Fornire ai futuri stilisti le competenze adeguate per promuovere una moda a basso impatto ambientale. È questo uno degli obiettivi del progetto “The Time is Now!”, lanciato dallIstituto Europeo di Design (IED) in occasione di Pitti Immagine Uomo 95, (Firenze 8 -11 gennaio 2019). L’iniziativa, promossa in collaborazione con il Consorzio Italiano Implementazione Detox – CID e Greenpeace Italia, punta a sensibilizzare il settore del fashion sull’importanza di mettere in atto sinergie virtuose per favorire una moda green. Protagonisti del progetto sono 16 studenti IED del terzo anno dei corsi di Fashion Design e Fashion Stylist delle sedi di Milano, Roma, Firenze, Torino e Como. A selezionare i partecipanti una giuria di esperti composta da Andrea Cavicchi (Presidente Consorzio Detox), Igor Zanti (Direttore IED Firenze), Sara Azzone (Direttore IED Moda Milano), Paola Pattacini (Direttore IED Moda Roma), Giovanni Ottonello (Art Director IED) e Sara Sozzani Maino (Vice Direttore Progetti Speciali Moda Vogue Italia e responsabile del progetto editoriale di Vogue Talents).

Dal brainstorming al workshop creativo

I ragazzi sono stati coinvolti in un percorso, iniziato con un brainstorming lo scorso dicembre, che li ha portati a partecipare in questi giorni, durante Pitti Uomo, a un workshop creativo, finalizzato alla creazione di una collezione uomo 100% green. Un’esperienza formativa durante la quale è stato organizzato anche un tour nel distretto della filiera moda di Prato, dove sono state illustrate le iniziative promosse dalle aziende per ridurre al minimo l’utilizzo di sostanze chimiche nei processi di lavorazione dei tessuti.  

Abbiamo approfondito alcuni aspetti del progetto insieme a Sara Azzone, direttore IED Moda Milano, e Andrea Cavicchi, Presidente del Consorzio Italiano Implementazione Detox – Presidente della Sezione  Sistema Moda di Confindustria Toscana Nord.

Azzone

Come è stato strutturato il brainstorming che si è tenuto a dicembre? Quali temi sono emersi?

Il brainstorming che si è svolto prima di Natale ha permesso di cominciare a uniformare tutte le informazioni relative al tema sostenibilità. Gli studenti non hanno lavorato da soli, ma sono stati seguiti da una direzione creativa composta da David Parisi e Alessia Crea (due nostri ex studenti che hanno fondato il brand  “Casamadre”). L’idea è stata quella di fornire una serie di informazioni sul Consorzio Italiano di Implementazione Detox prima di entrare nel vivo del progetto. A questo primo incontro ha partecipato anche Andrea Cavicchi, presidente del CID, che ha parlato degli obiettivi e delle attività del consorzio, ma anche delle aziende che vi partecipano e dei risultati che sono stati raggiunti finora. Il Consorzio avrà un ruolo chiave nel progetto, effettuerà un’importante fornitura di materiali che poi verranno utilizzati dagli studenti per realizzare la collezione finale uomo, per questo è stato importante che gli studenti abbiano compreso le dinamiche di questa associazione.

Lo step successivo è il workshop creativo iniziato ieri. In quali attività sono impegnati gli studenti?

Il nostro obiettivo è quello di arrivare a organizzare una vera e propria sfilata, perchè sarebbe la rappresentazione più scenografica ed efficace di questo progetto. In quest’ottica abbiamo radunato studenti dei corsi di fashion designer e studenti dei corsi di fashion stylist con l’obiettivo di creare progetti che possano abbinare la creazione di abiti e la comunicazione dell’iniziativa. In particolare i fashion design realizzeranno la capsule collection con i capi per la moda uomo e i fashion stylist avranno il compito di raccontare quest’esperienza per immagini, tramite un video, soffermandosi sulle ispirazioni, i concept e l’immaginario che ha portato alla realizzazione di questa collezione. Il video potrebbe, ad esempio, raccontare il “dietro le quinte” della sfilata oppure potrebbe essere un fashion film per comunicare gli obiettivi e i concetti chiave dell’iniziativa. 

