Lo scorso maggio il governo nepalese ha organizzato una spedizione per valutare quanto ha inciso sull’altezza del monte Everest lo scioglimento del ghiacciaio. I risultati di questo studio saranno resi noti tra qualche mese. Intanto, tra gli scienziati si fa strada l’ipotesi che, in caso di verificata riduzione dell’altezza del ghiacciaio, a causare il fenomeno potrebbe aver contribuito il cambiamento climatico. In questo caso verrebbe accantonata l’ipotesi di un’origine del fenomeno legata al terremoto del 2015.

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Effetti del vento e della sublimazione

Naturalmente non è corretto attribuire un eventuale abbassamento dell’altezza del ghiacciaio a un fenomeno di scioglimento dello snow cap, la sommità innevata della montagna. Alla quota di 8.848 metri le temperature non fanno fatica a restare ampiamente sotto quello che viene definito il melting point, ovvero il punto di scioglimento. A influire sul fenomeno sarebbero l’erosione del vento e la sublimazione, il passaggio diretto dallo stato solido a quello di vapore. Tuttavia, alcuni studiosi hanno ipotizzato anche una correlazione con il cambiamento climatico.

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Riduzione di 1 metro negli ultimi 10 anni

Uno studio realizzato dai ricercatori John Alldella Western Washington University, e Anil Kulkarni, del Divecha Centre for Climate Change, ha calcolato che la vetta dell’Everest potrebbe aver perso fino a un metro di copertura di ghiaccio negli ultimi 15 anni. A supportare queste ipotesi i dati contenuti in un report del 2010 dello scienziato Chen Junyong e degli studiosi del Chinese State Bureau of Surveying and Mapping, secondo cui “il tasso di decremento in altezza dello snow cap dell’Everest tra il 1992 e il 2005 è stato pari a 1,8 cm anni”, con una perdita di 23 centimetri in 13 anni. Dalle misurazioni dei ricercatori cinesi emerge come la riduzione della profondità dello snow cap sarebbe pari a 3,5 m e potrebbe essere stata causata dal cambiamento climatico.

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Everest, il problema dei rifiuti

Un’altra questione ambientale molto nota quando si parla di Everest è quella dei rifiuti lasciati dagli alpinisti. Grazie al lavoro dei volontari e delle autorità locali si è riusciti, ad oggi, a raccogliere diverse tonnellate di questi materiali di scarto, dando loro una seconda vita grazie al riciclo. Solo per dare qualche numero, salendo a quasi 8.000 metri sul livello del mare, nell’ultimo tratto prima della vetta, sono state recuperare più di 10 tonnellate di immondizia portate in centri di riciclaggio a Kathmandu.

Parco nazionale di Yosemite: una discarica tra le rocce

A fare le spese della noncuranza degli alpinisti è anche il Parco nazionale di Yosemite. Su El Capitan, la montagna alta 2.307 metri che si trova all’interno del parco e che rappresenta una delle scalate più ambite dagli sportivi, sono state rinvenute tonnellate di plastica e di rifiuti di qualsiasi tipo, inclusi quelli speciali. Si va dalle bottiglie di plastica ai mozziconi di sigaretta, fino ad arrivare a vecchie scarpe rotte e scatolette per gli escrementi degli scalatori. In totale il quantitativo rinvenuto dai volontari ha raggiunto le 6 tonnellate.

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