Morrison & Foerster mostra che l’Asia è indietro rispetto ad altre regioni nel suo percorso ESG

I soci dei fondi generalisti (GP) asiatici rischiano l’accusa di greenwashing. Queste le conclusioni di un rapporto dello studio legale Morrison & Foerster (M&F) in collaborazione con il fornitore di intelligence di private equity AVCJ.

EsgLo studio

Il sondaggio ha raccolto le opinioni di 100 GP di fondi con sede in Asia con oltre 1 miliardo di dollari di investimenti in gestione.

Dal risultato risulta che il 95% dei gestori di fondi ha affermato che la questione del greenwashing non era mai stata sollevata sulla propria azienda o fondi.

Il 60% degli intervistati, invece, ha analizzato alcune attività di investimento come sostenibili.

M&F ha notato che i regolatori in Asia erano indietro rispetto a quelli negli Stati Uniti e in Europa nel valutare come affrontare il greenwashing. Questo ritardo li metteva a forte rischio di accuse di greenwashing.

Susan Mac Cormac, global chair di Morrison Foerster’s ESG Group, spiega: “I nostri risultati rivelano che molti gestori di fondi sono ancora in una fase iniziale di conoscenza dei criteri ESG. Questo permette ai gestori di fondi asiatici di proporli fin dall’inizio”.

Il ritardo verte anche sulla forma delle proposte di investimento

Inoltre, lo studio legale ha rilevato che è sempre più comune negli Stati Uniti per i gestori di fondi includere disposizioni ESG nella documentazione di investimento.

Al contrario, ciò non è ancora diffuso in Asia, dove meno di un terzo degli intervistati richiede sempre l’inclusione di tali clausole.

L’indagine ha osservato che in altre regioni i gestori di fondi considerano la due diligence necessaria per la mitigazione del rischio.

Invece in Asia solo il 46% degli intervistati conduce la due diligence su ogni operazione. Un ulteriore 46% lo fa sulla maggior parte delle operazioni.

Gli attori sono consapevoli dell’utilità dei criteri ESG

Comunque, tutti gli intervistati hanno confermato di aver preso in considerazione i criteri ESG nelle loro decisioni sui potenziali investimenti.

Il 69% invece, ha affermato che i criteri possono essere un fattore decisivo quando si prendono decisioni di investimento.

Infine, l‘82% degli intervistati conclude di aver investito in società con credenziali ESG negative o neutre con l’obiettivo di aumentarle per migliorare la valutazione dell’azienda stessa.

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