“Interventi per la Riconversione Ecologica e Sociale”: la proposta di legge arriva in Regione

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La proposta di legge regionale “Interventi per la Riconversione Ecologica e Sociale” è frutto di un anno di lavoro che ha visto lavorare insieme: associazioni, realtà sociali, sindacali, datoriali ed istituzionali, questa proposta prevede “l’istituzione di strumenti a sostegno di processi di conversione ecologica, destinati soprattutto a Piccole e Medie Imprese in fase di pre-crisi, ma allargati anche ad altri beneficiari: lavoratori di imprese in fase di fallimento, cooperative, onlus, enti che tutelano beni comuni. Oltre a definire ambiti e scopi di azione, il testo istituisce poi strumenti e procedure ad hoc per la sottoscrizione di un Accordo di Partenariato attraverso cui accedere a fondi a promozione di processi di riconversione”. A lanciare e promuovere il percorso di scrittura partecipata che ha mesi rappresentanti di diverse realtà e si è avvalsa della consulenza di affermati giuristi, coadiuvate dalla Consigliera Regionale Marta Bonafoni che intervistiamo per Canale Energia.

L’impatto economico del processo, previsto nella proposta, si prospetta molto ampio e soprattutto, riguarderà soggetti molto diversi fra loro: avete pensato ad una forma di comunicazione e tutoraggio per la divulgazione della tematica e  nel processo di accesso ai fondi?

Nella legge (all’articolo 5) si è previsto che l’organismo di riferimento e regista principale di tutto il processo previsto sia la Cabina di Regia sui fondi comunitari (già attiva da inizio legislatura presso gli uffici della Regione Lazio), che avrà queste competenze: individuare settori di attività e aree territoriali prioritarie; definire gli strumenti di intervento; definire criteri per la valutazione di efficacia degli interventi e per il monitoraggio degli stessi.

Tra i suoi scopi principali, poi, ci sono proprio il coordinamento nell’impiego dei fondi europei, il tutoraggio per l’accesso agli stessi e la comunicazione a tal riguardo.

La “pubblicità” degli scopi della legge e le possibilità di accesso per tutti gli attori che possono essere coinvolti (quali sito web, seminari di approfondimento, adeguata pubblicità per i bandi), fanno già parte delle prerogative della Cabina di Regia che, in questo lavoro, potrà sicuramente beneficiare anche delle relazioni e delle esperienze che, di pari passo, verranno messi in campo dall’Unione Europea e dal Governo Italiano.

Avete previsto strumenti di monitoraggio per il successo dell’iniziativa, in modo di uno storico che potrebbe rivelarsi molto utile per valutare il successo delle iniziative?

Nella legge, all’articolo 12, è stato previsto specificatamente che venga effettuato un’attività di monitoraggio sugli Accordi di Parternariato e sull’efficacia della legge. Gli strumenti attraverso i quali verrà effettuata questa attività non sono ancora stati individuati ma saranno il frutto, come tutto il resto della legge, di un percorso di condivisione tra tutti gli attori coinvolti. 

Dal punto di vista energetico, avete già pensato a qualcosa?

La tematica del risparmi energetico è uno dei cardini su cui si basa tutto l’impianto della legge ed è alla base dello stesso concetto di riconversione.

Infatti negli scopi e ambiti previsti dall’articolo 3, uno dei punti individuati è “la modifica nell’uso di materie prime e di energia da fonti fossili, per aumentare il recupero e il riutilizzo dei componenti e delle sostanze utilizzate”.

Come è stato lavorare a stretto contatto con le diverse associazioni?

Il percorso di scrittura della legge, durato un anno, è nato dalla rifessione condivisa secondo cui l’uscita dalle crisi economica ed ambientale non può che passare per processi di reale riconversione ecologica dei modelli produttivi e di consumo, da informare a criteri di giustizia ambientale e sociale.

Questo processo condiviso ha dimostrato come siano fondamentali e importanti, da un parte, il ruolo di stimolo che possono (e devono) avere le amministrazioni pubbliche, a partire da quelle territoriali, nella predisposizione di strumenti utili allo scopo e, dall’altra, la necessità per le forze sociali, sindacali, produttive di essere gli attori sociali in termini di individuazioni di pratiche virtuose e percorsi partecipativi necessari per garantire la desiderabilità sociale e l’aderenza dei processi alle esigenze del territorio.

Pensate che in futuro questa collaborazione si possa estendere anche ad altri fronti?  La proporrete  come esempio anche ad altre regioni?

Il metodo della partecipazione condivisa nella scrittura delle leggi è un modello che abbiamo già sperimentato e applicato in questa legislatura, per esempio per la legge contro la violenza sulle donne o la legge sullo spettacolo dal vivo. In questo caso specifico, sicuramente continueremo a lavorare con le associazioni nel caso dell’applicazione sul campo delle legge.

Sicuramente, una volta approvata, la legge potrà essere un modello ed un esempio per altre amministrazioni regionali e, in questo ambito, proprio la diffusione capillare che possono assicurare gli altri attori sociali e, dunque, la loro collaborazione risultano fondamentali.

 

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