Come noto, nel conto economico di un impianto sportivo la voce di spesa per gas naturale è spesso particolarmente gravosa, soprattutto quando l’impianto è coperto e il metano non ha la sola funzione di produrre acqua calda sanitaria, ma deve anche garantire il riscaldamento adeguato di volumi elevati, con notevoli ricambi d’aria per tutta la stagione invernale. In particolare le piscine coperte, i palazzetti dello sport, le palestre e i centri sportivi in generale si trovano col gas metano a dover fronteggiare un costo importante, negli anni è progressivamente aumentato a causa del forte incremento della materia prima.

Contenere tale incremento non è certo agevole: occorre prestare innanzitutto attenzione alle offerte che il mercato mette a disposizione. Tuttavia sovente mi accade in qualità di Energy Manager di trovare impianti sportivi (anche di dimensioni importanti) che – per motivi che a breve vedremo – hanno in bolletta un onere specifico gravoso e che (per giurisdizione ormai consolidata) non dovrebbe più essere presente: parlo della cosiddetta “accisa civile” sui consumi di gas metano.

Tale accisa civile, se presente, comporta un extra-costo sul gas pari ad oltre il 25% della spesa totale: si comprende bene che – laddove la struttura sportiva sostenga costi per riscaldamento e acqua sanitaria a volte anche dell’ordine di centinaia di migliaia di euro/anno – quest’onere gravi in misura ben poco sostenibile sul bilancio dell’impianto.

La seguente tabella sintetizza il livello delle accise vigenti sull’acquisto di gas: appare ben chiara la forte sproporzione di costo tra la cosiddetta “accisa civile” e l’accisa “industriale”: pur trascurando le accise regionali, di norma (area cerchiata in rosso) c’è una differenza di oltre 17 c€ per metro cubo. Vedremo a breve come agli impianti sportivi deve essere sempre applicata l’accisa industriale sugli acquisti di metano, e ciò nonostante – mi ripeto – troppo spesso trovo fatturazioni di gas a palestre, piscine, centri sportivi, SPA, ecc. nelle quali l’accisa civile è ancora ben presente, e soprattutto assai pesante.

Cosa prescrive la normativa accise gas, in materia impianti sportivi?

A far testo in materia di accise gas è uno specifico Testo Unico, il quale all’Articolo 26 Comma 3 si esprime sulla materia in modo tale da non dover lasciare dubbi:

Sono considerati compresi negli usi industriali gli impieghi del gas naturale, destinato alla combustione, in tutte le attività industriali produttive di beni e servizi e nelle attività artigianali ed agricole, nonché gli impieghi nel settore alberghiero, nel settore della distribuzione commerciale, negli esercizi di ristorazione, negli impianti sportivi adibiti esclusivamente ad attività dilettantistiche e gestiti senza fini di lucro… (omissis). 

Appare innanzitutto – come evidenziato in grassetto nella seconda parte del Comma – che gli impianti dilettantistici e senza fini di lucro sono chiaramente beneficiati, in quanto esplicitamente compresi negli “utilizzi industriali” di gas. Fin qui, sicuramente, i dubbi interpretativi non sussistono.

Il problema spesso invece e purtroppo emerge negli impianti sportivi cosiddetti a fini di lucro (di gran lunga la maggioranza), pur se è chiaro che anche per essi, sulla base della lettura primo capoverso del Comma – essendo attività industriali produttive di beni e servizi (nella fattispecie, servizi alla persona) – deve essere applicata l’accisa industriale più favorevole. 

Perché questa errata applicazione dell’accisa da parte dei fornitori?

Come dicevo pocanzi, negli impianti sportivi privati sovente e purtroppo l’accisa applicata sul gas risulta essere di tipo “civile”, con tutto i danni economici che tale errore comporta. Ma com’é possibile che il fornitore di gas commetta un errore di questo tipo, nei confronti del cliente “impianto sportivo”?

La spiegazione è di norma semplice: va infatti tenuto presente che l’applicazione del regime di accisa più favorevole da parte del fornitore non è mai automatica: essa viene riconosciuta solo a seguito di specifica istanza scritta del cliente. E’ chiaro che se il titolare dell’impianto non è consapevole di tale opportunità fiscale, l’istanza al fornitore è facile che non venga mai trasmessa. Le società di fornitura gas, peraltro, non sono esenti da qualche responsabilità: a volte esse interpretano in maniera restrittiva il succitato Comma, nel quale l’applicazione dell’accisa ridotta è esplicitata per i soli impianti sportivi senza scopo di lucro; nulla dicendo per gli altri impianti, per esclusione alcuni fornitori sono erroneamente indotti a non includere la tipologia degli impianti sportivi a scopo di lucro nell’ambito di tale importante beneficio.

Per concludere: è sempre opportuno un controllo della fattura metano, onde verificare il livello di accisa applicata all’impianto sportivo. E’ una verifica rapida e che non costa nulla, ma che può valere molto per le tasche ogni giorno più vessate dei titolari degli impianti.

Print Friendly, PDF & Email
Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.