Il 16 luglio il Parlamento europeo, con un voto a scrutinio segreto, ha eletto Ursula von der Leyen nuovo Presidente della Commissione UE con 383 voti a favore, 327 contrari e 22 astenuti.

“A European Green Deal”

Tra le priorità politiche indicate dalla neo-presidente per i prossimi 5 anni, nel discorso davanti all’aula di Strasburgo, un ruolo chiave è rivestito dalle questioni ambientali, parte di un “European green deal”. “Voglio che l’Europa cerchi di ottenere di più diventando il primo continente neutrale dal punto di vista climatico al mondo ”, ha spiegato von der Leyen durante il suo discorso nell’aula dell’Europarlamento a Strasburgo. “Diventare il primo continente neutrale da un punto di vista climatico al mondo è la più grande sfida e opportunità dei nostri tempi. Una sfida che implica la messa in atto di azioni decisive adesso. Avremo bisogno infatti di investire in innovazione e ricerca, ma anche di ridisegnare la nostra economia e implementare policy a livello industriale. Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi, io proporrò un “European Green Deal” nei primi 100 giorni del mio mandato che includerà la prima legge europea sul clima per sancire l’obiettivo della climate neutrality al 2050 in una legge”.

Per questa proposta “sono stata ispirata dalla passione, dalla convinzione e dall’energia di milioni di giovani che fanno sentire la loro voce nelle nostre strade e nei nostri cuori. E’ questo il nostro dovere nei confronti di questa generazione” .

 

Target per le emissioni al 2030 più ambiziosi

La presidente von der Leyen ha inoltre menzionato, tra i tanti temi toccati, anche la necessità di introdurre target ”più ambiziosi” al 2030 sulle emissioni. “Voglio ridurre le emissioni di almeno il 50% entro il 2030. Tuttavia, per ottenere un impatto reale il mondo deve muoversi insieme. L’UE guiderà i negoziati internazionali per aumentare il livello di ambizione dei principali responsabili delle emissioni inquinanti entro il 2021. Entro questa data, mi impegno a presentare un piano globale per aumentare in modo responsabile l’obiettivo dell’Unione europea per il 2030 al 55%. Questo piano si baserà su valutazioni di impatto sociale, economico e ambientale che garantiscano parità di condizioni e stimolino l’innovazione, la competitività e l’occupazione”.

Un nuovo piano per la Circular Economy

Tra I temi affrontati anche quello della circular economy. “Un’Europa sostenibile – ha sottolineato la presidente della Commissione Europea –  apre opportunità, innova, crea lavoro e offre un vantaggio competitivo alle sue industrie. L’economia circolare è fondamentale per lo sviluppo del futuro modello economico dell’Europa. Proporrò un nuovo piano d’azione per l’economia circolare incentrato sull’utilizzo sostenibile delle risorse, in particolare nei settori ad alto impatto come il tessile e l’edilizia. Voglio che l’Europa assuma un ruolo di guida sulla questione delle materie plastiche monouso. Entro il 2050, ci sarà più plastica nell’oceano che pesce. Dobbiamo prendere sul serio la messa in atto di misure volte a invertire questa tendenza. La legislazione europea si applica già ai dieci articoli di plastica più trovati sulle spiagge europee. Voglio aprire un nuovo fronte nella nostra lotta contro i rifiuti di plastica affrontando le microplastiche”.

Investimenti green

Un’altra questione chiave è poi quella degli investimenti green. Dobbiamo attingere agli investimenti privati ponendo i finanziamenti green e sostenibili nel cuore della nostra catena di investimento e dell’intero sistema finanziario. Per raggiungere questo obiettivo, ho intenzione di presentare una strategia per i finanziamenti green e un Piano di investimenti europei sostenibili. Nell’ambito di questa iniziativa, proporrò anche di trasformare parti della Banca europea per gli investimenti nella banca climatica europea. Questa banca è già il più grande fornitore di finanziamenti per il clima in tutto il mondo, con il 25% del suo finanziamento totale dedicato a investimenti sul clima. Voglio almeno raddoppiare questa percentuale entro il 2025. Il piano di investimenti per l’Europa sostenibile sosterrà 1 trilione di euro di investimenti nell’arco del prossimo decennio in ogni angolo dell’UE”.

ETS per settore marittimo 

La neo presidente ha inoltre detto di voler proporre l’estensione del sistema di scambio di quote di emissione al settore marittimo e la riduzione graduale delle quote gratuite assegnate alle compagnie aeree. “Proporrò inoltre l’ulteriore estensione della misura, perché anche il traffico e l’edilizia siano inclusi. Se vogliamo raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, i diversi sistemi dovranno convergere al più tardi nel 2030. A integrazione di questi lavori e al fine di garantire che le nostre imprese possano competere in condizioni di parità, introdurrò un’imposta sul carbonio alle frontiere per evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, nel pieno rispetto delle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio. Cominceremo da un certo numero di settori selezionati per poi estendere gradualmente il sistema. Condurrò inoltre un riesame della direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici.”

 

Slow Food: “Bene priorità su crisi climatica, ora servono impegni più forti su riforma PAC e su politica alimentare comune”

Secondo Slow Food, nonostante la neopresidente della Commissione Europea abbia illustrato nel suo discorso una visione di Europa più verde rispetto a chi ha ricoperto la stessa carica in passato, le priorità indicate  non paiono sufficientemente rigorose ed esplicite per fronteggiare la crisi climatica che stiamo vivendo”. Ursula von der Leyen, spiega l’associazione in una nota, “non ha suggerito infatti alcun cambiamento nella Politica agricola comune, nonostante il settore agricolo e alimentare sia tra i fattori che più incidono su cambiamento climatico e perdita di biodiversità”.  La nuova Presidente ha parlato di impegni sul fronte climatico, promettendo di lavorare sulla prima legge europea sul clima e mettendo sul tavolo obiettivi molto ambiziosi, come raggiungere la cosiddetta neutralità climatica entro il 2050 o la riduzione delle emissioni del 50% entro il 2030. Risultati che per essere conseguiti hanno però bisogno di contenuti e politiche dettagliate: non ci si può occupare di crisi climatica senza rivedere la Politica agricola comune che, così come si presenta oggi, sostiene modelli che hanno effetti disastrosi sull’agricoltura europea, il clima e la biodiversità”, commenta nella nota Rachele Lodi, consigliere internazionale di Slow Food.

Favorire un modello agricolo sostenibile 

Allo stato attuale, secondo l’associazione, la riforma della Pac favorisce un modello di agricoltura intensiva responsabile di un terzo delle emissioni di gas serra su scala globale, con danni consistenti in termini di perdita di biodiversità. “Non si può rafforzare la biodiversità senza includere un modello agricolo ecologico come elemento fondamentale per ripristinare un ambiente sano e la capacità di produrre cibo buono, pulito e giusto”,  aggiunge Lodi.

 Integrare tutte le diverse necessità della filiera

Slowfood evidenzia inoltre come per rendere più sostenibile la filiera agroalimentare sia “fondamentale dar vita a una Politica alimentare comune, che non si limiti alla sovvenzione della produzione ma integri tutti gli aspetti che intercorrono lungo la filiera”. Per questo motivo l’associazione ha chiesto la nomina di un vice presidente della Commissione che assicuri la transizione verso un sistema alimentare davvero sostenibile.

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