centri del riuso

La regione Emilia Romagna ha recentemente aggiornato le linee guida sui centri comunali del riuso, spazi attrezzati dove esporre e scambiare beni usati, approvate con delibera 1382/2017 lo scorso agosto.

Cosa sono i centri comunali del riuso

I centri comunali del riuso sono previsti dalla legge 16/2015 e dal Piano regionale per la gestione dei rifiuti e sono gestiti direttamente o indirettamente dai Comuni per incentivare lo scambio di beni per il riutilizzo. I cittadini possono consegnare a titolo gratuito beni usati, purché siano integri e funzionanti, come elettrodomestici, vestiti o giocattoli. Il ritiro, in base a quanto stabilito dal Comune, può essere gratuito od oneroso e prevedere agevolazioni tariffarie per gli utenti del servizio. Dopo un anno, al massimo, se il bene si trova ancora al Centro viene portato a un impianto di raccolta e smaltimento o devoluto ad associazioni senza fini di lucro. Il funzionamento è, appunto, regolato dalle linee guida della Regione, mentre l’apertura e l’adeguamento dei centri è finanziata, anche, dal Fondo Incentivante previsto dalla legge regionale n. 16/2015 sull’economia circolare ed è gestita dall’Agenzia territoriale dell’Emilia Romagna per i servizi idrici e rifiuti (ATESIR).

L’aggiornamento delle linee guida

L’aggiornamento delle linee guida è avvenuto al termine di un percorso partecipato, svoltosi negli ultimi mesi, cui hanno preso parte oltre 80 amministrazioni comunali, 61 rappresentanti di società di gestione attive sul territorio regionale, 34 esponenti di associazioni sindacali, ambientaliste e di categoria. Al termine del processo sono state accolte proposte e suggerimenti di comuni e gestori dei centri del riuso, poi confluiti nelle nuove linee guida.

Come cambiano

Le nuove linee guida vogliono facilitare le modalità di accesso ai centri anche attraverso una semplificazione della modulistica. Gli utenti dovranno effettuare la registrazione solo la prima volta, per le visite successive sarà sufficiente il riconoscimento da parte del personale. Invece, lato gestore, bisognerà introdurre pesi standard per quantificare i beni in modo uniforme ed effettuare piccole manutenzioni di parti elettriche ed elettroniche se previsto dal regolamento della struttura. Novità anche per i centri del riuso gestiti da enti o associazioni private, per i quali è stato istituito uno specifico elenco cui possono iscriversi quelli conformi. Importante, infine, la possibilità di usare i centri come spazi educativi e didattici in cui promuovere attività volte al riuso dei beni.

In Emilia Romagna 12 nuovi centri del riuso

Attualmente sono 28 i centri del riuso attivi nella Regione e 12 stanno per arrivare grazie al “finanziamento di quasi 1 milione di euro messo a disposizione nei mesi scorsi con il Fondo incentivante previsto dalla legge sull’economia circolare”, dichiara in nota stampa Paola Gazzolo, Assessore regionale all’Ambiente. Un investimento che pone “al centro la prevenzione e il riuso”, prosegue la Gazzolo, e che “intendiamo confermare anche in futuro perché rappresenta uno dei tasselli fondamentali della strategia regionale per ridurre la produzione dei rifiuti”.

Le città che ospitano i 28 centri sono: Parma, Colorno, Campagnola Emilia, Fabbrico, Novellara, Reggio Emilia, Reggiolo, Rolo, Rubiera, due a Scandiano, Bastiglia, Campogalliano, Castelnuovo Rangone, due a Modena, Nonantola, Novi Pievepelago, Ravarino, San Cesario sul Panaro/ Castelfranco Emilia, Soliera, Spilamberto, Bologna, Ozzano dell’Emilia e Sant’Agata, Faenza Forlimpopoli. I 12 nuovi centri dovrebbero sorgere a: Cento, Piacenza, nell’Unione bassa Est parmense, Formigine, Granarolo Emilia, Bagnolo in piano, Sissa Trecasali, Loiano, Cento, Polesine Zibello, Boretto, Reggiolo, e Reggio Emilia.

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