LitteringPer chi abbandona un rifiuto di piccolissime dimensioni come “scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare” “sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi” la sanzione pecuniaria va dai 30 ai 150 euro. Fino al doppio se si tratta di prodotti da fumo, i comuni mozziconi di sigaretta. L’art. 40 del Collegato ambientale (legge 28 dicembre 2015, n.221) ha segnato uno spartiacque nel riconoscimento e nella lotta al littering, termine inglese che indica appunto l’abbandono, deliberato o involontario, di piccoli oggetti in spazi pubblici o aperti al pubblico utilizzo – strade, piazze, parchi e spiagge -.

Sempre nel Collegato ambientale si stabilisce che il “50% delle somme derivanti dai proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie” è versato “all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato a un apposito Fondo istituito presso lo stato di previsione del Ministero dell’Ambiente”. Il restante 50% è destinato “ad apposite campagne di informazione da parte degli stessi comuni” e alla “pulizia del sistema fognario urbano”.

A questa misura si somma il Decreto Ministeriale del 15 febbraio 2017 (in Gazzetta Ufficiale il 6 marzo 2017) con cui il Ministero dell’Ambiente, di concerto con i dicasteri dell’Interno e dell’Economia e delle Finanze, ha voluto disciplinare la destinazione delle sanzioni pecuniarie per il littering.

La PA mostra di voler trovare la cura per il virus dell’inciviltà che, oltre ad offendere il decoro urbano, impatta negativamente sull’ambiente: “L’imposizione normativa c’è e deve esserci, ma c’è anche bisogno di promuovere la comunicazione al cittadino e di puntare sull’economia comportamentale per ottenere migliori risultati”, ha commentato l’On. Barbara Degani, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Ambiente intervenuta al convegno “Per un’Italia più Pulita”, promosso nell’ambito della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (18-26 novembre 2017). “Finora gli effetti sperati non ci sono stati: abbiamo stabilito una sanzione amministrativa che non è stata applicata e il Fondo cui la legge fa riferimento è a zero”.

Anche “le attività di controllo sull’abbandono dei piccoli oggetti sono un deterrente, ma non risolvono il problema”, ha rimarcato in sede d’evento Raffaella Martucci dell’Unità assistenza tecnica di Sogesid Spa, “quando ormai il mozzicone è gettato non è più possibile mitigare il danno ambientale”.

Se per qualsiasi tipologia di oggetto il tasso di comportamenti corretti ammonta all’80%, per le cicche scende in picchiata al 34,6%. Ogni anno vengono abbandonati circa 72 mld di mozziconi in strada o sulle spiagge determinando, così, la presenza di elevate concentrazioni di nicotina, catrame e diacetato di cellulosa. Solo una sigaretta su tre viene gettata nei posacenere e pochi fumatori adottano un comportamento corretto quando devono disfarsene, mostrandosi assuefatti da una cattiva abitudine. “Abbiamo analizzato i dati raccolti e capito che il fumatore e le persone che lo circondano non hanno idea degli effetti negativi sull’ambiente. Ecco perché abbiamo deciso di puntare sulle campagne nazionali di sensibilizzazione”, ha proseguito la Martucci. Gli Art. 3, 4 e 5 del DM 15 febbraio prevedono, infatti, la promozione di campagne di informazione su scala locale e nazionale, che si affiancano a quelle autonome promosse dai produttori di sigarette. In più, “abbiamo notato che il comportamento dei fumatori è condizionato alla presenza di raccoglitori e cassonetti”, pertanto si è deciso “di destinare ai comuni dei fondi per l’installazione dei bidoni che riportano chiarimenti sulle conseguenze per l’ambiente dei comportamenti scorretti”. Ogni sei mesi, a giugno e dicembre, i comuni devono trasmettere al MinAmbiente un rapporto in cui viene illustrato l’ammontare pervenuto dalle sanzioni.

