Fonderie italiane centrali per export ed economia circolare

I dati del primo report di sostenibilità del comparto, con un richiamo alla centralità della moneta unica

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Fonderie in buona salute e centrali in strategie di economia circolare. Questi i dati diffusi oggi Assofond, l’Associazione Italiana Fonderie, in occasione dell’assemblea annuale di svoltasi a Brescia negli stabilimenti IVECO.

Il settore, fondamentale per l’industria manifatturiera italiana ed europea, svolge un ruolo chiave nel riciclo e il riuso di materiali che altrimenti finirebbero in discarica o dispersi nell’ambiente.

Dati emersi chiaramente dalla presentazione del primo rapporto di sostenibilità del comparto. Oltre all’economia circolare, sono stati sottolineati le azioni e l’impegno del settore per la riduzione dell’impatto ambientale delle attività di produzione.

Emblematico il caso delle terre esauste. La cui produzione a livello generale è calata del 37% dal 2000 al 2015, ma sopratutto il 95% delle terre esauste prodotte in fonderia viene riutilizzato come materia prima, in sostituzione di sabbie e terre provenienti da attività estrattive, annullando praticamente il ricorso allo smaltimento in discarica.

“La sostenibilità non è un vezzo, o una moda: la crescita della popolazione mondiale impone a tutti di ripensare le nostre abitudini per non distruggere il pianeta. Il nostro settore – dichiara in una nota il presidente Assofond Roberto Ariottida sempre mette in pratica un meccanismo di economia circolare molto avanzato: è grazie alle fonderie e alla loro tecnologia, infatti, che buona parte dei materiali metallici giunti a “fine vita” può essere riciclata e riutilizzata per realizzare nuovi prodotti. Con questo primo Rapporto di sostenibilità abbiamo deciso di iniziare a raccontare una realtà che non da oggi, ma da sempre, dà un contributo importante per sviluppare un sistema economico capace di rigenerarsi autonomamente risparmiando risorse, salvaguardando l’ambiente e garantendo un futuro sostenibile alle prossime generazioni”.

I dati del rapporto

Il Rapporto di Sostenibilità evidenzia come nel 2015 le fonderie abbiano destinato a interventi di riduzione dell’impatto ambientale il 28,5% del totale degli investimenti realizzati. Elemento superiore al settore manifatturiero nel suo complesso (2%) e anche al siderurgico (4,1%).

Gli investimenti compiuti hanno permesso alle fonderie di sviluppare tecnologie in grado di accrescere l’utilizzo di materiali di recupero come materia prima per tutti i tipi di forno fusorio – per le fonderie con forni elettrici, in particolare, la percentuale di rottami utilizzata è passata dal 60% del 2003 al 75% del 2015 – mentre sono calate drasticamente le emissioni di polveri nell’atmosfera (-65% dal 2003) e la produzione di rifiuti per tonnellate di getti prodotti (-26,6% dal 2000 al 2015).

L’utilizzo di sistemi sempre più efficienti, infine, ha permesso di ottenere importanti riduzioni anche nei consumi di acqua: il 95% delle acque prelevate, utilizzate per il raffreddamento degli impianti produttivi, è infatti riciclata all’interno di circuiti di recupero.

“La sostenibilità ambientale è un aspetto molto importante per le fonderie, ma non l’unico: anche gli altri due assi della sostenibilità – quello economico e quello sociale – raccontano molto del nostro settore. Siamo per lo più PMI familiari conclude Ariotti e questo ci garantisce due importanti vantaggi: riusciamo a sostenere da soli il nostro business con una buona capacità di autofinanziamento e siamo profondamente radicati nel territorio in cui vivono i nostri imprenditori. Questo significa che portiamo lavoro e sviluppo, garantendo posti di lavoro stabili: il 96% degli addetti di fonderia in Italia è assunto a tempo indeterminato, un dato ben più alto della media nazionale”.

Un richiamo alle politiche sull’euro

Il presidente della associazione non manca di sottolineare come, gli importanti risultati del comparto siano legati soprattutto alle esportazioni (64%) che fanno dell’euro un elemento imprescindibile. “Introdurre meccanismi protezionisti o pensare addirittura di mettere in discussione l’adesione all’euro significherebbe bloccare un percorso di crescita consolidato” spiega nella nota il presidente – I nostri sono prodotti ad alto valore aggiunto, non commodity: esportiamo innanzitutto know-how e tecnologia che tutto il mondo ci invidia e che dobbiamo poter continuare a proporre sui mercati internazionali in un contesto di libero scambio garantito dalla forza dell’euro e del mercato unico europeo”.

 

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