Diagnosi energetica, comunicazione dei risparmi, alcuni chiarimenti

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In merito alla scadenza del 31 marzo 2016 per la comunicazione dei risparmi dell’anno 2015 rispetto al 2014 di quelle aziende che hanno inviato la Diagnosi Energetica -punto 7.1 dei “Chiarimenti Diagnosi Imprese” del 19-05-15, e l’Allegato 3 – Comunicazione dei risparmi ai sensi dell’articolo 7, comma 8 del d.lgs. 102/2014- sentiamo il parere dell’esperto: Michele Santovito, Assoege.

Per la maggior parte di noi che è stato impegnato sulle diagnosi energetiche obbligatorie i primi mesi del 2016 stanno richiedendo uno sforzo interpretativo non indifferente per garantire la conformità alle imprese obbligate alla comunicazione. Nel mese di febbraio c’è stato un tavolo tecnico con l’ENEA, in cui sono emersi non pochi dubbi sull’argomento (principalmente sui siti clusterizzati e come gestire la parte relativa ai TEE). Per cui accolgo volentieri l’invito a dare la “mia” versione, che deriva dalla lettura dei materiali ad oggi disponibili, da ciò che è emerso in occasione del tavolo tecnico e dal confronto con alcuni colleghi facenti capo alla nostra rete di Assoege

I risparmi da comunicare con un foglio di calcolo che riporti l’algoritmo dell’allegato 3, sono intesi come delta dei consumi normalizzati tra i due anni o bisogna definire il tipo di intervento che ha generato il risparmio ed indicare i consumi pre e post intervento?

Attraverso questa comunicazione, il Ministero ha intenzione di raccogliere informazioni da poter usare come contributo aggiuntivo al raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica indicati dalla direttiva 27 del 2012. Siccome non si può ragionare in termini assoluti è necessario normalizzare il dato di consumo e confrontarlo tra due periodi temporali ben definiti e tutto ciò indipendentemente dalle cause che hanno generato questo beneficio, al risultato che ne deriva si dovrà sottrarre il valore di TEP rendicontato e che ha originato i Titoli di Efficienza Energetica dell’anno in oggetto.

Tutti questi calcoli dovranno essere basati sui dati annuali di tutti i vettori energetici presenti in ogni sito delle imprese obbligate e non, le quali hanno inviato o caricato sul portale ENEA la propria diagnosi. Per chi ha un po’ di pratica di efficienza energetica, si può ben comprendere come questa procedura sia un po’ forzata perché in molti casi si corre il rischio di far riferimento ad una baseline poco affidabile: a titolo di esempio (vale anche il contrario), potrei trovarmi di fronte un’azienda i cui numeri dimostrano benefici in termini di efficienza energetica, solo perché ha avuto un anno con una produzione molto più elevata (minimizzando i consumi fissi che sono tipici di un impianto produttivo), senza aver fatto alcun miglioramento né tecnologico né gestionale o addirittura avendo aumentato gli sprechi di energia.


Un’Azienda che non ha realizzato alcun tipo di intervento nel 2015 deve comunicare ugualmente i risparmi normalizzati, come delta tra i due anni dei consumi normalizzati?

Si ribadisce che non dipende dall’esecuzioni di interventi.

Approfitto per aggiungere che tale rendicontazione dovrà essere inviata solo se la percentuale di miglioramento, intesa come consumo normalizzato, tra l’anno n (2015) e l’anno n-1 (2014) è stata superiore all’1%, diversamente l’azienda non è tenuta alla comunicazione.

Per le Imprese multisito occorre comunicare i dati di consumo di tutti i siti, includendo anche quelli che sono stati esclusi dal programma di cluster?

Questo è uno dei punti più critici emersi dal confronto con gli operatori, perché nel documento del Ministero di maggio 2015 è chiaramente scritto che tutti i siti sono soggetti alla rendicontazione. Se tale posizione venisse confermata credo che in pochi saranno in grado di rispettarla, considerato il lavoro di ricostruzione dei consumi sia per il 2014 che per il 2015, e soprattutto facendolo diventare un onere troppo grande rispetto al beneficio atteso.

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