In caso di vendita di un immobile la differenza di valore delle case classificate in classe energetica A rispetto alle abitazioni con performance di efficienza inferiori è più rilevante nelle zone periferiche rispetto al centro città, attestandosi in media al 30%. Ciò è dovuto al fatto che gli acquirenti di una casa valutano come elemento di grande importanza la qualità dell’edificio. Questo trend è invece meno evidente tra gli acquirenti di case situate nel centro cittadino. In questo caso la percentuale scende al 20%. Nel valutare l’acquisto in una zona centrale la localizzazione ha un ruolo preponderante rispetto all’efficienza energetica dell’edificio. Questa è la fotografia scattata dal Secondo Osservatorio sulla sostenibilità e sulla Sicurezza realizzato da Scenari Immobiliari in collaborazione con Johnson Controls.

 

Affitto

Se dalla vendita passiamo all’affitto, la situazione subisce un ribaltamento. In questo caso il valore aggiunto della classe energetica A sale al 26% nelle zone centrali, mentre in quelle periferiche scende al 15%. Ciò si può spiegare, secondo lo studio, considerando la difficoltà a imporre canoni elevati a causa della ridotta disponibilità economica di un tipo di cliente che non possiede risorse sufficienti ad acquistare un’abitazione.

Settore commerciale

Analizzando invece i dati relativi al comparto commerciale emerge come ci sia una proporzionalità diretta tra l’aumento delle quotazioni immobiliari, l’avanzamento tra le varie classi energetiche e la collocazione degli edifici nelle zone centrali. In sostanza i prezzi con incrementi maggiori si hanno nel centro città (50%) rispetto alla periferia dove invece il dato rimane al 34%.

Risparmio energetico

Nonostante la ricerca abbia confermato un rapporto direttamente proporzionale tra la classe energetica di appartenenza e le quotazioni immobiliari – sottolinea in una nota Francesca Zirnstein, Direttore Generale Scenari Immobiliariuno sguardo più attento alle dinamiche interne ai principali centri urbani suggeriscono una sostanziale indifferenza rispetto allo ‘sconto’ derivante da minori spese per l’approvvigionamento energetico. Con l’eccezione del mercato residenziale, sia canoni che prezzi di immobili in classe A risultano più elevati non tanto dove i risparmi energetici possano avere un impatto considerevole sulla riduzione delle spese vive degli occupanti, quanto dove il conseguimento di buone performance energetiche è conseguenza di interventi eseguiti con elevati standard qualitativi.

Si ripropone quindi l’ipotesi per la quale l’efficienza energetica degli edifici negli ultimi anni sia stata frutto di imposizioni arrivate con l’evoluzione delle normative vigenti nate dall’adesione a impegni a scala comunitaria, rispetto ad una sostanziale indifferenza da parte della domanda nei confronti dei possibili risparmi dovuti a edifici più efficienti”, conclude Zirnstein. 

Bisogna fare di più per l’efficienza

L’efficienza energetica è ormai un elemento centrale nella definizione della qualità delle performance di un edificio. Tuttavia su questo fronte l’Italia sembra essere rimasta ancora indietro. “La crisi dell’edilizia dell’ultimo decennio e la parcellizzazione della proprietà in tutti i comparti del mercato immobiliare – spiega la nota di Scenari Immobiliari – hanno frenato la rigenerazione del patrimonio edificato, che si trova oggi in una condizione di arretratezza con consistenti ricadute sul valore degli immobili”.

Richiesti investimenti per 80 mld

Se si volessero realizzare interventi di riqualificazione sull’intero patrimonio immobiliare bisognerebbe investire circa 80 mld di euro nei prossimi 20 anni. Solo il residenziale, realizzato tra il dopoguerra e il 2000, richiederebbe più di 65,2 mld. Per gli immobili a uso commerciale e quelli a uso terziario la cifra necessaria per le riqualificazioni sarebbe invece circa 14,6 miliardi di euro.

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