Sostenibilità e produzione, un binomio non sempre impossibile

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Sostenibilità e grande produzione, chi dice che è un connubio difficile non conosce gli sforzi che grandi marchi stanno dedicando a questo comparto.

Una azienda di prodotti di consumo massivo può fare molto per la sostenibilità sia nella fase di produzione ma ancora di più se, una volta terminato, il prodotto riesce ad avere un basso impatto sull’ambiente.

Ne ha una idea chiara la Henkel che con la Strategia di Sostenibilità 2030, si è data la  mission  di triplicare il valore creato rispetto all’impronta lasciata da operazioni, prodotti e servizi, ovvero rendere tutti i prodotti e i processi tre volte più efficienti. Sforzi che l’hanno portata a essere inclusa nel Global 100 Most Sustainable Corporations in the World Index (Global 100 Index), al riconoscimento Gold di EcoVadis e il Silver Class di RobecoSAM.

Gli obiettivi sono divisi in quinquenni e nel 2011/15 i risultati sono arrivati con un anno di anticipo: la riduzione del 20% di energia e del 19% di acqua impiegati per unità di produzione, la diminuzione del 18% dei rifiuti generati per unità di produzione (-22% se si escludono gli scarti di costruzione e demolizione), oltre all’aumento del 25% dell’indice di sicurezza sul lavoro.

In attesa degli obiettivi per il prossimo quinquennio che saranno annunciati il prossimo 25 febbraio, in occasione della pubblicazione del Rapporto annuale per lo Sviluppo Sostenibile abbiamo approfondito policy e strategia del Gruppo con Cecilia De’ Guarinoni, membro del Comitato Sviluppo Sostenibile di Henkel Italia.

La sostenibilità sembra un driver importante delle vostre scelte, come viene vissuta nel processo produttivo aziendale l’attenzione all’ambiente?

Siamo attivi da sempre rispetto la sostenibilità. Come azienda facciamo capo, nelle quote di maggioranza, alla famiglia dei fondatori che, da sempre, ha creduto ad una cultura di attenzione alla sicurezza e alla sostenibilità sociale.

Abbiamo un comitato di sviluppo sostenibile sia nella casa madre che in diverse sedi aziendali, come ad esempio in Italia. Il nostro riferimento è la vision al 2030. Vogliamo raggiungere obiettivi importanti sia come strategia sui rifiuti e sulle acque che su altri aspetti della produzione come il packaging e la formula chimica dei prodotti.

Il nostro modo di fare impresa, per quanto ci siano degli obiettivi economici molto chiari, ma non preclude i parametri della sostenibilità.

Agite anche rispetto il consumo del prodotto ad esempio promuovendo una cultura delle sostenibilità verso il consumatore finale?

L’impatto principale della impronta ecologica non è tanto a livello produttivo, ma proprio sul consumo dei prodotti. Realizziamo diverse iniziative in ambito produttivo, ma quello che su cui stiamo investendo è innestare un processo di innovazione per ridurre l’impatto ambientale dei nostri prodotti all’atto del consumo.

Le performance non devono prescindere, ma agiamo su aspetti di tecnologia chimica in modo da garantire un profilo di qualità migliorato sul precedente.

Ad esempio sul aspetto energia realizziamo prodotti che possono lavare a basse temperature o a freddo, così da facilitare il risparmio energetico.

Di fatto a seguito di alcune indagini di mercato è emerso come  la richiesta dei clienti finali sia di non rinunciare al proprio stile di vita, non solo il consumatore non è disponibile a pagare di più per un prodotto sostenibile, ma premia la sostenibilità a parità di prezzo.

Impieghiamo plastica riciclata al 25% per le confezioni di detersivi. Abbiamo anche un prodotto  in bottiglia interamente compostabile.

Il packaging è uno degli aspetti su cui stiamo  portando avanti diversi progetti per migliorare l’impatto sull’ambiente, come in ogni aspetto della nostra produzione.

Rispetto i clienti industriali cerchiamo tecnologie e soluzioni che aiutino risparmiare  sul consumo idrico e migliorare parametri di sicurezza. Nel complesso anche con i clienti industriali l’impegno sul fronte della sostenibilità è un valore che ci viene riconosciuto.

Rispetto gli stabilimenti invece, che tipo di iniziative state portando avanti?

Abbiamo dei “master plan” in cui sono previsti diversi progetti di implementazione. Di questi fanno parte le attività realizzate nello stabilimento di Ferentino in cui abbiamo implementato l’illuminazione a Led, ma stiamo lavorando anche su sistemi di telecontrollo e istalliamo cogeneratori dove la linea di produzione lo rende possibile.

Stiamo inoltre lavorando sul fronte dei dipendenti verso cui adottiamo dei parametri di sensibilizzazione ad esempio rispetto lo spegnimento delle luci non necessarie o dei computer.

Abbiamo anche delle attività verso l’esterno come progetti di sostenibilità nelle scuole in cui portiamo la nostra esperienza su temi del ciclo idrico, gestione dei rifiuti ed effetto serra.

Rispetto la mobilità interna impiegate flotte aziendali green? 

La sostenibilità è centrale  nella scelte di mobilità anche della sede italiana. Per il facility management usiamo dei mezzi elettrici, ad esempio per spostamenti tra siti produttivi.

Non abbiamo ancora introdotto l’auto elettrica nella flotta aziendale, ma mettiamo a disposizione auto selezionale secondo i parametri di riferimento abbastanza stringenti sotto il profilo di CO2.

Utilizziamo il pony in bicicletta e abbiamo effettuato una convenzione con i treni. Non abbiamo attivato il carpooling in quanto da uno studio della logistica dei nostri impiegati abbiamo verificato che non sarebbe stato un mezzo utilizzato.

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Agnese Cecchini

Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e… buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE e direttore editoriale del Gruppo Italia Energia.