Ridurre l’uso delle materie prime e recuperarle quando possibile. Sono i due imperativi della transizione, intrapresa anche dal nostro Paese, verso l’economia circolare che hanno come “effetto collaterale” il benessere del Pianeta. In questo scenario tutti, ovviamente, devono fare la loro parte: la responsabilità viene parcellizzata rispetto la rispettiva incidenza sulla casa comune.

FCA, una delle aziende automobilistiche più conosciute al mondo, da molti anni spinge il recupero, il reimpiego e il riciclo dei materiali utilizzati nella costruzione dei veicoli. Per aumentare il livello di qualità degli operatori della filiera, da un lato, e trovare mercati di sbocco per i materiali separati, dall’altro, ha creato “una rete di demolitori distribuita sul territorio nazionale (ed europeo) a disposizione dei nostri clienti, in grado di ritirare a costo zero per il cliente i veicoli fuori uso – come sottolinea FCA a Canale Energia – Presso tali autodemolitori i mezzi vengono messi in sicurezza, i componenti sezionati per il reimpiego, alcuni materiali specifici (pneumatici, vetro, plastiche) smontati e avviati al riciclaggio”.

Un’attività specifica è stata la valutazione di differenti soluzioni di recupero energetico per il residuo di frantumazione degli ELV, il cosiddetto fluff – fa notare FCA – Nel progetto TARGET FLUFF, co-finanziato dal Ministero dello Sviluppo economico, sono state valutate le tecnologie di pirolisi e gassificazione applicate a tale rifiuto ottenendo ottimi risultati dal punto di vista tecnico ed ambientale”. Questo a fronte della difficile sostenibilità economica rispetto soluzioni già utilizzate in altri stati europei, quali ad esempio la co-combustione con rifiuti solidi Urbani-RSU. Negli ultimi mesi, poi, la casa automobilistica sta lavorando per “ottenere l’end of waste del fluff per la produzione di CSS (Combustibile Solido Secondario) che si potrebbe poi termovalorizzare in centrali termiche o nei cementifici”.

E il lavoro in termini di sostenibilità non si ferma qui: FCA da anni ha immesso sul mercato mezzi che possono essere già alimentati a biometano. E nel biennio 2013-15 ha registrato una crescita nelle vendite: oltre 160 mila veicoli, tra vetture e veicoli commerciali leggeri.

Biomethair è il progetto che ha visto collaborare FCA con 19 partner piemontesi del mondo accademico e aziendale per la realizzazione di un prototipo di Panda a basse emissioni di CO2 alimentata con biometano e bioidrogeno prodotti attraverso la conversione di biomasse di scarto.

Per raggiungere questo risultato il progetto si è evoluto su tre assi di sviluppo: la prima volta all’installazione del motore bicilindrico “TwinAir”, che integra all’interno un sistema “mild hybrid” in grado di ridurre consumi ed emissioni; la seconda incentrata sull’individuazione di soluzioni per lo stoccaggio del gas compresso, attraverso bombole alleggerite con anima in acciaio alto-resistenziale e avvolte in fibra di carbonio. Nell’ultima un ruolo importante l’ha ricoperto il polo tecnologico di ACEA Pinerolese con il quale FCA ha sviluppato il fulcro del progetto:  un sistema di produzione per via biologica di metano ed idrogeno, basato su processi di digestione anaerobica delle biomasse di scarto, e successiva purificazione del gas prodotto. Miscelare i due gas ha consentito di ridurre del 32% le emissioni totali di CO2.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista con la passione per l'ambiente e l'energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo anche di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e... smartphone.