Carbone tra mistificazioni e realtà

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di Rinaldo Sorgenti, vicepresidente Assocarboni

Le notizie che in queste settimane vengono riportate da vari organi di stampa internazionali circa un atteso minore utilizzo del carbone per la produzione elettrica, nel mondo, siano dovute alle molteplici iniziative – spesso di matrice “ambientalista” – che continuano a speculare sugli argomenti che riguardano: i “Cambiamenti Climatici supposti Antropogenici” e le “Emissioni di CO2” in atmosfera.

La realtà delle esigenze energetiche degli abitanti del pianeta e, soprattutto, l’indubitabile necessità per una larga componente dell’umanità, rappresentata dal 1,3 miliardo di esseri umani che vive nei Paesi poveri e sottosviluppati del pianeta che ancora non dispongono della “banale” elettricità, comporterà che l’utilizzo ed il consumo del carbone continuerà sensibilmente a crescere anche nel medio-lungo termine, per dare giusta ed opportuna risposta a tali ineludibili esigenze.

Questo non vuol dire non riconoscere che una fetta consistente di impianti in esercizio nel mondo, e anche nei Paesi avanzati, sia rappresentata da centrali obsolete e costruite 40-50 anni fa con le tecnologie allora prevalenti. Logica vorrebbe che tali impianti siano smantellati per dare spazio a nuove installazioni che beneficino degli indubbi miglioramenti ed avanzamenti tecnologici che sono stati messi a punto nell’ultima decade e che hanno permesso un consistente miglioramento dell’efficienza di funzionamento di tali importanti infrastrutture, consentendo:

– un significativo miglioramento dell’efficienza di conversione energetica con l’introduzione di BAT (Best Available Technologies), che consentono un sensibile minor consumo di combustibile a parità di elettricità prodotta;
– un consistente miglioramento delle emissioni in atmosfera da questi nuovi impianti, con un drastico abbattimento delle emissioni nocive: (SOx, NOx, Particolato fine) e, parallelamente, una sensibile riduzione delle emissioni anche di CO2 in atmosfera, dell’ordine di 20% rispetto ai vecchi impianti.

D’altra parte, un esame obiettivo che prescinda dalle abituali speculazioni emotive, dimostra che il mondo non può fare a meno di tutte le Fonti Energetiche conosciute e queste dovrebbero essere opportunamente impiegate sulla base delle esigenze e delle specifiche condizioni di merito che interessano i vari Paesi dove è richiesta tale disponibilità di elettricità per sostenere lo sviluppo ed il benessere delle relative popolazioni. Poi, le particolari esigenze locali e le condizioni di contorno sia economiche che strategiche, nonchè di possibile maggiore disponibilità dell’una o dell’altra fonte aiuteranno a disegnare la migliore condizione ed il “Mix delle Fonti” che si rende auspicabile e disponibile per il più agevole raggiungimento di tali scopi.

Peraltro, quanto più aumenta in un determinato Paese lo sviluppo di Fonti Rinnovabili intermittenti, tanto più occorre bilanciare ed affiancare tali Fonti con impianti avanzati ed affidabili che consentano di poter disporre dell’elettricità sempre e quando serve, a condizioni ragionevoli e davvero sostenibili, per non rischiare improvvisi e costosissimi “black-out” della rete nazionale.

Anche nei Paesi più avanzati del pianeta, tale evoluzione è inevitabile e le scelte dei relativi Governi non potranno che tenere conto delle esigenze di difendere il benessere e proseguire lo sviluppo per le rispettive popolazioni, varando programmi che aiutino una più veloce dismissione dei vecchi ed obsoleti impianti per sostituirli con le BAT oggi disponibili che continuano ad utilizzare le fonti fossili ed in particolare il carbone (la fonte energetica più disponibile e meglio distribuita sul pianeta); il che corrisponde spesso anche a sostenere l’industria manifatturiera che in tali Paesi è presente e sviluppata.

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