La a metropolitana potrà riscaldare e raffreddare le case di Torino. Come? Attraverso “l’inserimento di tubazioni nei conci strutturali di cui è costituito il rivestimento della galleria” che favoriscono lo scambio di calore con il terreno circostante, “come negli impianti di geotermia superficiale”.

A spiegarci come funziona il primo “concio energetico” italiano ENERTUN, brevetto del Politecnico di Torino, è il responsabile Prof. Marco Barla che guida un team di ricercatori composto da Alice Di Donna, Alessandra Insana, Fabrizio Zacco.

In pratica si costruisce una “galleria energetica” che diventa un grande scambiatore di calore: la struttura di calcestruzzo armato che riveste i tunnel della metropolitana, il concio, viene integrata con i tubi che contengono il fluido in grado di scambiare calore con il terreno circostante e di portarlo in superficie. Da qui il “concio energetico”.

Finora sono stati installati due anelli interamente costituiti da conci geotermici e i dati raccolti sembrano promettenti, “leggermente superiori alle valutazioni ottenute mediante i modelli numerici”, commenta Barla. La sperimentazione proseguirà per un altro anno nel campo allestito presso il cantiere di piazza Bengasi a Torino con il coinvolgimento della Infrato, come stazione appaltante, e del Consorzio Integra CMC, incaricato della realizzazione del tratto di metropolitana. In questo lasso di tempo si lavorerà al collegamento della galleria energetica con l’impianto di teleriscaldamento di Iren: “È un’attività in corso e che offre prospettive interessanti in particolare in relazione al tracciato della linea 2 della metropolitana di Torino che attraversa zone di città non ancora servite dal teleriscaldamento”.

L’installazione in galleria: sono visibili i tubi che consentono di ‘spostare’ il calore dal terreno agli edifici

Nessun consumo idrico per un impianto a circuito chiuso: “Le perdite all’interno dei conci sono molto remote, ma nel caso è possibile sezionare l’impianto e isolare l’anello di rivestimento continuando ad utilizzare solo i rimanenti (ogni anello lavora in parallelo)”, precisa il responsabile.

I benefici? Barla cita la “riduzione delle emissioni in atmosfera per il riscaldamento degli edifici, la riduzione del contributo alla formazione delle bolle di calore in aree urbane causato dagli impianti di condizionamento estivo” e lo “sfruttamento di una risorsa energetica locale in modo sostenibile”.

Un concio di rivestimento della galleria della metropolitana di Torino attrezzato con i tubi per lo scambio di calore

Il passaggio della metropolitana influirà “in maniera trascurabile” su questo scambio termico, rassicura l’esperto. “Le condizioni di Torino sono ottimali”, prosegue, e rendono la città perfettamente idonea allo sviluppo del progetto. Ma, precisa, “la stessa tecnologia può comunque essere applicata anche in contesti diversi con beneficio. Abbiamo studiato applicazioni nelle città di Varsavia e Istanbul e in gallerie alpine”.

I lavori di ricerca sono stati finanziati nell’ambito dei Proof of Concept del Politecnico di Torino, finalizzati alla realizzazione di prototipi di tecnologie brevettate. I risparmi che deriveranno dalla realizzazione del progetto stanno “nella realizzazione dell’impianto”, perché, conclude Barla, rispetto a un impianto geotermico tradizionale “non è necessario costruire pozzi: si sfrutta un’opera che viene realizzata comunque”.

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