In Italia economia e finanza sempre più “green”

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L’Italia primeggia a livello europeo nel campo della green economy, ma le sue azioni sono “nascoste” agli occhi dell’expertise europea. Nella comparazione con i più importanti mercati UE – Francia, Germania, Spagna e Regno Unito – il Bel Paese si è distinta nei settori delle rinnovabili, della gestione dei rifiuti/economia circolare e della produzione agroalimentare di qualità. Nel 2015 in Italia il 17,5% dei consumi di energia è stato coperto da rinnovabili, superando i valori registrati da Francia, Germania e GB. Inoltre, negli ultimi anni ha conseguito importanti risultati nell’efficienza energetica e nell’uso efficiente delle risorse, registrando un crescente disaccoppiamento tra crescita del PIL e uso delle materie prime.

Il rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile

E’ lo scenario delineato nella “Relazione sullo stato della green economy 2016 – outlook sull’Italia per il 2017” presentato della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ieri a Roma durante l’evento “Lights on sustainability” promosso da ING Italia per celebrare i suoi dieci anni di impegno nel settore delle rinnovabili.

Il contributo del mondo creditizio e l’esempio di ING Direct Italia

Risultati positivi arrivano anche dal crescente coinvolgimento del comparto creditizio e finanziario, che si è mostrato propenso a ridurre i rischi legati a investimenti su tecnologie inquinanti. La divisione wholesale banking di ING Direct, ad esempio, negli ultimi dieci anni ha raggiunto un’esposizione verso il settore di circa 600 milioni di euro. Alla fine del 2016, l’esposizione complessiva dell’area Sustainable Real Estate Financing in Italia ammontava a 520 milioni di euro, pari al 30% del portafoglio complessivo. Risultati che le hanno valso nel 2016 il primo posto tra 395 banche nella classifica di Sustainalytics e il punteggio di 90 su 100 nel Dow Jones Sustainability Index (DJSI).

Le ombre del rapporto

Il rapporto evidenzia anche alcuni nodi da sciogliere. A livello internazionale il Paese non è percepito da esperti e decision makers come “abbastanza green”: si posiziona al 29° posto tra 80 paesi, scontando, evidenzia il report, un deficit su alcuni aspetti specifici, tra cui la leadership e il cambiamento climatico.  Arriva al 15° posto, invece, in termini di performance effettive.

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