La smart city passa per il Patto dei sindaci

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GreencitysmartI Seap – piani d’azione del Patto dei sindaci – possono considerarsi business plan delle città e strumenti di base per la pianificazione strategica delle smart city”. A spiegarlo è Marcello Capra del ministero dello Sviluppo economico, in occasione del convegno dedicato al “Covenant of Mayors” (tenuto ieri a Roma nella sede di Enea).

Il governo (che, come sottolinea Capra, “ha dato attenzione al tema anche per mezzo della delega alle smart city affidata al sottosegretario Vicari”) considera quello del Patto un elemento molto legato alle città intelligenti, ad esempio nella prospettiva dell’energia e dell’efficienza in particolare: “Il raggiungimento degli obiettivi di efficienza ha come presupposto la collaborazione tra Stato e autonomie locali. È opportuno che l’azione coordinata si rafforzi nell’implementazione del decreto 102/2014 di recepimento della Direttiva europea”. Occorre così “delineare un contesto nel quale lo Stato mette a disposizione gli strumenti di incentivo e gli enti locali ne facilitano l’accesso”, poiché “sono notevoli i potenziali di risparmio che solo l’azione e la pianificazione delle autonomie locali può far emergere, come nei settori trasporto, illuminazione, edilizia, teleriscaldamento e smart grid”; dunque, “determinante è il contributo dei Seap”.

Lo scenario italiano è ben fotografato dai dati proposti da Enea, coordinatore nazionale del Patto dei sindaci: 2.479 comuni firmatari nel nostro Paese su 5.300 in Europa; 34 milioni le persone che risiedono in un comune firmatario; 1.980 i Piani d’Azione redatti e consegnati. L’Italia è dunque la prima nazione in Europa per adesioni, seguita dalla Spagna, e in molti casi associa esperienze di città intelligenti e comuni firmatari del Patto (Roma, Torino, Firenze, Genova, Bologna, Napoli, sono solo alcuni esempi). Così, i dati indicati mostrano come, alla luce di questa correlazione Patto-smart city, in Italia le città intelligenti potenziali siano almeno 2.479.

Quali i passi successivi e le maggiori difficoltà da affrontare? Nel corso della discussione tra gli esperti riuniti da Enea sono emerse chiaramente due difficoltà maggiori: la necessità di reperire fondi adeguati e quella di trovare le giuste competenze all’interno delle amministrazioni locali.
Nel primo caso sono tre i maggiori canali indicati: Fondi di coesione della nuova programmazione 2014 – 2020, Horizon 2020, fondi della Bei; e, come sottolineato da Riccardo Basosi, rappresentante italiano per l’Energia Horizon 2020, “per la prima volta opportunità come Horizon e i fondi di coesione saranno in sinergia, si potranno combinare”.

Per quanto riguarda le competenze territoriali, invece, molto conterà la formazione e la capacità dei piccoli comuni di fare sistema, coordinare i piani e le progettualità attraverso competenze condivise. E proprio in tema di competenze, come sottolineato dal commissario Federico Testa, “l’Enea si candida a essere punto di riferimento di tutti coloro che vogliono muoversi sui temi del Patto dei sindaci”.

 

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Nato ad Avellino, giornalista professionista, laurea in comunicazione di massa e master in giornalismo conseguito all’Università di Torino. È direttore della rivista CH4 edita da Gruppo Italia Energia. In precedenza ha lavorato nel settore delle relazioni istituzionali e ufficio stampa, oltre ad aver collaborato con diversi media nazionali e locali sia nel campo dell’energia sia della politica. È vincitore di numerosi premi giornalistici nazionali e internazionali.