Riscaldarsi a legna e pellet: tutta la verità, per ridurre le emissioni e risparmiare

Con il freddo, torna la questione emissioni da legna e pellet. La risposta di Aria pulita con Aiel in linea con le più recenti politiche regionali e con l’invito di Legambiente ad attuare soluzioni strutturali

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“Riscaldarsi a legna e pellet fa male o bene all’ambiente? Quali sono i consigli e le buone pratiche per ridurre emissioni e costi? Come usare al meglio la mia stufa?”.
Rispondere a questi quesiti, con chiarezza e suggerimenti pratici per una corretta combustione. Fornire agli italiani stufe, caldaie e inserti camino a basse emissioni, con una certificazione che aiuti a riconoscerli facilmente. Queste le azioni con cui la certificazione ‘Aria Pulita’, a poco più di un anno di vita, intende contribuire alla qualità dell’aria in questa stagione termica.

Funziona così lo schema certificazione Aria Pulita, promosso da AIEL, Associazione italiana energie agroforestali: classifica i generatori assegnando fino a 4 stelle. Più sono le stelle, maggiore è il rendimento e minori sono le emissioni. Oltre a una certificazione Aria Pulita è un progetto, impegnato a diffonde la cultura di una combustione intelligente e consapevole, e a chiarire i dubbi più ricorrenti tra gli italiani (un esempio, il video ‘È vero che riscaldare a legna o pellet fa male all’ambiente?’).

Un supporto alla qualità dell’aria arriva da ‘Aria Pulita’: la certificazione di stufe, inserti camino e caldaie che risponde ai dubbi dei consumatori e li aiuta a riscaldarsi a basse emissioni. Anche nell’ambito delle più recenti politiche regionali. Risposta della filiera legno-energia all’invito di Legambiente ad attuare soluzioni strutturali.

Aria pulita, insomma, arriva (anche) da un calore pulito. E un calore pulito è possible. I primi di ottobre hanno registrato un allarme smog in quasi tutte le città del Nord Italia, anche prima dell’accensione del riscaldamento. “È quindi evidente – spiega Andrea Poggio, vicedirettore generale di Legambiente e responsabile della direzione nazionale di Milano – che la responsabilità principale sono il traffico e i veicoli a motore diesel. Poi però, appena si sono accesi i termosifoni, l’inquinamento è subito peggiorato. Scatta il divieto, insieme ai diesel, della combustione di biomasse. Ecco perché, per chi può, usare mezzi meno inquinanti e dotarsi esclusivamente di caldaie e stufe di qualità è la strada da intraprendere. Dalle ordinanze d’urgenza dei sindaci, motivate da fondate ragioni sanitarie, sono escluse le auto più pulite, come le stufe a legna e a pellet a partire dalla classe ‘tre stelle’. Ora sappiamo cosa fare per non rimanere a piedi e al freddo. E respirare un’aria migliore!”.

I prodotti ‘stellati’ a disposizione dei consumatori in italia sono oltre 2.000. Numero costantemente in crescita grazie al lavoro del Comitato di Certificazione, a garanzia di un controllo severo e imparziale, composto da enti autorevoli coinvolti negli ambiti di tutela ambientale, qualità dell’aria e difesa del consumatore: Etifor, Enea, Enama, Adiconsum e Legambiente.

Proprio Legambiente sottolinea la necessità di soluzioni strutturali e continuative per salvaguardare la qualità dell’aria: azioni meramente emergenziali, spesso impopolari e radicali nei confronti dei cittadini, sono insufficienti, soprattutto sul lungo termine.
È duplice la risposta di Aria Pulita a questo appello. Guida il consumatore nelle scelte di acquisto e nelle buone pratiche per un calore pulito. Usare – correttamente – una stufa, caldaia o inserto camino certificato con le stelle significa essere certi di riscaldarsi rispettando l’ambiente. E coinvolge in prima linea le Aziende produttrici di apparecchi di riscaldamento a biomasse, le cui tecnologie avanzate – conformi alla certificazione – sono in grado di riscaldare garantendo la riduzione delle emissioni fino al 70%.

Infine, Aria Pulita si propone anche come strumento utile al cittadino allo scattare dei divieti regionali previsti in caso di ripetuti sforamenti dei limiti di PM10 nell’aria. Tali misure emergenziali si rifanno infatti alla classificazione ambientale introdotta dal decreto attuativo dell’articolo 290 del dlgs 152/2006 che suddivide gli apparecchi in classi di merito definite da un numero crescente di stelle da 1 a 5, ricalcando perfettamente lo schema promosso di Aria Pulita.

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