Nel nostro Paese circa 9 aziende su 10 hanno individuato degli obiettivi “precisi e concreti” per ridurre le proprie emissioni. Inoltre il 96% di queste realtà sta dimostrando un atteggiamento di crescente responsabilità sui temi green e portano le questioni in discussione ai tavoli dei Consigli di Amministrazione. E’ uno degli scenari emersi dal report di  CDP, che analizza l’attenzione di aziende e istituzioni italiane sui temi ambientali. La ricerca è stata presentato il 4 ottobre a La Spezia nel corso dell’evento organizzato dal Segretariato UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) e dal Ministero dell’Ambiente.

Tutela ambientale, una questione centrale

Lo studio mostra in generale come in Italia la tutela ambientale sia una questione al cento dell’attenzione di aziende, governi ed amministrazioni locali e regionali, che hanno accettato con entusiasmo le sfide globali poste in quest’ambito. 

Metodologia della ricerca

Lo studio prende in considerazione i dati di 48 delle più grandi aziende italiane con il maggiore impatto ambientale, oltre ai dati relativi a 25 città e regioni, che rappresentano insieme circa 40 milioni di abitanti.

Divario tra consapevolezza di rischi e azioni da realizzare

Nonostante in generale l’interesse per le tematiche dell’ambiente sia caratterizzato da una trend di crescita, un altro elemento chiave dell’atteggiamento delle aziende su queste questioni è il “divario significativo tra il riconoscimento da parte delle aziende dei rischi e delle opportunità che un passaggio a basse emissioni di carbonio porterebbe a livello economico e le azioni e cambiamenti che è necessario apportare affinché ciò avvenga”.

Le aziende italiane nella Science based target Initiative

Lo studio ha inoltre rilevato che attualmente sono 8 le aziende italiane che hanno aderito alla Science Base Initiative impegnandosi a ridurre le emissioni nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi di Parigi. L’iniziativa è un accordo di collaborazione tra CDP, WRI (World Resources Institute, WWF (World Wide Fund for Nature) e UNGC delle Nazioni Unite (United Nations Global Compact) e il We Mean Business Coalition. Attualmente sono coinvolte oltre 300 aziende a livello globale. Tra le realtà italiane ENEL è la prima azienda ad aver ottenuto l’approvazione ufficiale dei propri obiettivi per lo sviluppo sostenibile.

Qualche altro numero

Il report mostra inoltre come l’86% delle aziende abbia fissato obiettivi concreti per ridurre le emissioni, mentre  Il 74% delle aziende abbia obiettivi di riduzione assoluta delle emissioni. Il 60% ha invece fissato target di riduzione intensiva delle emissioni. Il 40% infine ha iniziato la valutazione del rischio idrologico che copre sia le operazioni dirette sia la propria filiera.

Una questione gestita ai vertici

Ammonta al 98% la percentuale delle aziende che  ha attualmente dei responsabili ai vertici che si occupano del cambiamento climatico, menbtre arriva all’ l’86% la percentuale di realtà che utilizza incentivi per la gestione dei problemi legati al cambiamento climatico.

Cambiamento climatico, un’opportunità da cogliere

Secondo il 95% delle realtà intervistate vede sia rischi che opportunità da un punto di vista di regolamentazione, l’86% considera rilevanti rischi fisici per la propria attività e il 76% intravede opportunità fisiche”.

Grandi passi in avanti

“Le aziende italiane hanno compiuto grandi progressi nell’accelerazione delle azioni sui cambiamenti climatici – commenta in una nota Steven Tebbe, Managing Director CDP Europe – Esse svolgono la loro parte tra la leadership europea, con i propri consigli di amministrazione ormai largamente responsabili della strategia aziendale sul clima e della definizione degli obiettivi. Questo report fa anche emergere che esiste concretamente un percorso per far si che anche gli attori non statali italiani arrivino ad essere in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Le aziende sono consapevoli dei rischi che i cambiamenti climatici comportano, ma devono prefiggersi obiettivi ambiziosi per agire con la velocità e il livello necessari. Ciò significa che è necessario porsi degli obiettivi per la riduzione delle emissioni che abbiano basi scientifiche e impegnarsi a fondo sull’aspetto di eventuali rischi idrologici e di deforestazione. Esiste infatti un forte gap nell’azione, per questo lavoriamo costantemente per incentivare le aziende a prendere parte al cambiamento.”

Un esempio di leadership italiana in Europa

 “La nostra collaborazione con CDP rappresenta un esempio di leadership italiana in Europa e conferma il nostro impegno a guidare le aziende italiane e le amministrazioni locali verso una maggiore consapevolezza dell’impatto che hanno sull’ambiente in cui operano – commenta  Francesco La Camera, Direttore Generale per lo Sviluppo Sostenibile, per il Danno Ambientale e per i Rapporti con L’Unione Europea e gli Organismi Internazionali presso il Ministero Italiano dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare –  Una maggiore trasparenza e responsabilità tra le organizzazioni più influenti in Italia è la chiave fondamentale per poter garantire un’analisi accurata sui progressi ottenuti sinora e poter lavorare per migliorarci, spingendo le nostre ambizioni sempre più in alto. È importante incrementare la quantità e qualità della divulgazione in materia di sicurezza idrologica e rischio di deforestazione, punti importanti per i nostri sforzi in materia di cambiamento climatico, mentre siamo al lavoro per realizzare l’Accordo di Parigi e SDG.”

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