La probabile diminuzione delle emissioni di gas serra, per il lock down dell’Italia a causa dell’emergenza Covid-19, non migliorerà la situazione ormai grave in cui versa il Paese. Questo perché nel 2019 le performance climatiche sono state negative e l’aumento delle temperature è stato il più alto al mondo, avverte in una nota stampa l’Italy for climate, iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

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Rispetto all’anno precedente, si legge nel rapporto “10 key trend sul clima – i dati 2019 in anteprima per l’Italia” di Italy for climate, nel 2019 si sono verificati oltre 1.600 eventi estremi connessi ai cambiamenti climatici, con un incremento del 60%, e le emissioni di gas serra si sono ridotte di meno dell’1%. Di contro, il costo delle rinnovabili elettriche si è ridotto e la produzione di energia elettrica da carbone è scesa dai 49 miliardi di kWh del 2012 a circa 20 stimati nel 2019.

Segnali positivi, però, troppo timidi: “I dati aggiornati fino al dicembre del 2019 elaborati da Italy for climate ci mostrano emissioni praticamente stazionarie da circa sei anni”, rimarca in nota Edo Ronchi, presidente della Fondazione. Questo significa, prosegue, “che non è in corso un reale processo di riduzione delle emissioni serra. E’ allarmante pensare che in assenza di interventi tempestivi per indirizzare la ripresa, dopo una crisi economica grave e un calo significativo delle emissioni queste potrebbero tornare a crescere come e forse anche più di prima”. Così è stato, prosegue Ronchi, per l’ultima grande crisi finanziaria: “Nel 2009 un calo del Pil globale di circa l’1,7% si è tradotto in un calo delle emissioni dell’1,2%, ma già l’anno successivo con un Pil a +4,3% le emissioni sono rimbalzate a +5,8%”.

Gli altri dati del rapporto

Nel 2019 le emissioni di gas serra in Italia si sono attestate a circa 423 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (MtCO2eq), tra 0,5 e 1% in meno rispetto all’anno precedente. La riduzione modesta non è in linea con i target 2030. Il taglio delle emissioni è passato da oltre 17 MtCO2eq/anno nel 2005-2014 a poco più di mezzo milione di tonnellate dal 2014 a oggi.

Negli ultimi anni i consumi energetici sono cresciuti come o più del Pile questo trend viene confermato anche nel 2019: nel 2014 servivano 91,2 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) per produrre un milione di euro di Pil, nel 2019 sono necessari più di 93 tep.

La crescita della produzione elettrica da energie rinnovabili negli ultimi 6 anni in Italia è stata molto bassa, appena il 3% contro il 24% della media europea. Nel 2019 l’Italia ha perso la storica leadership in favore della Germania, che ha raggiunto il 41,5% di produzione elettrica da rinnovabili contro il 40,5% dell’Italia.

Grazie alla crescita delle rinnovabili (fino al 2014), al miglioramento dell’efficienza delle centrali termoelettriche e alla riduzione del carbone (dal 2012) le emissioni di CO2 per produrre un kilowattora in Italia si sono dimezzate in trent’anni, scendendo per la prima volta nel 2019 sotto i 290 gCO2/kWh.

 

Nelle aste per l’accesso ai meccanismi di incentivazione aperte nel settembre 2019, alcuni impianti eolici sono arrivati ad offrire un prezzo di 4,9 €cent per kilowattora: per la prima volta nella storia nel 2019 il costo della generazione rinnovabile è sceso al di sotto del prezzo medio di mercato, pari a 5,2 €cent/kWh.

Negli ultimi due anni il prezzo delle emissioni di carbonio del sistema europeo dell’Ets (Emission trading system) è passato da meno di 10 a oltre 25 € per tonnellata di CO2 emessa. Anche grazie a questa nuova dinamica la produzione elettrica da carbone, sempre meno conveniente, in Italia è scesa dai 49 miliardi di kWh del 2012 a circa 20 stimati nel 2019.

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