Campo Base Avanzato Nella Wiencke Island 1024x682La spedizione tra i ghiacci dell’Antartide per cercare microplastiche si è conclusa. I tre alpinisti accademici del Club alpino italiano Gian Luca Cavalli, Marcello Sanguineti e Manrico Dell’Agnola sono tornati a casa. Con sé hanno portato campioni di ghiaccio che saranno analizzate dall’Istituto di Scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

La spedizione ha consentito ai tre di immergersi nell’atmosfera antartica: hanno “girovagato con l’Ice Bird lungo Neumayer Channel e la Borgen Bay, binocolando le pareti e i ghiacciai: Harbour Glacier, William Glacier, Hooper Glacier, Thunder Glacier”, scrivono nelle loro cronache. Hanno osservato la fauna: balene, pinguini e foche. E hanno scalato alcune pareti molto ripide, toccando la cima del Noble Peak (720 m).

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Di seguito un estratto delle cronache dei tre alpinisti.

Il 19 gennaio saliamo sul Noble Peak (720m). Come al solito, la partenza è rigorosamente in ramponi dal filo dell’acqua, per risalire un pendio a 45° e arrivare sul pianoro glaciale. Dapprima saliamo lungo il versante nord. I grandi crepacci perpendicolari alla linea di salita ci costringono a continui zig-zag, visto che spesso, quasi come se il ghiacciaio volesse prendersi gioco di noi, i ponti si trovano alternativamente all’estrema sinistra e all’estrema destra. Poi, per evitare alcune seraccate, scavalchiamo il filo di cresta e prendiamo un ripido pendio che conduce in prossimità delle cornici sommitali. Aggirandole sulla destra puntiamo alla vetta, prima della quale occorre nuovamente calzare i ramponi. La discesa sul versante nord-est è strepitosa: le pendenze sono varie e ideali per provare tutti i raggi di curva, pur di far attenzione ai crepacci. Dopo il pick-up da parte di Dave, nello stesso punto in cui la mattina ci aveva lasciato il gommone, eccoci nuovamente a festeggiate sull’Ice Bird

Ghiacciai Antartide, scioglimento rallentato

Il più grande ghiacciaio dell’Antartide, il Pine Island, si starebbe sciogliendo più lentamente del previsto. Ad affermarlo i risultati della ricerca pubblicata sulla rivista Nature Geoscience e condotta dai ricercatori dell’Università di Bristol. I dati adoperati per l’analisi sono quelli raccolti dal satellite dell’Agenzia spaziale europea, la Cryosat-2, da dieci anni lente d’ingrandimento per i ghiacci antartici.

Inquinamento, abbandono e maltempo: allarme in montagna

Il ghiacciaio di Pine Island è un osservato speciale: negli ultimi quattro decenni è stato il responsabile principale dell’innalzamento del livello di marci e oceani, sostengono i ricercatori. “Il ghiacciaio continuerà a perdere massa in futuro, ma non a ritmi più elevati di quelli attuali – commentano gli scienziati – I dati satellitari aiuteranno a migliorare i modelli sull’Antartide e a capire come mai talvolta diano previsioni differenti”.

Rifiuti sul campo base Everest

Anche altre imprese in ambienti poco ospitali aiutano a conoscere la salute del Pianeta. In questo scatto di Daniel Hug, effettuato con il drone, si può osservare il 27enne Jost Kobusch sdraiato nella neve e circondato dai rifiuti del campo base Everest sul Lho La, il colle al confine tra Nepal e Tibet.

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