Spalma incentivi? Attenzione alla “speculazione di ritorno”

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Si Uomo%20nero%20fotovoltaicoparagonano gli imprenditori delle energie rinnovabili a dei grandi speculatori, ma non è così, questi personaggi negativi erano presenti con il primo o il secondo Conto energia. Ora, con l’approvazione dello ‘spalma incentivi’, al massimo arriveremo alla speculazione di ritorno, fatta da chi acquisterà gli impianti a prezzo di saldo a causa della difficoltà delle aziende”.

L’allarme è lanciato da Ciro Mongillo, Ceo di Efesto Energy, ovvero il comparto del fondo d’investimento lussemburghese Fysis SICAV SIF che attiene alle energie rinnovabili.

In che modo può verificarsi questa nuova speculazione?
Nello specifico, tutta una serie di imprese che avevano creato impianti contando su una data situazione di partenza, hanno visto i propri ricavi previsti messi progressivamente in crisi nel giro di un anno, così da arrivare a superare i costi e trovarsi in mano impianti che non si ripagano più. In questo modo, sul mercato secondario, avremo un certo numero di realtà che non sapranno cosa fare e potrebbero liberarsi dell’impianto essendo anche disposti a rimetterci sul prezzo di vendita, alimentando così una speculazione potenziale di chi ha capitali per acquisire e che potrà dettare le regole.

Non è solo questo l’effetto di questo provvedimento.
Non si può pensare di gestire un argomento che tocca una fascia così ampia del Paese creando contemporaneamente una serie di grandi criticità. Ad esempio, si interviene con una norma retroattiva, discriminatoria e contraria a Costituzione e obblighi internazionale. In secondo luogo, questo è il modo per allontanare gli investitori nazionali e internazionali creando un forte danno di reputazione all’Italia. Non è inoltre ancora chiaro come le banche sosterranno il taglio.
Occorre comprendere che le imprese fotovoltaiche saranno ancor più insolventi al culmine di un periodo che ha visto il susseguirsi di azioni continue: Robin Hood Tax, modifica alla percentuale di ammortamento, introduzione dell’aliquota Imu, soppressione del prezzo minimo garantito, eliminazione dell’indicizzazione sul primo Conto energia, introduzione degli oneri di gestione e, alla fine, lo spalma incentivi che, all’improvviso, incide sui termini dell’investimento iniziale.
La conclusione è che questo è un provvedimento come tutti i precedenti del settore: scritto in maniera superficiale e affrettata. A questo punto mi pongo solo una domanda: perché?

Domanda che le faccio a mia volta: perché superficialità e fretta?
La questione lascia perplessi. Stiamo parlando di un comparto che ha portato benefici economici e ambientali nonostante il settennato di crisi. Ora il Pese è più indipendente energeticamente con minor dipendenza dai Paesi esportatori di fossili e la situazione Ucraina ne è un esempio. Nell’ultimo anno il solo FV ci ha fatto risparmiare due miliardi di euro in importazione di gas.
C’è inoltre da considerare che, dopo tanto tempo, per la prima volta stavamo assistendo a una visione ottimistica degli investitori internazionali sull’Italia. Un’azione del genere mette in discussione tutto. Come minimo ci sarà un blocco nel tentativo di capire cosa stia accadendo.
Non le nascondo che gli investitori che sanno della nostra presenza in Italia ci inviano messaggi di allerta. Il nostro è un Fondo straniero che era ben disposto verso questo Paese e probabilmente dovrà rivedere i suoi piani; l’esempio concreto di quanto detto.

Non è solo questione di fotovoltaico?
Se guardiamo il decreto fine a se stesso, determinate categorie come il minieolico, ad esempio, non si sentono toccate, ma non è così perché l’impatto negativo della norma danneggerà tutto il mondo del green. Gli investitori potranno aspettarsi in futuro provvedimenti simili in qualunque altro comparto della green economy. Questo delle rinnovabili in Italia poteva essere un elemento che ci distingueva positivamente e invece stiamo facendo di tutto per fare il contrario.

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Nato ad Avellino, giornalista professionista, laurea in comunicazione di massa e master in giornalismo conseguito all’Università di Torino. È direttore della rivista CH4 edita da Gruppo Italia Energia. In precedenza ha lavorato nel settore delle relazioni istituzionali e ufficio stampa, oltre ad aver collaborato con diversi media nazionali e locali sia nel campo dell’energia sia della politica. È vincitore di numerosi premi giornalistici nazionali e internazionali.