilizzo di detersivi per le pulizia, come è noto, contribuisce a immettere nell’aria sostanza tossiche per la nostra salute. Queste particelle dannose, come ad esempio i Voc, composti organici volatili, fuoriescono dalle abitazioni e contribuiscono a loro volta al peggioramento dell’inquinamento atmosferico esterno.

Non c’è scetticismo sul tema

All’inizio c’era scetticismo sul fatto che questi prodotti contribuissero effettivamente all’inquinamento atmosferico in modo significativo, ma ora non più“, ha detto al Guardian Joost de Gouw, un professore del CIRES, centro di ricerca sui temi ambientali frutto della partnership tra NOAA and the University of Colorado Boulder, che ha realizzato la ricerca. Andando avanti, dobbiamo concentrare nuovamente gli sforzi di ricerca su queste fonti e dare loro la stessa attenzione che abbiamo dato ai combustibili fossili: il quadro che abbiamo nella nostra testa sull’atmosfera dovrebbe ora includere anche la casa“, ha concluso lo scienziato.

Lo studio realizzato in Finlandia

Una ricerca realizzata alla periferia di Kuopio, in Finlandia e pubblicata su phys.org, ha mostrato invece la correlazione tra i livelli di inquinanti presenti nell’ambiente esterno e quelli presenti in quelli interni. In sostanza in quegli edifici che si trovavano in zone con elevate quantità di determinati inquinanti, gli stessi inquinanti sono stati rilevati in quantità eccessive anche nell’aria degli ambienti interni. “E’ probabile che l‘ampia combustione di legna nelle stufe di piccole dimensioni e in quelle per la sauna aumenti le esposizioni delle persone nel vicinato a particolato e altri composti pericolosi. Questa esposizione non avviene solo stando all’aperto, ma anche in casa, a causa dell’effettivo passaggio delle piccole particelle all’interno dell’edificio”.

Una tenda che assorbe gli inquinanti

Per cercare di ridurre le sostanze inquinanti negli ambienti interni, IKEA offre tra i suoi prodotti una tenda capace, secondo il marchio svedese, di ridurre le concentrazioni di biossido di azoto, di biossido di carbonio e di formaldeide.

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