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Sviluppo sostenibile, l’Italia ritarda all’appuntamento 2030

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Sviluppo sostenibile, l’Italia ritarda all’appuntamento 2030

Agenda 2030

Il 25 settembre del 2015 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, definendo 17 obiettivi specifici chiamati “Sustainable development goals” (SDGs), oltre a 169 sotto-obiettivi, sottoscritti anche dall’Italia.

A un anno di distanza alcuni indicatori ci dicono che il nostro Paese è “ancora molto lontano dal percorso delineato dall’Agenda 2030 e dagli impegni previsti”, spiega Enrico Giovannini, Portavoce dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), che ha presentando oggi alla Camera dei Deputati il Rapporto “L’Italia e gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile”.

Tra gli altri, a preoccupare sono anche “un’alta mortalità a causa dell’inquinamento atmosferico nei centri urbani” e “una transizione troppo lenta alle fonti rinnovabili rispetto agli accordi di Parigi” della COP21.

Quali proposte all’agenda 2030

La presentazione è stata l’occasione per ASviS di descrivere ai rappresentanti istituzionali alcune proposte da attuare nell’immediato per fronteggiare i problemi, come nel caso della definizione di una Strategia nazionale di sviluppo sostenibile (prevista dall’Agenda 2030) e l’adozione di “immediati” provvedimenti da inserire nella prossima Legge di Bilancio.

Nel primo caso il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sandro Gozi, ha rassicurato che il Ministero dell’Ambiente è a lavoro sulla strategia: “è prevista una consultazione pubblica on-line nell’ottica di essere pronti entro la fine dell’anno”.

Data la dimensione delle questioni affrontate dall’Agenda 2030, l’ASviS suggerisce anche di intervenire sugli istituti e gli strumenti a sostegno dell’azione governativa, ad esempio trasformando il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile, con un allargamento del perimetro istituzionale di partecipazione.

Un’idea condivisa, tra gli altri, dal Presidente della Conferenza delle Regioni e dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che però chiede di “non rischiare troppo un effetto frammentazione dell’organismo”.

In tema di cambiamento climatico ed energia, infine, il rapporto sottolinea che “la priorità assoluta per l’Italia è quella di ratificare l’Accordo di Parigi”, spingendo anche “l’intera Unione Europea. La legge di ratifica non dovrà, però, consistere in un puro atto formale, ma contenere indicazioni strategiche e un quadro finanziario pluriennale. Va poi definita quanto prima la Strategia energetica nazionale in linea con gli impegni dell’Accordo di Parigi per la decarbonizzazione del nostro Paese”.

Inoltre, per quanto riguarda l’economia circolare, “va definito un piano di incentivazione fiscale che incoraggi il pieno uso delle materie prime, la realizzazione di piattaforme di differenziazione, di riciclo e di valorizzazione dei rifiuti generati dalla produzione, confezionamento, distribuzione e vendita dei prodotti. Poiché l’innovazione e la ricerca sono vitali per la transizione allo sviluppo sostenibile, l’Italia deve colmare al più presto il ritardo esistente in questo campo rispetto ad altri Paesi”.

Il ruolo dell’economia circolare 

Nel corso dell’evento di oggi a Montecitorio l’economia circolare è stata un elemento ricorrente e trasversale di idee e riflessioni, una sorta di minimo comune denominatore sottostante molti dei 17 SDGs dell’Agenda 2030. “Un settore fondamentale”, secondo Marco Frey, Presidente della Fondazione Global Compact Network Italia, che sottolinea come si tratti di un comparto che può rientrare anche “nella strategia Industria 4.0” su cui recentemente il Ministero dello Sviluppo economico ha presentato un piano di lavoro.

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