Bioplastiche dai microrganismi dei rifiuti organici: il lavoro della Sapienza di Roma

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I dati Eurostat parlano chiaro: il singolo cittadino produce sempre più rifiuti. I dati del 2012 riportano 16 ton l’anno a persona, per un totale di 2,5 mld a livello mondiale di cui solo il 3% riciclato. Con conseguenti danni per la salute umana, ma anche di flora e fauna.

Recuperare gli scarti e reimmetterli all’interno di un circolo virtuoso porta dichiarati benefici a livello economico ed ambientale. Numerosi sono i lavori che riguardano il riciclo dei rifiuti solidi urbani, in particolare dell’umido organico, per la produzione di nuovi materiali: le bioplastiche. Il lavoro che sta conducendo l’Università La Sapienza di Roma, seppur a livello embrionale, ne è un esempio. Ce ne parla il Prof. Mauro Majone del Dipartimento di Chimica.

Utilizzando questa frazione degli scarti urbani si riducono i costi di lavorazione?

Dunque il vostro prodotto è competitivo per il mercato?

Integrando più risorse (come i componenti residuali agricoli e i rifiuti urbani) si possono ottenere prodotti più attrattivi per i consumatori?

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Ivonne Carpinelli

Giornalista con la passione per l’ambiente e l’energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e… smartphone.