Sequestro exProInfantia, Legambiente Terracina sarà ascoltata in commissione Urbanistica della regione Lazio

L’associazione ambientalista Legambiente Terracina chiede chiarimenti sulla vendita dell’area da parte della fondazione Pro Infantia a una società romana: su cui pesa il sospetto di una speculazione immobiliare.

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Foto di Jean Lambert Salvatori da Pixabay

Dopo il sequestro del complesso immobiliare ex Proinfantia e della villa Adrover di Terracina da parte della procura di Latina il 31 dicembre scorso, poi convalidato l’8 gennaio, Legambiente Terracina fa sapere che si costituirà parte civile in un eventuale procedimento giudiziario, che dovrà accertare un presunto caso di speculazione immobiliare.

L’area della ex Pro Infantia oggetto di una compravendita tra privati grazie al sì del comune di Terracina

Nel 2018 la fondazione ex Pro Infantia ha chiesto al comune di Terracina un permesso di costruire e un cambio di destinazione d’uso, perché intenzionata a demolire e ricostruire l’immobile, voluto nel dopoguerra dal primario dell’ospedale romano Santo Spirito. Poi donato alla fondazione Onlus, l’allora Istituzione pubblica di assistenza beneficienza (Ipab) per i minori più fragili.

L’immobile, venduto alla società romana Residenza Circe Srl, amministrata da un imprenditore di Marino, Andrea Ruggeri, è stato ceduto per cinque milioni di euro. La società avrebbe poi costruito due palazzine di cinque piani vista mare, ricavando 44 appartamenti. Il valore dell’immobile sarebbe arrivato a 40 milioni di euro.

Quale ruolo della regione Lazio nell’autorizzazione di appartamenti rispetto aree verdi per i cittadini

Nell’ottobre scorso la fondazione romana ha concluso la compravendita con la società dell’imprenditore Ruggeri.

Ora Legambiente Terracina, attenta da diverso tempo a denunciare e limitare eventuali abusi edilizi nel territorio,  assieme al centro di azione giuridica Legambiente Lazio, vuole capire quale sia stato il ruolo della Regione, quando il comune di Terracina ha deciso di concedere alla fondazione romana i permessi rinunciando così all’area in cambio di 148 mila euro.

Una volta acquisita dalla città sull’area sarebbero dovuti sorgere aree verdi e parcheggi.

Dopo avere presentato istanza di accesso alle informazioni ambientali, l’associazione ambientalista ha ottenuto un’audizione urgente in commissione Urbanistica della regione Lazio.

Il dubbio sta nella scelta del comune di Terracina di applicare la legge regionale n.7 del 2017 in materia di rigenerazione urbana, e in particolare gli articoli 4 e 5 sui permessi di costruire e le destinazioni d’uso degli edifici, lasciando tutto nelle mani dei privati. Che ne avrebbero ricavato un ingente profitto economico.

Il comportamento del comune di Terracina inoltre risulterebbe opaco, secondo la nota stampa della associazione ambientalista. L’ente locale non ha pensato di sottoporre l’area della ex Pro Infantia, di elevato pregio, né a una valutazione ambientale strategica (Vas) né di convocare una conferenza dei servizi per stabilirne la riqualificazione e il riutilizzo pubblico. Considerazioni che sono in corso anche alla Procura considerato che dei quattro indagati con l’accusa di lottizzazione abusiva due sono dipendenti comunali: il dirigente del dipartimento di Urbanistica e il responsabile del procedimento. Gli altri due sono legati all’azienda: si tratta del progettista e del direttore dei lavori.

Le azioni, mancate, della regione Lazio

Nel 2018 il comune con due distinte delibere aveva chiesto alla regione Lazio l’applicazione degli articoli 4 e 5 della legge sulla rigenerazione urbana. Ma la risposta è arrivata solo l’anno successivo nel 2019, oltre il termine di 30 giorni previsto per legge. Così il comune di Terracina ha deciso di concedere i permessi.

Foto Anna Giannetti Legambiente Terracina

L’area della ex Pro Infantia, ma la denuncia di Legambiente coinvolge anche altri cantieri come quelli della ex villa Adrover, si estende per 13 mila metri cubi. La zona edificabile è di 4 mila metri quadrati oltre il limite fissato dalla legge regionale di mille metri quadrati, entro cui è possibile monetizzare l’area.

Anna Giannetti, consigliere nazionale di Legambiente chiede alla regione Lazio di farsi “portatore di una richiesta di chiarimento in merito a quanto successo a Terracina, anche per evitare che l’applicazione locale della legge diventi una occasione per future speculazioni edilizie su lotti pregiati di suolo cittadino, come le Ex Pro Infantia e la Ex Villa Adrover”.

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