L’Unione Europea potrebbe arrivare nel 2030 al 34% di energia proveniente da fonti rinnovabili nel proprio mix, doppiando e oltre il 16% che era la quota nel 2015, con un impatto sull’economia di beneficio netto. Sono queste le evidenze di un rapporto Irena, l’Agenzia internazionale dell’energia rinnovabile, presentate durante l’evento di lancio “Le prospettive dell’energia rinnovabile nell’Unione Europea” a Bruxelles.

L’investimento necessario per raggiungere questo traguardo, secondo stime del report, sarebbe di 62 miliardi di euro.

Volano positivo su economia e occupazione

Il direttore generale dell’Agenzia Adnan Amin ha posto l’accento nel corso dell’evento sulla possibilità di aumentare la generazione di energia green con le tecnologie odierne, cosa che “innescherebbe ulteriori investimenti di circa 368 mld € fino al 2030”. Amin non dimentica anche l’effetto positivo che si avrebbe sull’occupazione nel settore, che ad oggi conta 1,2 milioni di persone.
Aumentare la quota di rinnovabile ridurrebbe inoltre le emissioni di un altro 15% al 2030, portando la UE in linea con l’obiettivo del -40% rispetto ai livelli di emissioni del 1990. Un incentivo non da poco, poi, sarebbe dettato da risparmi tra i 44 e i 113 mld € all’anno, fino al 2030, tenendo conto dei minori costi energetici, ma anche ambientali e relativi alla salute.
Con un’ambiziosa e raggiungibile strategia energetica – ha sottolineato Amin – la UE può fornire certezze di mercato a investitori e costruttori, rafforzare l’attività economica, il lavoro, migliorare la salute e mettere l’Unione su un percorso più marcato di decarbonizzazione“.


Il commissario per l’azione per il clima e l’energia Miguel Arias Canete ha ricordato per parte sua che “il costo delle rinnovabili è calato significativamente negli ultimi anni” e quindi “dobbiamo considerare queste nuove realtà nel nostro livello di ambizione per le imminenti negoziazioni atte a finalizzare le policy europee sull’energia rinnovabile”.

Tutti gli Stati membri hanno ancora potenziale

Il rapporto evidenzia che tutti gli stati membri della UE hanno il potenziale per una maggiore penetrazione delle rinnovabili con investimenti vantaggiosi, con il riscaldamento e il raffrescamento che conterebbero per più di un terzo di queste capacità inespresse. Il rapporto dà dei dati anche sull’energia addizionale che si potrebbe produrre, 327 GW di nuovo eolico e 270 GW di solare.
Inoltre, l’adozione di pompe di calore e veicoli elettrici incrementerebbe dal 24% al 27% il consumo finale di elettricità, la direzione giusta da prendere visto che uno dei dettami per la transizione energetica è l’elettrificazione dei consumi.

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