Qual è stato il valore della collaborazione con il consorzio Detox per promuovere l’importanza di un approccio sostenibile alla moda? E qual è la visione di sostenibilità ambientale che volete promuovere ?

Siamo fortunati ad avere un partner di eccellenza come il consorzio Detox. Tutte le volte che parliamo con Andrea Cavicchi capiamo la passione cha ha messo in questo progetto e l’importanza che ha per lui la promozione della sostenibilità ambientale nel comparto moda. Noi riteniamo fondamentale che i nostri studenti crescano comprendendo la centralità di questi temi. Accanto al tema formativo, riteniamo altrettanto importante fare un passo in più: vogliamo rendere la sostenibilità un qualcosa di interessante. Mi spiego meglio: quando si parla di queste questioni la percezione è ancora legata a progetti abbastanza piatti o  privi di un grande appeal. L’idea che vogliamo promuovere è invece quella di un progetto fatto da studenti giovani con degli abiti che metterebbero loro stessi. In questo modo si renderebbe l’attenzione all’ambiente qualcosa di cool, oltre che eticamente giusto. La gente non dovrebbe considerare la scelta di un capo di moda green semplicemente come un dovere etico, ma come una decisione dettata dalla voglia di avere abiti belli. In sostanza puntiamo a creare un connubio indissolubile tra una scelta etica e una estetica. È un obiettivo abbastanza ambizioso, ma credo che possiamo farcela.

Quanto è importante promuovere iniziative di formazione incentrate sul binomio sostenibilità e moda per i futuri stilisti? Pensate di inserire un percorso formativo dedicato a questi temi nella vostra offerta?

Abbiamo chiamato il progetto “The time is now!” perché l’input dell’iniziativa è la necessità fortissima di assumere questa responsabilità a livello formativo. Noi formiamo i designer del futuro e abbiamo l’obbligo di formarli promuovendo i temi della sostenibilità ambientale. Quest’approccio in parte è già presente nella nostra didattica. Già molte delle collezioni che abbiamo visto negli anni passati o dei progetti realizzati dagli studenti di fashion marketing o di gioiello declinavano tematiche green. Lo spunto è arrivato dagli studenti stessi. Tuttavia la  nostra attenzione all’ambiente non si limita ad accogliere questi input che vengono dai nostri studenti, anche la scuola stessa ha organizzato iniziative per favorire la riflessione sui temi dell’ambiente. L’anno scorso abbiamo ospitato, ad esempio, un tessitore che aveva creato tessuti dagli scarti dell’uva e abbiamo visto  il grande entusiasmo dei ragazzi. Pensiamo che sia un obbligo del nostro ruolo di formatori dare agli studenti la consapevolezza che non c’è un piano B per il pianeta e che loro devono essere responsabili nella gestione delle risorse, sia sul lavoro come progettisti, sia come persone nella vita di tutti i giorni.

C’è poi l’idea che stiamo valutando di creare un corso legato proprio alla sostenibilità ambientale in modo da coinvolgere anche a persone esterne che volessero avere una specializzazione in questo campo. In sostanza l’attenzione all’ambiente è un tema chiave per il nostro istituto. 

Cavicchia 

Prendiamo in considerazione la filiera industriale della moda. Il settore ha ben introiettato i temi della sostenibilità ambiente? Quale trend caratterizza il binomio moda e tutela ambientale?

Si tratta di un trend di crescita. Il tema della sostenibilità ambientale è infatti una questione sempre più sentita dal comparto. Bisogna distinguere in particolare due aspetti: da una parte l’attenzione dei brand che vendono moda, sempre più attenti a valorizzare i temi green nella propria comunicazione e nel marketing; dall’altra l’impegno concreto  riscontrato in misura sempre crescente in tutta la filiera produttiva, un atteggiamento virtuoso che si traduce nella volontà di eliminare le sostanze più tossiche dai processi di lavorazione.

