A metà gennaio, come hanno riportato diverse testate internazionali, la città di Bangkok ha deciso di ricorre alle piogge artificiali per contrastare l’inquinamento atmosferico, che aveva registrato dei valori allarmanti soprattutto per quanto riguarda le polveri sottili. Vediamo in cosa consiste questa soluzione.

Cos’è la pioggia artificiale

La pioggia artificiale, come si legge sulla testata sciencetavenir, è una soluzione che consiste nell’immettere grandi quantità di sostanze chimiche nelle nuvole tramite degli aerei. In questo modo si dovrebbe causare la formazione di cristalli di ghiaccio che velocizzerebbero il processo di formazione della pioggia.

Gli studi iniziali sul tema

I primi studi su questo fenomeno chimico risalgono al 1946. A condurre le ricerche furono due meteorologi americani, Vincent Schaeffer e Bernard Vonnegut che scoprirono l’influenza dello ioduro di argento sul cambiamento di fase dell’acqua. 

L’inizio dell’interesse per la soluzione in Thailandia

L’origine di questa tecnologia è da ricercarsi negli studi intrapresi dall’ex re della Thailandia, Bhumibol Adulyadej, morto nel 2016. Per portare avanti la ricerca su queste tematiche fu istituita la Royal Rainmaking Technology, ora parte del dipartimento aeronautico dell’aviazione aeronautica.

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