Commodity

I prezzi delle materie, ad eccezione dei metalli preziosi, sta registrando un calo dei prezzi (in termini assoluti e corretti per l’inflazione) avvicinandosi così ai minimi rettificati per l’inflazione raggiunti dai mercati ribassisti alla fine degli anni 90.  Tra gli elementi che hanno contribuire a originare il fenomeno  lo scoppio in Cina della bolla della domanda di commodity, dal momento che l’economia cinese ha visto rallentare il suo tasso di crescita reale dal 10-15% a/a a un più modesto 6-7% a/a nello stesso periodo”.

E’ quanto afferma in una nota Norman Villamin, CIO Private Banking di Union Bancaire Privée – UBP che ha sottolineato come questo quadro si traduca in un “un prolungato eccesso di offerta” per  i settori che generalmente investono su cicli di 5-10 anni.

“Sul fronte della domanda – aggiunge Villamin in nota – il primo periodo di crescita globale sincronizzata dalla crisi del 2008, sta offrendo ampio supporto alla domanda di materie prime”. Ciò secondo il manager ha fatto sì che in molte aree produttrici “i fondamentali hanno smesso di essere un freno ai prezzi e –  per gli investitori sull’azionario e sull’obbligazionario –  alla redditività”.

la situazione nel settore energetico

Questa situazione come si declina nel settore energetico? “Nel settore energetico – spiega  il CIO Private Banking di Union Bancaire Privée – UBP – malgrado la flessibilità della produzione statunitense di shale oil resti una preoccupazione nel breve termine, la riduzione degli investimenti di capitale a lungo termine, che ha caratterizzato gli ultimi anni, potrebbe portare – alla fine di questo decennio – a uno squilibrio maggiore tra domanda e offerta per chi punta sul lungo periodo”.

“Nel breve termine, tra le società americane del settore di esplorazione e produzione energetica, un maggiore rigore nell’impiego di capitale, induce a ritenere che – anche in un mercato laterale per i prezzi dell’energia e con una produzione limitata nel medio termine – potrebbero emergere fattori di rendimento crescente per gli investitori in azioni e obbligazioni in questo settore” sottolinea il manager.

Villamin sottolinea infine come – nonostante la situazione geopolitica sempre più incerta giustifichi il fatto che investitori detengano oro nel proprio portafogli, “il principale ostacolo a un sostenuto rally dell’oro sia rappresentato dalla prospettiva di un progressivo rialzo dei tassi d’interesse reali, non solo negli Stati Uniti, ma anche nell’area euro, poiché sembra che la Bce nel 2018 possa iniziare il tapering del proprio programma di QE”.

 

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