Può farci qualche esempio concreto dell’impegno del settore della moda sul fronte della tutela ambientale?

Il progetto che stiamo portando avanti come consorzio è quello fissato dal progetto Detox, lanciato da Greenpeace nel 2011. Si tratta di un’iniziativa che punta all’eliminazione delle sostanze tossiche dai cicli produttivi per evitare che vadano a inquinare le acque. Come è noto l’industria della moda è il secondo comparto a livello mondiale per inquinamento delle acque. Per poter intervenire su questa problematica bisogna fare attenzione alle sostanze di scarto dei vari processi. Il nostro progetto punta proprio a sensibilizzare le aziende sull’eliminazione di queste sostanze, facendo capire loro gli effetti deleteri sull’ambiente e le alternative green che si possono adottare. È quello che abbiamo fatto anche con i ragazzi dello IED, a cui abbiamo mostrato alcuni esempi virtuosi. Abbiamo organizzato una visita al depuratore centralizzato e abbiamo mostrato agli studenti come il distretto della moda di Prato stia lavorando con attenzione sulle acque di depurazione attraverso analisi chimiche mirate e la scelta di eliminare le sostanze tossiche dai cicli produttivi.

Ad esempio c’è il problema dei saponi per sgrassare le lane che contengono alchilfenoli etossilati (APEOS). Si tratta di sostanze che hanno effetti deleteri sulla fauna ittica danneggiandone in particolare il ciclo riproduttivo. Abbiamo portato avanti un processo di sensibilizzazione dei fornitori delle lane e oggi registriamo una sempre minore presenza di queste sostanze nei cicli produttivi. È un segno positivo, frutto del lavoro di sensibilizzazione sui soggetti coinvolti nella filiera.

Un altro gruppo di sostanze tossiche è quello dei PFC che si utilizzano ad esempio nei processi di impermeabilizzazione dei tessuti. Queste molecole creano grossi problemi alla salute dell’uomo e fortunatamente si sta riscontrando una riduzione del loro utilizzo e la crescente sostituzione con sostanze non tossiche.

Dal lato del consumatore la sostenibilità ambientale paga? C’è un maggior appeal in termini di consumo per vestiti prodotti in modo green?

Si sta riscontrando una maggiore attenzione soprattutto nei consumatori giovani che apprezzano in particolare capi di vestiario derivati da fibre rigenerate. In generale, però, attualmente il problema è che sul tema sostenibilità c’è molta confusione per quanto riguarda gli aspetti di comunicazione. La nostra idea è quella di far capire con chiarezza che il focus del progetto Detox è la chimica e l’eliminazione delle sostanze tossiche dalle acque di scarico dei processi produttivi. Si tratta di un dato quantitativo e misurabile, questo è importante perché su questi temi c’è molto “rumore” ed è necessario promuovere una comunicazione chiara ed efficace.

Per il Corso di Fashion Design gli studenti IED selezionati sono:

  • Andrea Luisa Berger – IED Roma
  • Cecilia Fefè – IED Roma
  • Violetta Gancia – IED Torino
  • Minhae Ha – IED Milano
  • Erica Pepe – IED Firenze
  • Marcello Pipitone – IED Milano
  • Sara Ugramin – IED Roma
  • Seppala Veikko – IED Milano
  • Lidia Vigna – IED Firenze
  • Vittoria Xerra – IED Como
  • Zhang Zicen – IED Milano

Per il Corso di Fashion Stylist gli studenti IED selezionati sono:

  • Tatiana Ciardo – IED Milano
  • Martina Modenese – IED Milano
  • Federica Murgia – IED Milano
  • Francesco Saverio Costanzo – IED Milano
  • Rom Uzan – IED Firenze
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