Infrastrutture di ricarica, autonomia, incentivi, emissioni. Questi sono alcuni dei punti affrontati nel paper realizzato dall’associazione MOTUS-E, realtà che riunisce operatori industriali, filiera dei trasporti, mondo accademico, consumatori e movimenti di opinione per favorire la transizione verso un concetto più sostenibile di mobilità. Il documento è pensato dall’associazione come materiale preliminare per favorire un dibattito pubblico e scevro da condizionamenti ideologici sulla questione.

Costo elevato delle batterie

Il primo tema preso in esame dall’associazione è quello del costo troppo elevato delle batterie. “Per quanto riguarda il discorso sulle fabbriche di batterie, non vediamo perché non ci si debba porre lo stesso problema per tutte le fabbriche energivore – spiega MOTUS-E – a differenza però di altri settori industriali ad alto consumo di energia, i processi produttivi di celle agli ioni di litio, in tutte le loro declinazioni, sono soggetti a costanti miglioramenti in termini di efficienza energetica, speranza fondata per tecnologie e processi così giovani”.

Infrastruttura di ricarica

Anche in tema di ricarica l’associazione sottolinea come la situazione sia tutt’altro che critica. “Ad oggi, l’European Alternative Fuels Observatory calcola la presenza su suolo italiano di 3124 colonnine di ricarica normale e rapida, un aumento del 14% rispetto al 2017.”

La bella notizia è che, naturalmente, non è finita qui, poiché gli operatori si stanno già dando da fare per aumentare notevolmente questo dato” si legge nel testo che cita il Piano nazionale per l’installazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici lanciato nel 2017 da ENEL.

Autonomia

L’altra questione chiave è poi l’autonomia delle e-car.  La range anxiety, l’ansia per l’autonomia, è uno dei temi più caldi quando si parla di elettrico – sottolinea l’associazione –  se da una parte le reti di ricarica pubbliche, sia fast sia quick, vanno potenziate, è ovvio che si dovrà anche favorire l’installazione nei condomìni, nelle aziende o nei parcheggi a pagamento dei sistemi di ricarica lenta (come le wallbox da 3-4kW)

“In tutto ciò però è importante ricordare – aggiunge Motus-E –  che la percorrenza media annua in Italia è di 11.200 km (dati UNRAE al 2017) e che il 95% delle percorrenze giornaliere delle auto in Europa sono al di sotto dei 150 km; distanza ampiamente coperta dalla stragrande maggioranza dei veicoli elettrici a batteria sul mercato”.

La questione incentivi

Secondo associazione “è a dir poco miope sostenere che le auto elettriche viaggiano solo a spinta pubblica”, cioè attraverso gli incentivi. Il meccanismo degli incentivi, introdotto per supportare la vendita e la diffusione dei veicoli elettrici a una fetta di pubblico sempre più estesa, serve a colmare in parte il divario di costo tra un’auto tradizionale e il suo corrispondente elettrico. in quest’ottica “se il prezzo delle batterie continuerà a scendere mantenendo il trend attuale (che ha visto un crollo dei prezzi dell’80% dal 2010 a oggi) è ragionevole pensare che diminuirà – come peraltro già avviene – anche il costo dell’auto per il cliente finale e con esso l’incentivo che servirà ad acquistarla”.

Emissioni

Tante poi le argomentazioni presentate da Motus- E sul tema emissioni inquinanti. Citiamo solo per fare un esempio, oltre naturalmente alla riduzione legata all’eliminazione del carburante, quella relativa alla possibilità di approvvigionamento di energia elettrica da fer. “E’ opportuno ricordare – sottolinea l’associazione – che, dati 2017 del GME alla mano, l’Italia ha soddisfatto il 49% della sua domanda attraverso fonti rinnovabili, quindi per i detrattori si può dire che è un paese potenzialmente più appetibile per questa tecnologia. È inoltre stato calcolato da più parti che la domanda aggiuntiva dei veicoli elettrici in termini di energia si potrebbe soddisfare abbastanza facilmente. L’RSE calcola ad esempio che qualora si sostituissero 33,7 milioni di auto private in Italia con auto elettriche, uno scenario a dir poco fantasioso, sarebbero necessari 64 TWh aggiuntivi di energia prodotta, pari al solo 19% della produzione attuale”.

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