Altro deterrente è la tariffa puntuale che “influenza la propensione all’abbandono: nel comune di Abbiategrasso (MI), che conta 30.000 abitanti, con la sua adozione la quantità di rifiuti abbandonati è scesa dal 3 allo 0,39%. Risultato confermato da altre realtà in cui il tasso di abbandono è sceso sotto lo 0,5%”, ha spiegato Giorgio Ghiringhelli di Ars Ambiente.

Misure che potrebbero evitare i costi di smaltimento dei rifiuti, di pulizia delle strade e delle spiagge, delle campagne anti-littering e per le pattuglie di controllo. “Per avere un’Italia pulita alcune stime sui costi diretti del littering vanno da 1,2 mld di euro a 2,3 mld di euro – ha precisato Ghiringhelli – È palese che conviene investire cifre più basse nella prevenzione”.

Al fenomeno del littering è collegato quello del marine littering provocato nel 70-80% dei casi dall’abbandono dei piccoli oggetti a terra e dalla cattiva depurazione delle acque. Il processo di smaltimento dei rifiuti è molto più lento in mare che sul suolo: qui i tempi di degradazione vanno dai 450 ai 1.000 anni e gli scarti concorrono a formare le note “isole di plastica” (c’è chi come Maria Cristina Finucci ha dato un nome a queste “terre di rifiuti”, il Garbage patch state, riconosciuto dall’ONU). “Con la fotoossidazione e la foto frammentazione la plastica non si distrugge ma si sbriciola originando microplastiche – ha spiegato Roberto Giangreco del Ministero dell’AmbienteQueste hanno anche origine primaria quando contenute nei cosmetici o nei prodotti per la cura del corpo. Se vengono ingerite dai pesci entrano nella catena alimentare: uno studio condotto sulle balenottere ha rilevato una grande presenza di ftalati. Ora bisogna capire se c’è una trasmissione di sostanze tossiche all’essere umano”. Di sicuro si sa che le plastiche sono portatrici di virus e patologie da una parte all’altra degli oceani. Dato lo scenario preoccupante che va delineandosi il Ministero dell’Ambiente ha adottato la Convenzione sulla diversità biologica (CBD), ha proposto un action plan contro il marine littering al G7 Ambiente, ha aderito alla Convenzione di Barcellona per la protezione dell’ambiente marino e delle zone costiere e alla coalizione ‘Stop Plastic Waste’. C’è poi la normativa sulle plastiche monouso e la Direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino 2008/56/CE (MSFD, Marine Strategy Framework Directive), entrata in vigore nel luglio del 2008. Il tutto per spezzare un circolo che di virtuoso ha ben poco e che ci allontana, ogni rifiuto di più, dall’inseguimento di un’economia (veramente) circolare.

Il profilo del litterer 

L’identikit dell’“inquinatore seriale” è stato disegnato dall’analisi condotta dal Dipartimento di Culture, politica e società dell’Università di Torino e promossa dall’Associazione internazionale per la comunicazione ambientale (AICA) con il supporto del Ministero dell’Ambiente.

In generale, è una manifestazione di disattenzione civile: si pensa di vivere da soli e si ha poca cura della “casa comune”. Più sensibili ed empatiche rispetto alla natura circostante si sono rivelate le donne con il 69,4% di comportamenti corretti femminili contro il 60% di quelli maschili. A mettere in atto pratiche corrette principalmente le persone comprese nella fascia d’età 40-49 (73,3%) e i gruppi fino a tre persone grazie ai meccanismi di controllo sociale. I luoghi dove è più alta la percentuale degli atteggiamenti non-litterer sono “Natura/eventi outdoor” e “parchi urbani” (70%) seguiti da “città”, “zone centrali” e “zone turistiche” (dal 60 al 70%). Sono, invece, “zone semi-periferiche” e “scuola/università” a registrare i più alti livelli di comportamenti scorretti con, rispettivamente, il 58,5 e il 49,1%. Infine, i rifiuti attirano i rifiuti: nelle aree già degradate si registra una maggiore propensione all’abbandono dei piccoli oggetti.

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