Anche in vacanza attenzione al marine litter

Le azioni singole e collettive per evitare la plastica in mare

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D’estate non bisogna dimenticare di tutelare il mare con comportamenti intelligenti e attenti alla conservazione. L’abbandono dei rifiuti in acqua, il marine litter, impatta direttamente su fauna e flora oltre che sulla salute umana: una volta ingerita da pesci e molluschi, la plastica arriva sulle nostre tavole con risultati di tossicità sempre più allarmanti.

Anche le istituzioni si stanno agendo in modo importante su questa tematica. Per affrontare con determinazione il problema del marine litter e la dispersione delle microplastiche in mare, agli inizi del 2018 la Commissione europea ha adottato la prima Strategia sulla plastica. Quadro di ampio respiro che, nel perseguire i dettami dell’economia circolare, prevede la totale riciclabilità degli imballaggi entro il 2030 e la progressiva eliminazione dei sacchetti e della plastica monouso. Su quest’ultimo punto la Commissione UE ha presentato a maggio nuove norme per ridurre la presenza dei 10 prodotti più inquinanti per spiagge e mari d’Europa.

Tema centrale anche per il Ministro all’Ambiente Sergio Costa, promotore della prima legge sul mare per contrastare la presenza di rifiuti plastici in acqua con l’aiuto dei pescatori, che per il 50% raccolgono i rifiuti abbandonati nelle acque. Negli scorsi giorni il Capo di Dicastero ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “Io sono ambiente” che vuole spingere a non usare piatti, posate, bicchieri e cannucce di plastica. Inoltre, Costa si è fatto portavoce della proposta in Consiglio dell’Ambiente di Lussemburgo di vietare l’uso di bottiglie di plastica negli edifici pubblici, così da rendere la PA un esempio nella lotta all’inquinamento.

Quanto inquina la plastica

A confermare la tossicità di questo scarto una ricerca pubblicata di recente sulla rivista scientifica PLOS ONE. I risultati dello studio richiamano l’attenzione sulla quantità di gas a effetto serra emessa dai rifiuti in acqua: il polietilene è risultato incidere maggiormente sul ciclo di metano ed etilene. Anche se il pericolo maggiore riguarda la catena alimentare: cadmio, zinco, rame e piombo sono i principali metalli presenti nei frammenti di plastica ingeriti dagli abitanti del mare. Ad affermarlo i ricercatori del Dipartimento di biologia della Simon Fraser University (Canada) che hanno analizzato 144 campioni raccolti sulle spiagge vicino a Vancouver.

I test condotti sulle tartarughe marine del Mediterraneo nell’ambito del progetto INDICIT, che coinvolge l’Ispra insieme a partner internazionali di Grecia, Spagna, Canarie, Azzorre, Francia, Tunisia e Turchia, hanno mostrato che il 53% degli esemplari aveva ingerito plastica. In particolare, la plastica si trovava nell’apparato digerente del 63% degli esemplari trovati morti e nelle feci del 31% di quelli vivi.

L’impegno dal basso e dall’alto

Le buone pratiche quotidiane sono fondamentali a contrastare il fenomeno, ma vanno supportate con un’azione mirata di Governo e, in particolare, con una infrastruttura adeguata a favorire i processi di riciclo”, ha commentato David Baker, Industry Affairs Director di RPC Group, intervenuto lo scorso maggio a Milano nella sessione dedicata al packaging del convegnoA Circular Future with Plastics“. Di contralto a questo approccio bottom up c’è “la realizzazione di un packaging più efficiente” attraverso la “promozione di modalità operative circolari fin dalle prime fasi produttive”, ha commentato in sede d’evento Romain Cazenave, Marketing Director for Dow Packaging EMEA. Durante l’ultimo summit dedicato al comparto della plastica svoltosi a Polytalk (Malta) i produttori hanno lanciato un appello per la condivisione di progetti comuni sul riciclo con istituzioni e attori sociali di altri Paesi così da eliminare la plastica presente in mare.

Alcune azioni in campo

Con il progetto MEDSEALITTER, promosso da dieci partner europei di Francia, Italia, Grecia e Spagna, inclusa l’Ispra, saranno individuati una serie di protocolli da applicare in tutto il Mare Mediterraneo per l’individuazione di macro-rifiuti flottanti. L’osservazione avviene a bordo di piccole navi o traghetti o tramite droni e aerei.

Il Tavolo per il riciclo di qualità, istituito ad aprile da Federazione Gomma Plastica, IPPR, Conai, Corepla, Ispra, Enea e Legambiente, vuole spingere una transizione coordinata verso l’economia circolare. Punto nodale la lotta alla dispersione in mare delle reti da mitilicoltura in polipropilene (PP) dovuta a incidenti, mareggiate, distrazione o cattivi comportamenti da parte degli stessi operatori. L’obiettivo è sviluppare una piattaforma di raccolta dedicata per il riciclo e la produzione di PP di alta qualità.

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