Secondo un recente studio di Greenpeace Francia siamo arrivati a un livello di saturazione per quanto riguarda la gestione dei rifiuti nucleari. Ammonta, infatti, a circa 250.000 tonnellate la quantità di combustibile esaurito altamente radioattivo distribuito tra 15 diversi Paesi del mondo, tra cui Francia, USA,Belgio, Giappone, Svezia, Finlandia e Gran Bretagna. 

Lo stoccaggio geologico

Tra le tante soluzioni che si valutano per la gestione di questi rifiuti c’è lo stoccaggio geologico del combustibile esaurito. Tuttavia secondo il rapporto questa soluzione sarebbe un’opzione da evitare perché irreversibile nel corso del tempo e altamente costosa.

Lo stabilimento di La Hague in Francia

Tra le strutture a maggior rischio saturazione, come aveva già sottolineato l’Istituto per la radioprotezione e la sicurezza nucleare di Parigi, c’è lo stabilimento di Orano de La Hague in Francia, dove si effettua il raffreddamento dei combustibili usati nei reattori. Tuttavia un portavoce della struttura ha puntualizzato che la data da fissare in termini di rischio di saturazione sia il 2030.

Plasma più stabile

Lasciando da parte i dati sull’inquinamento causato dalle scorie degli impianti, tanti sono i filoni di ricerca in tema di nucleare portati avanti a livello globale. Una delle questioni più dibattute è sicuramente quella della stabilità del plasma per sfruttare il processo di fusione. Un passo avanti da questo punto di vista sarebbe stato realizzato recentemente da un team di scienziati di San Diego che ha pensato di capovolgere l’orientamento della camera al plasma di un vecchio tokamak reattore chiamato DIII-D, in funzione dagli anni ’80. In questo modo si è riusciti a fare aumentare la pressione in modo tale da creare le condizioni per una  reazione di fusione. Il tutto mantenendo la stabilità del plasma. Tuttavia, hanno spiegato gli scienziati, per avere risultati concreti, sarà opportuno replicare l’esperimento con un impianto di maggiori dimensioni.

In Cina centrali nucleari galleggianti

In Cina, invece, dovrebbe partire entro la fine dell’anno un progetto per la costruzione di una serie di centrali nucleari galleggianti che potrebbero essere sfruttate per far arrivare energia su alcune isole artificiali del Mar Cinese Meridionale. Secondo l’Asia Times la China National Nuclear Corp starebbe infatti valutando questa soluzione per evitare i collegamenti alla terraferma. Un reattore prototipo sarebbe già stato testato vicino alla costa dello Shandong. Entro il 2021 questi innovativi impianti dovrebbero diventare operativi.

Una nave a rompighiaccio a propulsione nucleare

Gli impianti galleggianti non sono l’unico progetto innovativo che la Cina sta portando avanti in ambito nucleare. Pechino sta inoltre lavorando alla realizzazione di una nave rompighiaccio a propulsione nucleare da 33.069 tonnellate, più grande delle imbarcazioni dello stesso tipo realizzate in Russia. La nave dovrebbe raggiungere una velocità massima di poco più di 13 miglia all’ora.

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