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Green business, i risultati in borsa convincono

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Green business, i risultati in borsa convincono

Lo studio sulla Green Economy ha registrato positivi delle aziende verdi sia in termini di revenue che di marginalità, in Europa e soprattutto in Italia

Nel 2014 la Green economy è cresciuta e, in particolare, ha incrementato i suoi risultati in Italia, che si è distinta rispetto agli altri grandi Paesi europei per l’aumento sia di fatturato che di marginalità rispetto al 2013.

È quanto emerso durante il convegno organizzato da VedoGreen in collaborazione con UK Trade and Investment con il supporto di Borsa Italiana, in cui è stato presentato lo Studio di VedoGreen sulla Green Economy, nell’ambito della “Sustainability Great Week” che si è svolta a Milano in occasione della partecipazione del Regno Unito a Expo 2015.

“La sostenibilità – ha così introdotto i lavori Christopher PrentG in Italia – è un’opportunità e una sfida, il Regno Unito è impegnato in una fase di transizione delle proprie imprese verso il green, un’evoluzione che le confermi competitive in tutti i loro ambiti d’azione”. Questo accade nella settimana in cui, tra l’altro, è attesa l’enciclica di Papa Bergoglio “Laudato sì” sulla cura della casa comune, che ancora prima dell’uscita del documento definitivo etichetta, un pò irrispettosamente, l’attuale come il Papa verde.

Nella quarta edizione del Report “Green economy on capital markets”, che ha coinvolto 91 aziende verdi in 5 Paesi europei (Italia, UK, Germania, Francia e Paesi Scandinavi), si legge che la green economy l’anno scorso è cresciuta in media del 12% sia a livello di revenue sia di Ebitda (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization); in numeri assoluti i ricavi medi sono stati pari a 212 milioni di euro e la capitalizzazione media a 131 milioni.

In tale panorama l’Italia ha messo a segno risultati più alti (partendo, naturalmente, da numeri inferiori rispetto, per esempio, alla Germania) registrando un +16% nei ricavi e confermandosi come Paese con la marginalità media più elevata (30%); inoltre, la performance borsistica delle 25 aziende dell’Indice VedoGreen Italia si è attestata sul +13%, con una capitalizzazione complessiva di 1,6 miliardi di euro. Si tratta di un settore che occupa più di 5.300 dipendenti, un numero in aumento del 16% anno su anno.

“L’apertura verso il mercato dei capitali con la quotazione in Borsa – ha sottolineato Anna Lambiase, amministratore delegato di VedoGreen – si è rivelata un percorso di successo per l’apporto di capitali, visibilità e standing internazionale per numerose aziende tra loro molto differenti, ma accomunate da un business model sempre più basato su innovazioni di processo e di prodotto a minore impatto ambientale. La raccolta complessiva è stata di 422 milioni di euro, credo che questo testimoni che il settore Green è importante e rappresenta un modello industriale che crea valore in generale e, in particolare, agli occhi degli investitori”.

La giornata è stata pensata proprio per mettere a confronto la finanza innovativa e le imprese green.

Da un’interessante tavola rotonda che ha coinvolto aziende virtuose in questo settore (Bio-On, Electra Italia, Enertronica, Heliopolis Energia, Icasco, Plastica Alfa) e rappresentanti dell’“industria del denaro” (oltre a Borsa Italiana, Equinox, Idea Capital Funds Sgr, Integrae Sim, GreenItaly1, Quercus Investment partners, Zouk) sono affiorati interessanti spunti in merito ai criteri valutati dagli investitori.

Le aziende per attirare fondi, è stato suggerito, devono prima di tutto capire che cambiare il proprio Dna (o impostarlo sin dall’inizio) sul Green vuol dire fare progetti che abbiano redditività. E, in secondo luogo, i ritorni di tali progetti vanno calcolati e comunicati in modo chiaro e comprensibile ai non addetti ai lavori.

Ancora, il mercato è particolarmente attento a supportare le realtà che hanno piani di internazionalizzazione; infine, premiano coloro che sanno mettere in campo risorse umane di valore.

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