Rifiuti speciali, nuove conquiste da cui ripartire

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I dati del rapporto mostrano un ritardo evidente di cui risente il sistema di monitoraggio e controllo dei rifiuti speciali: bisogna pensare a metodologie di tracciabilità diverse per evitare questi rallentamenti. Questo è un elemento che va a vantaggio della raccolta illecita dei rifiuti: trasparenza e tracciabilità sono temi fondamentali”.

Così Bernardo De Bernardinis, Presidente ISPRA, ha aperto oggi il convegno di presentazione del Rapporto Rifiuti speciali edizione 2016, redatto da ISPRA, e ripreso uno dei leitmotiv dell’intera mattinata.

Sfogliando i dati del rapporto 2016 emerge, infatti, un quadro anacronistico, seppur positivo: la gestione di rifiuti speciali in Italia ha raggiunto le 133,8 mln di ton in Italia (+3,3% rispetto al 2013) a fronte di una produzione complessiva di 130,6 mln di ton (anche questo dato in crescita di 5 punti percentuali, rispetto all’anno precedente). Altro dato incoraggiante il calo nell’esportazione dei rifiuti speciali del 4,7% tra il 2013 e il 2014, passando da 3,4 a 3,2 mln di ton. E, rispetto all’export, l’import – quasi esclusivamente di rifiuti non pericolosi – cresce: nel 2014 toccano le 6,2 mln di ton con un +7,6% rispetto al 2013.

La suddivisione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi ha portato ad ulteriori considerazioni. Per quanto riguarda i primi, che ammontano complessivamente a 121,7 mln di ton, questi provengono per la maggior parte (39,7%) dal settore delle costruzioni e demolizioni. Comparto da cui gran parte degli scarti sembra sfuggire al ciclo di corretta gestione e raccolta: “Nella comparazione con gli altri paesi europei si riscontra un problema con i dati sui rifiuti inerti da costruzione e demolizione e la prova c’è ai margini delle strade – ha commentato Edo Ronchi, Presidente Fondazione sviluppo sostenibileNoi produciamo circa 50 mln di ton l’anno contro le 240 mila ton della Francia e le 200 mila ton di Germania e Regno Unito”. Tema collegato al consumo di suolo e alla “poca demolizione” che si fa nel Paese. Altro dato importante quello del settore manifatturiero da cui proviene il 20,5% degli stessi: “Penso che l’Italia in Europa sia leader nel riciclo industriale ha evidenziato Barbara Degani, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente – L’industria manifatturiera è già votata al riciclo: faccio l’esempio dei cascami”.

Rilevanti anche le percentuali relative alle principali forme di gestione di questi scarti: il 62,4% della materia, pari a 83,5 mln di ton, viene recuperata; l’8,5%, in particolare, viene smaltita nelle discariche che, operative, sono sempre meno, ma smaltiscono più rifiuti a livello nazionale. “C’è un’elevata percentuale di rifiuti destinati al recupero di materia e una bassa percentuale di rifiuti inviati in discarica – ha sottolineato Marco Lupo, Direttore Generale ISPRA – . Dati che colpiscono, soprattutto se raffrontati con quanto avviene con i rifiuti urbani, soprattutto in alcune regioni”. Inoltre, l’1% è inviato agli inceneritori (la maggior presenza è al Nord con 51 impianti) e l’1,6% viene usata per recuperare energia. Quest’ultimo dato presenta un calo del 4,7%: rispetto al 2013: delle 2,1 mln di ton avviate a recupero energia che comprendono un 36,3% di biogas e un 33,5% di scarti della lavorazione del legno e affini.

Sul tema della raccolta e analisi dei dati è poi tornato Luca Marchesi, Direttore Generale ARPA Friuli Venezia Giulia: “Bisognerà lavorare sull’armonizzazione delle modalità di raccolta e validazione dei dati, sull’aggregazione, sulla diffusione, sulla rappresentazione”. E su quest’ultimo punto, mirato il commento di Massimo Beccarello, Vicedirettore politiche industriali di Confindustria: “Ci arricchirebbe, anche dal punto di vista di policy, che il report tenesse conto del dato economico. Avremmo l’analisi dei costi benefici per capire quali sono le aree di miglioramento. Per una crescita economica del Paese devo vedere gli effetti della sostenibilità”.

Sul tema più ampio della gestione dei rifiuti il commento del Sottosegretario Degani: “C’è necessità di riaggiornare il programma nazionale rifiuti che è ormai datato. Contestualmente bisogna andare ad applicare in maniera puntuale i piani regionali di prevenzione”. Bisogna “andare al riuso, penso al decreto sottoprodotti, provvedimento che è in fase di approfondimento presso il Ministero dell’Ambiente”. Da citare anche il“provvedimento sul consumo del suolo: i primi timidi accenni sono stati fatti nel Collegato Ambientale”.

Tutte conquiste che, però, rappresentano nuovi punti di partenza.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista con la passione per l'ambiente e l'energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo anche di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e... smartphone.