Mobilità low carbon, tra vantaggi ambientali e crescita economica

I dati dello studio “Fuelling Italy’s Future" presentato nell’ambito di EMOB 2018

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Il passaggio verso una mobilità low carbon comporta non solo vantaggi consistenti in termini di tutela ambientale, ma costituisce anche un concreto strumento per promuovere lo sviluppo economico. E’ questo il principale messaggio dello studio Fuelling Italy’s Future: Come la transizione verso la mobilità a basso contenuto di carbonio rafforza l’economia” presentato ieri mattina a Milano nell’ambito di EMOB 2018. Dalla ricerca, coordinata dalla European Climate Foundation, da Transport & Environment e dalla Fondazione Centro Studi Enel, emerge in particolare come la diffusione di veicoli a basse emissioni di carbonio potrebbe contribuire nel 2030 ad aumentare il PIL del nostro Paese di 2,396 miliardi di euro. Questo nuovo paradigma sostenibile potrebbe inoltre generare un risparmio cumulato di circa 21 miliardi di euro, risultato legato al taglio delle importazioni di petrolio (il valore  sale a 377 miliardi entro il 2050).

Minori costi, redditi maggiori e nuovi posti di lavoro

Oltre a una maggiore resilienza e sicurezza energetica, il progressivo passaggio del parco auto verso l’elettrico e l’idrogeno avrebbe dei risvolti economici positivi anche per i cittadini, che si troverebbero a sostenere minori costi di gestione delle vetture. “Prevediamo che il costo per questo tipo di veicoli e per la loro gestione diminuirà e che, grazie a questi risparmi, le famiglie italiane avranno a disposizione un reddito maggiore da poter poi progressivamente investire in diversi settori dell’economia italiana – ha spiegato Matteo Caspani consulente nel team energia e ambiente di Cambridge Economics. “Questa maggiore disponibilità di reddito – ha aggiunto il ricercatore –  genererà automaticamente “un’espansione dell’economia italiana che, secondo le nostre previsioni si attesterà sui circa 2,4 mld al 2030, rispetto a uno scenario inerziale dove il parco veicolare rimane invariato”.  Oltre all’espansione dell’attività economica “si prevede la creazione di nuovi posti di lavoro addizionali: più di 19 mila al 2030 e più di 52 mila  al 2050”, ha concluso Caspani.

Vantaggi per la salute

I vantaggi economici del passaggio a una mobilità low carbon, secondo lo studio, sono legati anche a un miglioramento della salute dei cittadini, che godrebbero di un’aria meno inquinata. Dai dati emerge in particolare, come ha sottolineato Gabriele Grea, ricercatore del CERTeT della Bocconi di Milano, che le emissioni di NOx e PM sarebbero ridotte rispettivamente del 50% e del 63% rispetto ai rilevamenti del 2017, mentre il loro valore arriverebbe addirittura ad avvicinarsi allo zero nel 2050.

Il ruolo chiave del consumatore

Un ruolo chiave in questo processo di transizione verso un modo di spostarsi sostenibile ed efficiente è rivestito dal consumatore, come ha spiegato Luisa Crisigiovanni, segretario generale di Altroconsumo, che ha sottolineato come tutte queste sfide siano a destinate a rimanere sulla carta senza “la presenza di una domanda per questo tipo di servizi”. Per far sì che le vetture elettriche abbiano un mercato non basta infatti che siano green, devono risultare anche economicamente convenienti per il consumatore. “Il costo oggi è una barriera, ma se analizziamo le spese di mantenimento dei veicoli elettrici in un periodo di 4 anni vediamo che la convenienza economica c’è” ha spiegato Crisigiovanni. Un elemento su cui, però, bisogna intervenire per promuovere questo mercato è la capacità di garantire un’offerta adeguata. “Oggi abbiamo una disponibilità di 20 modelli di auto elettrica rispetto ai 400 tradizionali”, ancora troppo pochi per favorire una maggiore diffusione di questo tipo di vetture. 

Tra la visione dei sognatori e la concretezza operativa

Quella che abbiamo di fronte in ambito mobilità è una “sfida importantissima”, su cui ci sono tutte le condizioni per far fare al Paese un “balzo in avanti” favorendo una transizione che si dipani in modo rapido ed efficace, ha spigato Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Per vincere questa scommessa è però necessario, da una parte, creare “una solida visione generale” dei risultati da raggiungere, grazie al contributo di “sognatori” che si facciano portatori di uno sguardo visionario e sfidante; dall’altra riempire questa visione di concretezza con iniziative tangibili che “rendano operativi“ questi nuovi modelli. Si tratta di una partita che l’Europa con può permettersi di perdere sia per motivi ambientali sia per motivi economici, ha concluso Orsini. 

Alleanza auto elettrica e mobilita dolce

A sottolineare l’importanza dell’alleanza tra mobilità dolce e mobilità elettrica nell’ottica di promuovere un modo di muoversi efficiente e green è stata Anna Donati, responsabile  mobilità di Kyoto Club che ha sottolineato come il vettore elettrico sia “un pezzo fondamentale della soluzione per un futuro low carbon”. La decarbonizzazione dei trasporti, ha aggiunto Donati, è infatti una strada “irreversibile” che è indispensabile percorrere in tempi brevi sfruttando tutti i mezzi a disposizione.

L’appello per il voto sulla nuova proposta di regolamento per gli standard CO2 auto e furgoni

Nel corso del dibattito è stato inoltre ricordato un importante appuntamento in tema di mobilità: il voto del 3 ottobre della plenaria del Parlamento Europeo sulla nuova proposta di regolamento per gli standard CO2 auto e furgoni post 2020. “Possiamo affermare senza esagerare che molto di quello che succederà nell’economia e nei trasporti in Europa dipenderà da questo voto – ha spiegato Veronica Aneris, esperta nazionale di Transport & Environment. “Sappiamo che dobbiamo decarbonizzare che gli attuali motori a combustione interna hanno mostrato i loro limiti rispetto  a target di efficienza e sostenibilità sempre più sfidanti, quindi promuovere il vettore elettrico è un obiettivo fondamentale”, ha aggiunto Aneris.   

Tra le richieste fatte dalle maggiori associazioni ambientaliste italiane su questa questione  (Transport & Environment; Cittadini per l’Aria Onlus; Kyoto Club; WWF, Greenpeace;, Fondazione Sviluppo Sostenibile e Legambiente) ci sono target di riduzione al 2025 e al 2030 più ambiziosi, standard intermedio obbligatorio al 2025 e test reali su strada per le emissioni CO2.

Abbiamo appena inviato una lettera a tutti gli europarlamentari italiani. La lettera è cofermata da noi, da WWf italia, da Greenpeace Italia, da Legambiente, da kyoto Club, da Fondazione Sviluppo Sostenibile da Cittadini per l’Aria. Chiediamo agli europarlamantari di sostenere la linea del voto del 10 settembre scorso adottata dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo”, ha spiegato Aneris sottolineando come quello di ottobre sia “un voto storico”. 

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