Ha oltre vent’anni, ma l’autorevolezza della figura professionale del Mobility Manager risente della carenza di sensibilità e riconoscimento da parte di aziende, PA e Università. Risultato di una serie di fattori tra cui la mancata revisione del Decreto istitutivo – Decreto Ronchi 1998 – e la frammentazione normativa degli strumenti di pianificazione territoriali – si pensi al PUMS, ai PAES o al PNIRE – che non tiene il passo con l’evoluzione tecnologica.

Se ne è discusso durante la “Giornata del Mobility Manager in rete”, organizzata ieri dall’ISPRA e dall’Università degli Studi di Roma Tre, in occasione della Settimana europea della Mobilità Sostenibile (European sustainable mobility week), di cui Canale Energia è stato media partner. Momento di confronto tra Mobility Manager, aziende, università e PA il convegno ha offerto l’occasione per scambiarsi buone pratiche e per ricevere una risposta dalle istituzioni presenti alla tavola rotonda (leggi l’articolo di approfondimento). Come evidenziato nel video commento del Direttore Generale Ispra Alessandro Bratti, oltre ad “avere una legge quadro sulla mobilità sostenibile”, servirebbero “meccanismi che rendano i quadri normativi concreti”. Meccanismi innescati proprio dal Mobility Manager cui spetta il ruolo di ascolto, indagine e analisi della modalità di spostamento dei dipendenti e pianificazione delle alternative sostenibili, già molteplici ed esistenti. Un lavoro che va calato sull’ “esigenza del singolo”, ha rimarcato la Responsabile Ispra Direzione valutazioni ambientali nelle aree urbane Silvia Brini, per scongiurare l’ormai dimostrata correlazione tra inquinamento e morti per cancro.

La raccolta e l’analisi dei dati è fondamentale per garantire maggiore incidenza al lavoro del Mobility Manager: occorre puntare “sull’acquisizione dei dati dei dipendenti in modo che siano confrontabili”, ha sottolineato il Mobility Manager Ispra, Giovanna Martellato, che ha presentato sia i risultati del questionario “Il buon mobility 2018” condotto sulla rete romana, sia il Quaderno Ispra sulle buone pratiche di sharing mobility management. Elemento cui si unisce l’urgenza del ripristino delle “agevolazioni nel contratto dei dipendenti”, ha proseguito, per stimolare la “fidelizzazione” verso un tipo di trasporto alternativo e a ridotto impatto ambientale. Gli si affianca la proposta avanzata da Valerio Piras, Segretario di Euromobility, di istituire un albo dei mobility manager.

Del resto stiamo convergendo verso “città multispigolo”, come le ha definite Sergio Patella, Ricercatore e Ingegnere dei Trasporti dell’Università di Roma Tre, in cui bisogna pianificare un’offerta di trasporto alternativa visto che si tratta anche di “monetizzare il risparmio di tempo”. Considerato, oltretutto, che “la mobilità sostenibile influenza la scelta dell’università”, come mostrato da Armando Cartenì Mobility manager dell’Università della Campania Vanvitelli. Il progetto “VerySoon” da lui coordinato, ha messo a disposizione degli studenti navette bus gratuite e un servizio di car pooling evitando che l’80% continuasse ad usare l’auto privata per raggiungere la sede universitaria.

A rimarcare l’importanza del ruolo di raccordo del mobility manager, in particolare di quello d’area, è stata Angela Chiari che sul Comune di Parma riesce a coordinare un “circuito” di aziende e PA. Ruolo strategico se si pensa, come ricordato da Renato Grimaldi, DG per il clima e l’energia presso il Ministero dell’Ambiente, che l’Italia rischia di incorrere in una sanzione europea per lo sforamento dei limiti posti sulle emissioni inquinanti. “A volte consideriamo il tema della mobilità come secondario, invece bisogna essere meno fatalistici”, ha commentato il DG, e superare l’ “ipertrofia normativa” che corrode il Paese. Un tentativo è rappresentato dai “progetti ammessi a cofinanziamento con il Programma sperimentale nazionale sulla mobilità sostenibile” cui si aggiunge, ha anticipato Grimaldi in sede d’evento, l’avvio “entro l’anno un progetto mirato a ridurre il numero di auto circolanti in città a favore di cicliovie e sharing mobility”. L’urgenza di agire sulla cultura della mobilità sostenibile è palpabile: bisogna far leva sulla fiducia e la fidelizzazione delle nuove generazioni e pensare a soluzioni concrete, veramente calate sulle singole esigenze.

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