Fiper: “Sen non può ignorare il valore della filiera del biogas”

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Una valutazione strategica del patrimonio forestale italiano a fini produttivi ed energetici ed il diretto e indispensabile coinvolgimento del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali alla redazione della SEN che dovrebbe altresì contemplare contemporaneamente la messa in atto in Italia della Strategia Forestale Europea con l’obiettivo di mobilizzazione delle risorse legnose a fini produttivi ed energetici”. Sono alcune delle “carenze strutturali”, relative alla Strategia Energetica Nazionale, rilevate dalla Federazione Italiana Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili (Fiper), che ha presentato il 14 luglio al Governo un documento con una serie di osservazioni sul provvedimento. 

Risorsa forestale, un’opportunità imprenditoriale per il Paese 

 Sebbene il nostro Paese possa contare su 10,5 milioni di ettari di foreste, di cui il 34% di proprietà pubblica, il tasso di utilizzazione di questo patrimonio (una risorsa ad alto potenziale per la produzione di energia) è tra i più bassi d’Europa: 20% rispetto al 70 – 80% degli altri Stati europei. Gestire correttamente la risorsa forestale costituirebbe, invece, secondo la Fiper “un’opportunità per il mantenimento e la creazione di attività imprenditoriali nelle aree interne e montane specie quelle non metanizzate“.

 Tra l’altro – sottolinea in una nota Walter Righini Presidente Fiper – la mancata esecuzione degli interventi selvicolturali e delle opere connesse, è tra le cause principali dei fenomeni di dissesto e di instabilità dei versanti, oggi ancora più frequenti visti i repentini cambiamenti climatici, con conseguenti gravi problemi di sicurezza, incolumità pubblica, di tutela e mantenimento degli equilibri ecologici. Basti pensare che su 712.000 frane censite in Europa, 486.000 ricadono nel territorio italiano di cui oltre l’80% è localizzato nei territori montani”.

Mancanza di valutazione economica ed energetica della risorsa bosco

Tra i punti sottolineati da Fiper c’è in particolare la “forte preoccupazione per la mancanza all’interno della SEN di una valutazione sistemica in termini economici, ambientali e energetici della “risorsa bosco” che non identifica nel patrimonio forestale italiano, un’altra importante fonte energetica locale rinnovabile disponibile, capace di garantire, se opportunamente valorizzato, l’autonomia energetica delle cosiddette aree interne, zone di estrema importanza del nostro Paese”. Valorizzare questa risorsa vorrebbe invece dire  “garantire l’autonomia energetica a 800 Comuni non metanizzati delle aree alpine e appenniniche; diminuire le importazioni di legna da ardere e pellet dall’estero; disporre di legname d’opera pregiato per la filiera dell’arredamento; prevenire i rischi idrogeologici ed anche gli incendi”. 

Settore agricolo, “assente d’eccellenza”

Secondo Fipar, inoltre, tra gli assenti d’eccellenza nella SEN c’è il settore agricolo. Un comparto ad alto potenziale per il Paese che per quanto riguarda il solo biogas nel 2016 ha registrato investimenti pari a 76 milioni di euro con 6.438 occupati permanenti. “Nel caso delle bioenergie – commenta ancora Righini   è necessario “contabilizzare” in termini di Sistema Paese le esternalità positive derivanti dall’avvio e sviluppo delle filiere: dall’approvvigionamento sino all’impiego dei sottoprodotti derivanti dalla filiera energetica. Ad esempio, il biodigestato di origine agricola, sottoprodotto derivante dal biogas, viene ridistribuito sugli stessi terreni utilizzati per la produzione delle biomasse o delle colture alimentari, svolgendo un’azione fertilizzante e ammendante importantissima eliminando o riducendo, di fatto, l’impiego di fertilizzanti di sintesi. Oppure pensiamo alle ceneri pesanti degli impianti di tlr a biomassa che possono essere impiegate insieme al biodigestato agricolo per la fabbricazione di un fertilizzante specifico per le colture di pregio. L’analisi del costo-opportunità di una filiera/tecnologia rispetto a un’altra non può essere considerato esclusivamente in termini di costo/kWh”.

Rinnovabili elettriche e produzione di energia

Per annullare la disparità di trattamento tra i produttori di energia elettrica e i produttori di energia termica da biomassa, la soluzione proposta da FIPER è quella di “riconoscere l’incentivo alla filiera a monte, ovvero direttamente all’impresa boschiva e/o altri operatori (consorzi forestali) che prelevano il legname e i suoi cascami attraverso un’agevolazione fiscale”.

Rinnovabili per uso riscaldamento e raffrescamento

 La proposta di Fiper in questa ambito consiste nell’ “aumentare la quota di energia rinnovabile destinata al riscaldamento e al raffrescamento di almeno l’1% ogni anno, espresso in termini di quota nazionale del consumo di energia finale”.

Il comparto teleriscaldamento 

 Nel settore Teleriscaldamento la Federazione Italiana Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili  condivide l’orientamento della SEN di sviluppare questa tecnologia  in abbinamento alle fonti rinnovabili considerando le specifiche condizioni climatiche e tecnico-economiche. “Tuttavia il margine di sviluppo del 30% del teleriscaldamento previsto nella SEN rispetto al tasso di penetrazione attuale risulta sottostimato come anche la disponibilità teorica di biomasse presenti sul territorio nazionale”, sottolinea Fiper.

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