Tutelare le apiStudiare il comportamento delle api come indicatori efficaci per valutare lo stato di qualità dell’ambiente nella zona circostante il termovalorizzatore. E’ questo l’obiettivo del progetto “Capiamo” di gruppo Hera che ha preso il via a Pozzilli. 

Tre alveari per monitorare le api

Nell’ambito del progetto l’azienda ha installato tre alveari all’interno del perimetro dell’impianto. L’area monitorata dal progetto è la zona est della Piana di Venafro, tra i monti della Meta e quelli del Matese. Qui, oltre al termovalorizzatore, sono presenti industrie del settore chimico, aziende sanitarie private, cantieri edili abbandonati e piccoli centri agricoli abitati.

Come funziona il biomonitoraggio delle api

Ma come funziona nello specifico il biomonitoraggio delle api? I progetti di questo tipo, spiega una nota di Hera, “utilizzano organismi definiti markers, in questo caso le api, che sono altamente sensibili ai cambiamenti ambientali causati da agenti inquinanti e quindi in grado di segnalare precocemente l’insorgenza di squilibri per la biodiversità, per l’ecosistema e per la salute umana, permettendo così di pianificare tempestivamente azioni correttive”.

Le due campagne di campionamento

Il progetto “Capiamo” prevede due campagne di campionamento e analisi all’anno sulla popolazione delle api dei tre alveari localizzati presso il termovalorizzatore e suoi loro prodotti. Nell’ambito dell’iniziativa gruppo Hera realizzerà inoltre controlli medico veterinari per verificare la salute e la produttività delle api, limitare i fenomeni di sciamatura, posizionare e rimuovere i melari.

Analisi chimiche dei campioni raccolti

Dei laboratori accreditati effettueranno, con metodi certificati, analisi chimiche su campioni raccolti dagli alveari (api, miele e cera). Le informazioni ottenute permetteranno di conoscere e quantificare gli eventuali effetti dell’impatto delle attività dell’uomo sull’ambiente. I primi risultati ottenuti fino a ora, che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti, mostrano uno stato di qualità ambientale complessivamente buono.

I primi risultati

“Nel corso della prima fase di campionamento e analisi effettuata, non sono emerse criticità”, spiega in nota  la dott.ssa Serena M.R. Tulini, medico veterinario che ha sviluppato il progetto per Herambiente. “Per quanto riguarda gli anioni (cloruri, solfati e nitrati), la loro presenza nel miele raccolto all’impianto è in linea con i valori medi dei mieli di origine italiana. E’ stata riscontrata la sostanziale assenza di diossine, Pcb e pesticidi.

Le analisi sugli idrocarburi

“Invece – aggiunge Tulini – le analisi sugli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), che hanno come principale fonte la combustione di carburanti fossili, l’incenerimento dei rifiuti, la produzione di energia o di asfalto e prodotti chimici, mostrano una condizione ambientale a cui contribuiscono più sorgenti emissive. Tra cui traffico, industria, riscaldamento domestico a biomasse, ecc, tipiche dell’antropizzazione del territorio senza che si evidenzi un’incidenza significativa da parte del termovalorizzatore. Anche i metalli presenti sono riconducibili alla presenza di cantieri edili abbandonati, industrie e infrastrutture”.

“Questo biomonitoraggio vuole essere una ulteriore garanzia a tutela della del territorio”

“Il progetto è appena iniziato e, all’insegna della più ampia trasparenza, la nostra volontà è di dare la massima divulgazione ai risultati man mano che procederà”, commenta in nota Andrea Ramonda, amministratore delegato di Herambiente. “Tutti gli studi effettuati fino a ora, l’ultimo dei quali durato due anni, dimostrano inequivocabilmente con evidenze scientifiche che l’impianto è sicuro e controllato, tanto da non produrre alcun pregiudizio sulla qualità dell’aria e dell’ambiente. Questo biomonitoraggio vuole essere una ulteriore garanzia a beneficio e tutela della comunità e del territorio che ospitano l’impianto”.

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