Sarà trasmessa alle 12, ora italiana, la cerimonia di apertura della XXIII Olimpiade invernale di PyeongChang, in Corea del Sud. Edizione che si prospetta la più fredda – in questi giorni la temperatura si è attestata a -13°C – e partecipata di sempre: con 92 nazioni – inclusa la DPR, Repubblica Democratica di Corea o Corea del Nord -, 1.702 uomini, 1.217 donne e quasi 3.000 atleti. Folta la formazione azzurra che ci rappresenterà: i primi a entrare in gara saranno Matteo Rizzo per il pattinaggio di figura e la coppia di artistico Della Monica-Guarise.

Mentre si accendono i riflettori su quello che per gli organizzatori sarà l’evento sportivo più eco-friendly di sempre, le polemiche non mancano.

L’impegno degli organizzatori

Il PyeongChang Organizing Committee for the 2018 Olympic and Paralympic Winter Games-POCOG ha promosso (e fortemente pubblicizzato) una serie di iniziative centrate sull’utilizzo delle rinnovabili. Sei edifici di nuova costruzione che ospiteranno le gare sono alimentati con energia solare e geotermica e molti di questi immobili sono green building certificati G-SEED (l’equivalente del nostro LEED). “Da quando abbiamo scoperto di aver vinto l’ospitalità dei Giochi, la sostenibilità e l’ambiente sono stati il cuore dei nostri piani – ha commentato Rhyu Teachu del POCOG – Le sedi e le infrastrutture sono state completate rispettando gli standard necessari e continueremo a focalizzarci sugli obiettivi di sostenibilità per far sì che i Giochi lascino l’eredità che meritano”.

Gli impianti eolici costruiti nell’area genereranno più energia di quella necessaria, assicura il POCOG, che sul fronte dei trasporti ha pianificato l’uso di una flotta di 300 veicoli alimentati con carburanti alternativi e la costruzione di un’infrastruttura di ricarica nella città. Inoltre, l’ente organizzatore ha lavorato con il Governo coreano per realizzare una linea ferroviaria ad alta velocità in grado di trasportare la maggior parte dei partecipanti con l’intento di ridurre l’inquinamento veicolare.

Le polemiche

In contrasto con l’ostentata sostenibilità del POCOG e con la volontà del Governo di usare PyeongChang come portabandiera del piano di transizione alle rinnovabili, le polemiche sorte tra le popolazioni locali e i gruppi ambientalisti, che hanno fondato l’alleanza Anti-coal Alliance of Korea. L’obiettivo è di palesare all’attenzione pubblica il paradosso portato avanti dal Governo: da un lato, la volontà di convergere verso fonti di produzione alternative e, dall’altro, quella di costruire quattro nuove centrali a carbone entro il 2023, per un totale di 4.180 MW, nelle città sudcoreane di Samcheok e Gangneung.

“Siamo decisamente furiosi perché promuovono PyeongChang come la sede delle Olimpiadi eco-friendly, ma dietro le scene stanno spingendo la costruzione di quattro centrali a carbone nella provincia di Gangwon, ha affermato Lee Yong-woo, nativo di Samcheok, città della provincia di Gangwon. Al centro del disappunto collettivo anche le conseguenze negative per la salute della popolazione locale e l’ambiente: “Anche se l’evento sarà un successo le persone saranno vittime di problemi ambientali e di salute nelle prossime decadi”, ha affermato Lee Jieon, coordinatore Clima ed Energia del Korea Federation for Environmental Movements. Cui si sommano i timori di natura estetica legati all’impatto sul paesaggio, fiumi e montagne: “Chi vorrà visitare una Regione che soffre di problemi di inquinamento dell’aria?”, domanda Kim Joong-nam, Presidente dell’Associazione dei cittadini di Gangneung contro il carbone, che prosegue: “La principale preoccupazione riguarda la celerità con cui il Governo procederà alla costruzione dei nuovi impianti a partire da marzo, dopo la fine dei giochi olimpici, quando nessuno presterà attenzione al verde di PyeongChang e alle regioni vicine”.

Il piano del Governo

Lo scorso 20 dicembre Paik Un-gyu, il Ministro del Commercio, industria ed energia sudcoreano, ha rilasciato un draft del piano di transizione energetica “Renewable Energy 2030”. L’obiettivo è produrre il 20% di energia da rinnovabili, con una capacità di produzione aggiuntiva di 48.7GW, quando oggi si attesta solo al 2% con una produzione di carbone al 40% e nucleare al 30%.

Per raggiungerlo si punta all’espansione dell’uso del fotovoltaico a livello domestico, nelle aree rurali e tra le piccole imprese per un totale di 19,9 GW pari al 40% di nuova capacità. I restanti 28,8 GW saranno forniti da progetti su larga scala, incluso fotovoltaico ed eolico. Tutte misure che vogliono spingere l’imprenditorialità locale e frenare l’ingerenza di investitori esteri.

In aggiunta, il Ministro sta valutando l’introduzione di un sistema feed-in tariff nella Corea del Sud, decisione in parte condivisa dai gruppi ambientalisti e civici. Il sistema obbligherà i produttori statali ad acquistare l’energia prodotta dagli impianti FV con potenza inferiore ai 100 kW, se di proprietà di cooperative o agricoltori, e inferiore ai 30 kW, se di operatori privati.

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