La sostenibilità è donna

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Più informate sui temi riguardanti l’ambiente e la sostenibilità e sempre più presenti tra le fila dell’imprenditoria agricola.

Donne più informate sulla sostenibilità

Sono le donne italiane, soprattutto quelle tra i 30 e 35 anni dotate di reddito e cultura medio-alti, che sono più attente all’ambiente della controparte maschile. Secondo dati ISTAT, si informano prevalentemente sulla provenienza dei prodotti alimentari e sulle tematiche legate al consumo, alla tutela e allo spreco dell’acqua – in quest’ultimo caso la percentuale femminile tocca il 71,4%. Tra le mura domestiche sono le donne a decidere di acquistare prodotti attenti all’ambiente e realizzati secondo un principio di sostenibilità e un minor uso di risorse. Oltre a leggere e documentarsi maggiormente, fanno della sostenibilità uno stile di vita: promuovono e organizzano conferenze, finanziano iniziative ambientaliste, aprono piccoli laboratori per far conoscere le proprie creazioni (che di yogurt o marmellate si tratti) e arricchiscono le fila dell’imprenditoria agricola.

Cresce l’imprenditoria agricola al femminile

L’aumento delle imprese agricole condotte da donne è ormai un fatto consolidato – dichiara in nota stampa Giuseppe Santoianni, Presidente dell’Associazione italiana coltivatori a commento dell’indagine condotta dall’AIC – Campania e Sicilia in particolare sono le due regioni che presentano un numero considerevole di aziende agricole gestite da donne”. Difatti, se al Nord quella dell’auto-imprenditorialità è una risposta alla mancanza di occupazione e alla volontà di conciliare famiglia e lavoro – nell’area metropolitana milanese le quote rosa del settore sono il 17,5% del totale ovvero 51.404 –, al Sud le donne portano avanti una tradizione familiare: “Mentre in Italia la media è del 34/35% in Campania e Sicilia oltrepassiamo il 40%”, ha precisato Santoianni.

Le giovani imprenditrici sono sempre più formate, laureate o diplomate nel settore agrario, e in Lombardia guidano 718 imprese agricole, in genere di piccole dimensioni (il 94,6% ha meno di 9 addetti), danno lavoro a 133.000 addetti e sono attive soprattutto nell’offerta di servizi, per il 58,7% in attività immobiliari, hospitality e servizi professionali. Invece, “sarebbe poi certamente interessante verificare se il potere decisionale nelle aziende gestite dalle donne nel Sud Italia sia effettivamente nelle mani delle donne”, ha commentato Santoianni.

Se nell’imprenditoria agricola prevalgono soprattutto la ditta individuale (52%), le forme societarie (45,2%) e le società di capitale, alcuni settori restano a prevalenza maschile, come le aziende zootecniche a indirizzo lattiero caseario.

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