Efficienza e finanza

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Un interessante leitmotiv degli ultimi tempi è quello del finanziamento dei progetti di efficientamento energetico. Non c’è ormai manifestazione fieristica o convegnistica in cui non si affronti questo tema. Gli elementi fondanti del dibattito sono:

  • la crisi rende difficile a famiglie, amministrazioni pubbliche e imprese investire in efficienza energetica, anche se ciò le aiuterebbe a liberare risorse da spendere nel core business;

  • una possibile risposta sono le ESCO, ma sono troppo “giovani” e scarsamente capitalizzate per poter rispondere in modo diretto al finanziamento;

  • le banche e i fondi di investimento hanno soldi da investire in questo settore, ma non sanno come fare per via dei rischi, se non basandosi sul merito creditizio del cliente finale (non potendo usare allo scopo le ESCO in virtù del punto precedente);

  • la crisi aumenta il rischio di insolvenza o ritardato pagamento per gli enti pubblici e i consumatori privati, complicando il quadro.

Del resto giova ricordare che per un istituto di credito l’efficienza si presenta complicata da affrontare in quanto l’argomento è molto ampio e tecnico, i contratti EPC e le metodologie di misura e verifica dei risparmi non sono ancora sufficientemente sviluppati, la dimensione di investimento è limitata per accedere a una valutazione centralizzata della sostenibilità finanziaria dei progetti, spesso non è possibile utilizzare gli asset installati come garanzia in quanto difficilmente separabili dall’edificio o dall’impianto, non ci sono modelli di business rodati se non per soluzioni particolari.

Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un circolo vizioso, in cui si ripassa dal via senza aver costruito nemmeno una casetta sul Monopoli. Ma così non è, come dimostrano le testimonianze raccolte dalla FIRE, che segue da anni da vicino queste tematiche, avendo avviato oltre un decennio fa i primi ragionamenti in merito alle ESCO con le banche più propositive. In particolare il blocco della crescita delle fonti rinnovabili legato alle politiche dissennate del nostro Paese ha riportato il tema dell’efficienza energetica al centro dell’attenzione del mondo finanziario, e questo sta portando allo sviluppo di modelli interessanti.

Le garanzie tradizionali insieme alla valutazione del merito creditizio del cliente finale rimangono ancora in auge, ma in molti hanno compreso che per sbloccare le risorse occorre pensare a vie alternative. Alcuni aspetti interessanti.

Finalmente cominciano ad apparire pacchetti assicurativi dedicati ai contratti EPC con copertura di tutti i rischi. Si tratta essenzialmente di prodotti su misura basati sul ricorso ai Lloyd’s, che con adeguati sviluppi potranno indubbiamente aiutare la crescita del finanziamento tramite terzi.

L’accordo fra Domotecnica e Icim, legato al finanziamento tramite terzi per i condomini, dimostra che si possono studiare sistemi certificati a supporto delle garanzie sul credito. Si tratta di strumenti che possono complementare le certificazioni di ESCO ed EGE per offrire una garanzia aggiuntiva sulle caratteristiche tecniche e gestionali dei progetti realizzati e sulle capacità delle ESCO e degli altri fornitori. Il protocollo di misura e verifica dei risparmi IPMVP può inoltre rappresentare un valido ausilio in termini di gestione ottimale dei contratti e di raggiungimento delle performance concordate.

I fornitori di energia elettrica e gas stanno sviluppando offerte legate a soluzioni di efficientamento finanziate attraverso le bollette, che possono risultare interessanti per molte famiglie e PMI. Lo schema dei certificati bianchi ha inoltre portato a interessanti esperienze industriali anche su tecnologie di processo.

Alcune banche hanno cominciato a sviluppare competenze interne con ricadute su prodotti finanziari dedicati a soluzioni per le famiglie o a progetti realizzati in sede corporate. Quando sarà disponibile, il fondo di garanzia previsto dal D.Lgs. 102/2014 potrà offrire un ulteriore strumento di appoggio al finanziamento tramite terzi (anche se è illusorio pensare che da solo risolva i punti critici esposti ad inizio articolo, a prescindere dall’entità dei fondi stanziati).

Non è ancora abbastanza, ma è già molto più di quanto risultava disponibile anche solo due anni fa, e dimostra che si possono finanziare soluzioni diverse dalla cogenerazione e dalle rinnovabili. Per cogliere queste opportunità sarà però essenziale offrire un quadro legislativo stabile, un aspetto tutt’altro che scontato, come provano iniziative come lo spalma incentivi, l’esito della Robin Hood tax e la gestione troppo burocratica di domande di incentivazione e ispezioni. Non a caso sarà uno dei temi di discussione all’annuale conferenza FIRE “Certificati bianchi: titoli di efficienza energetica a portata di mano” che si terrà a Roma il 19 e 20 marzo (per info: www.certificati-bianchi.com).

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