Nonostante l’aumento dei controlli e il crescente impegno delle aziende a livello globale per la promozione di filiere sostenibili legate all’olio di palma, un prodotto proveniente da frutti di aree della foresta Indonesiana illegalmente disboscante sarebbe finito nelle produzioni di grandi marchi globali.

A denunciare la situazione, come scrive un articolo dell’agenzia di stampa Reuters, è un report dell’associazione globale di ong Eyes on the Forest (EoF). Le aziende menzionate, dopo l’uscita del report, hanno fatto dichiarazioni in cui ribadivano il loro impegno contro la deforestazione e la collaborazione per promuovere una filiera dell’olio di palma sostenibile.

Il monitoraggio realizzato da EoF

EoF, spiega la Reuters, ha sfruttato nel 2011 un sistema GPS per tracciare il percorso dei camion destinati al trasporto dei frutti da cui si ottiene l’olio di palma, scoprendo come le vetture passassero da zone protette presenti sia nel Parco Nazionale di Tesso Nilo sia nelle aree forestali di Bukit Tigapuluh nel centro dell’isola di Sumatra.

Superficie forestale dell’isola di Sumatra dimezzata

Dai dati del report emerge inoltre come nel periodo 1985 – 2016, la superficie forestale dell’isola di Sumatra sia stata più che dimezzata. Si è passati, infatti, da 25 milioni di ettari a 11 milioni. Un fenomeno legato all’espansione delle piantagioni per la produzione di olio di palma. 

Tracciabilità, questione fondamentale

Riconosciamo che è davvero difficile ottenere la tracciabilità fino alla fonte delle piantagioni”, ha spiegato nell’intervista alla Reuters Elizabeth Clarke, responsabile globale del WWF sulla questione olio di palma. “Ma è assolutamente fondamentale che le aziende lo facciano”. Clarke ha inoltre sottolineato come le aziende debbano comunicare in maniera chiara il fatto che non acquisteranno materie prime provenienti da filiere che non sono in gradi di garantire il 100% di legalità.

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