L’ex Unione Sovietica si proietta verso la “green economy” e parla italiano

La settimana vista dalle aziende

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Nella ex Unione Sovietica arriva la green economy e parla italiano. L’esperienza dell’Expo ad Astana, la partecipazione di imprese come la Salini in appalti di rilievo statale e, infine, la presenza delle nostre istituzioni all’interno di progetti legati all’economia “verde” e la proiezione in tutta la Russia da nord a sud di Enel, rappresentano un chiaro segnale di cambiamento, vediamo come.

Le scelte energetiche del futuro kazake

La prima pietra è stata posata ad Astana, la nuova capitale del Kazakistan, durante il Future energy forum dal 29 giugno al 5 settembre 2017, all’interno dell’Expo di quell’anno. In quell’occasione si erano sottolineate le priorità per uno sfruttamento delle energie rinnovabili per saziare le esigenze di paesi con una sostenuta crescita economica, sorretta da un consumo rilevante di combustibili fossili. L’evento ha sottolineato le scelte improrogabili: utilizzo di energia rinnovabile, riduzione delle sostanze inquinanti immesse nell’ambiente e dei consumi. Gli esperti, provenienti da tutto il pianeta, hanno concordato un progetto per lo sviluppo futuro basato su ingenti investimenti per un futuro energicamente sostenibile.

Idroelettrico in Tajikistan

Alla fine di novembre dello scorso anno è stata inaugurata la prima turbina del complesso di sei, posizionate sul fiume Vahsh, dove l’italiana Salini sta costruendo per il governo di Dushanbe “Rogun”, una diga alta 335 metri destinata a produrre, una volta entrate in funzione le sei turbine, fino a 3,6 GW di elettricità. Il completamento dell’infrastruttura richiederà circa 10 anni. L’energia prodotta, a partire dal 2019, sarà utilizzata, oltre che all’interno del paese, per essere venduta a stati confinanti (Afghanistan, il Pakistan e l’Uzbekistan). L’unica perplessità è rappresentata dalla sismicità della zona dove insiste la diga: l’imponente opera potrebbe essere messa in crisi da un evento sismico di una certa intensità.

Green Economy in Bielorussia

A seguito dell’approvazione, nel 2016, del Piano nazionale per lo sviluppo dell’economia verde, Minsk ha iniziato un percorso di revisione profonda nella diversificazione energetica: agevolazioni per le rinnovabili, nuovi sistemi di gestione integrata dei rifiuti, costruzione di impianti di pirolisi, incentivi per l’edilizia sostenibile, promozione dell’efficientamento energetico, dell’agroindustria e delle smart city. Quest’anno, dal 8 al 11 ottobre, l’ambasciata italiana in Bielorussia e l’Ice parteciperanno la Camera di commercio e industria e Confindustria locali per organizzare il terzo forum sulla green economy all’interno della ”Energy expo”, principale evento nazionale per energia ed ecologia.

La Russia sviluppa l’eolico per l’energia del futuro

Nel 2020 inizierà la propria attività il parco eolico sito ad Azov, nella parte meridionale della federazione, in prossimità dell’omonimo lago. L’infrastruttura sarà realizzata da Enel green power (Egp), in seguito all’aggiudicazione nella gara di appalto da parte di Enel Russia, la consociata della multinazionale italiana che già gestisce impianti termoelettrici nella confederazione. Avrà una capacità di 90 MW e un costo di circa 132 milioni di € L’anno dopo inizierà a operare il parco di Murmansk, situato nei pressi del mare di Barents, estremo nord russo, con una capacità di 201 MW e un costo finale di 273 milioni di € Nella regione di Stavropol, entro il 2024, sarà completata la centrale di Rodnikovsky, nella Russia europea. L’infrastruttura avrà un costo di 90 milioni di € generando circa 220 GWh l’anno.

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