La spinta dell’Energy Manager nella PA

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Vincenzo Scuto si laurea in Ingegneria Meccanica, indirizzo Ambiente, orientamento Energia, all’università di Catania nel 2001. Nel 2003 si trasferisce a Benevento e collabora con l’Università di Napoli Federico II e con l’Università degli Studi del Sannio in alcuni progetti di ricerca, soprattutto nell’ambito dell’emergenza rifiuti della Campania. Durante il periodo accademico approfondisce la ricerca sulle Fonti Energetiche Rinnovabili, sulla pianificazione energetica territoriale e pubblica alcuni articoli sulle applicazioni delle nanotecnologie ai sistemi energetici.

Finito il dottorato torna in Sicilia e, dopo un breve periodo da consulente per alcune aziende, fonda la Gestione Energie Alternative s.r.l., una ESCo specializzata nella progettazione, realizzazione e gestione di impianti di generazione di energia da FER. Dal 2014 riprende l’attività di consulenza sulla scia del rinnovato interesse per il settore dovuto anche al diffondersi dell’iniziativa europea “Patto dei Sindaci”. Redige diversi PAES, tra cui quello della città di Catania, e svolge attività di Energy Manager per la PA. Effettua numerose diagnosi energetiche per aziende siciliane e non.

Ha conseguito un master in Europrogettazione di grande interesse per aziende e pubbliche amministrazioni.

In base alla sua esperienza di consulente esterno, quali sono i vantaggi derivanti dall’attuazione di interventi di efficientamento energetico?

La mia esperienza riguarda aziende private solo per consulenze “spot”, durante le quali ho individuato possibili interventi di efficientamento, evidenziandone soprattutto gli aspetti economici, ovvero i risparmi conseguibili sulla spesa energetica. Da Energy Manager, attività che svolgo prevalentemente per la PA, mi è stato possibile sottolineare anche altri tipi di vantaggi, quali ad esempio: benefici ambientali, miglioramento dei servizi e, in qualche caso, un aumento della sicurezza degli impianti. Naturalmente per una PA sono importanti anche ricadute più indirette: occupazionali legate al territorio, il miglioramento della consapevolezza ambientale dei cittadini e, non ultima, una ricaduta per l’immagine degli amministratori.

In quanto tempo le imprese sono rientrate nei termini dell’investimento?

Le imprese tendono ad attuare gli interventi solo quando i tempi di ritorno sono dell’ordine dei 3-6 anni. Alcuni richiedono tempi più lunghi e vengono effettuati solo se ci sono incentivi di qualche natura. Ma ci sono delle eccezioni: un cliente da me seguito che possiede degli importanti data center è interessato più alla affidabilità e alla continuità del servizio che al solo aspetto economico. In quest’ottica sta realizzando un intervento di efficientamento del sistema di raffreddamento perché, oltre che il risparmio energetico ed economico, questo permette di differenziare le fonti di approvvigionamento energetico e di garantire una maggiore affidabilità del servizio.

Crede che le aziende con le quali ha collaborato promuoveranno nuove azioni di efficientamento?

Anche se, come detto, le mie consulenze presso le aziende private sono per lo più eventi spot, so per certo che alcuni degli interventi da me proposti sono stati realizzati o sono in via di realizzazione. Nella PA, invece, oltre a proporre gli interventi, occorre anche qualcuno che spinga e porti avanti il progetto all’interno degli uffici. E questo è uno dei compiti “occulti” di un EM che lavora per la PA.

Con quali fondi sono stati realizzati questi progetti?

Va fatta una importante differenza tra fondi strutturali (indiretti) e fondi diretti. Fino ad ora quasi tutti gli interventi fatti, sia da privati che da soggetti pubblici, hanno attinto solo a quelli indiretti, ovvero quelli i cui bandi vengono emanati da ministeri e regioni. Non appena si diffonderà una maggiore consapevolezza e una maggiore competenza sulla possibilità di accedere ai fondi diretti, sono convinto che ci sarà un enorme salto in avanti del mercato dell’efficienza energetica. Sotto questo aspetto c’è un bel progetto che stiamo cercando di portare avanti.

Come può un EGE consulente esterno inserirsi nella pianificazione delle misure per l’efficienza?

In genere quando si ha un colloquio con un potenziale cliente la prima mossa l’ha fatta proprio il cliente. Questo facilita molto il nostro lavoro perché è già consapevole di una sua esigenza. Spesso si tratta di capire quale sia la sua richiesta ed eventualmente correggere le convinzioni sbagliate che potrebbero derivare dalla mancata consultazione di un professionista. Una volta condivisi gli obbiettivi da raggiungere, trovare le soluzioni tecniche più adeguate è una passeggiata.

Il quadro normativo in tema di efficienza energetica risulta chiaro? O esistono delle criticità sulle quali occorre intervenire?

Decisamente non è semplice e, purtroppo, gli aggiornamenti sono molto frequenti. Restare al passo con la normativa è un impegno abbastanza oneroso per qualunque tecnico di questo settore, soprattutto in termini di tempo. Tempo che potrebbe essere impiegato molto meglio, ad esempio, in aggiornamenti di natura tecnica.

Studiare da EGE: corsi, master e scuole per la nascita di figure specializzate. Quanto conta la formazione?

La formazione è importante, soprattutto per quel che riguarda la normativa specifica, le procedure burocratiche e amministrative, le norme che regolamentano il settore, etc. La formazione tecnica è importante, ma non può prescindere dall’esperienza in campo, meglio se suddivisa in diversi ambiti di applicazione. Saper vedere ogni problema da diversi punti di vista dovrebbe essere una prerogativa dell’EM, e non c’è modo per imparare questa cosa se non con l’esperienza

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Ivonne Carpinelli

Giornalista con la passione per l’ambiente e l’energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e… smartphone.