PA più inclusiva e smart con lo SPID

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Si chiama Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale (SPID) ed è il nuovo sistema di login che, a partire dal 15 marzo 2016, permetterà a cittadini e imprese di accedere con un’unica credenziale a 300 servizi offerti da 10 pubbliche amministrazioni. Il sistema rientra nella più ampia iniziativa Agenda Digitale, promossa a livello europeo come parte della Strategia EU2020 e sottoscritta dagli stati membri che puntano a sfruttare il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e la competitività.

Cos’è lo SPID e come funziona

Lo SPID è un codice personale che consentirà all’utente di accedere con le stesse credenziali a molteplici servizi, dalla previsione fiscale al 730 precompilato. A gestire la sua entrata in funzione l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID), che si occupa di garantire la realizzazione degli obiettivi dell’agenda digitale italiana secondo i principi della semplificazione, della sicurezza e del risparmio.

Esistono tre livelli di sicurezza corrispondenti a tre diversi livelli di SPID: il primo prevede l’uso di username e password generata dall’utente; il secondo è rappresentato dalla password più una password temporanea inviata all’utente; e il terzo prevede l’uso di una password associata ad una smart card a pagamento (ed è pensato soprattutto per i professionisti). Quest’ultimo livello verrà adottato a due anni a partire da oggi, periodo durante il quale si sfrutterà la competenza acquisita per stabilire come verrà distribuito e a che prezzo.

Al momento sono Infocert, Poste Italiane e Trust Technologies (società del Gruppo Telecom Italia) gli identity provider del servizio di login accreditati dall’AGID (che al momento ha in istruttoria altre due domande). Queste aziende dovranno garantire la sicurezza, la riservatezza e la protezione della privacy dell’utente durante la navigazione.

Per richiedere lo SPID bisognerà collegarsi alla home page del sito di una di queste tre aziende (le strutture sono equipollenti), selezionare l’area specifica e compilare un form con i propri dati anagrafici. Se si è già in possesso di documenti digitali (la carta di identità elettronica, CIE o la carta nazionale dei servizi, CNS dotati di microchip) la procedura può essere completata online: le credenziali arriveranno tramite e-mail o posta raccomandata. Altrimenti bisognerà recarsi presso le sedi degli uffici amministrativi.

Il sistema è disciplinato da una serie di norme tecniche specifiche e porterà ad una razionalizzazione delle modalità di accesso ai servizi per il cittadino, con conseguenti risparmi: per quanto per i primi due anni il servizio sarà gratuito mentre in seguito potrebbe rimanere tale (perché autoalimentato) o diventare a carico dell’utente.

Il pin unico è pensato per realizzare l’interoperabilità del panorama tecnologico europeo: verrà accettato dagli altri Stati dell’UE in quanto si basa sulle specifiche OASIS SAML v2.0 adottate nel progetto sperimentale Stork che mira a sviluppare un’infrastruttura comune per l’identità digitale per persone fisiche e giuridiche.

l’Inps, l’Inail e la Regione Toscana partiranno a marzo con la semplificazione degli accessi; il mese successivo seguiranno l’Agenzia delle Entrate, i comuni di Venezia e Firenze e le regioni Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna; mentre a maggio si attiveranno Equitalia, il comune di Lecce e le regioni Piemonte, Lazio, Liguria, Lombardia e Umbria.

Vantaggi

Con lo SPID sarà possibile “sburocratizzare” l’accesso ai servizi online e snellire infrastrutture e competenze, offrendo l’occasione per rilanciare la fiducia del cittadino verso l’affidabilità dei servizi online: molto spesso le identità digitali sono erogate con livelli di sicurezza inadeguati.

L’augurio è quello di cancellare “File e Faldoni”, le “due F” che affliggono i diversi livelli della pubblica amministrazione, come sottolineato dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia. Risparmio di tempo e migliore qualità della vita sono i vantaggi derivanti dall’aumento di competenze dei cittadini.

A differenza della CIE o della CNS non è uno strumento “puntuale”, non richiede un lettore e può essere adoperato in mobilità.

Privacy

Fermo restando che gli identity provider avranno a disposizione le informazioni dei singoli utenti per poter consentire loro l’accesso ai servizi online, non potranno fare profilazioni. La sicurezza delle informazioni sarà garantita dalla presenza esclusiva di alcune informazioni sui service provider. L’utente sarà tutelato dal Garante della Privacy e da AGID, che saranno i “sorveglianti” del sistema.

Criticità

Ci si aspetta che il numero dei cittadini e dei privati che richiederanno l’accesso all’identità digitale cresca se aumenteranno anche i servizi messi a disposizione dalla PA.

Al momento si guarda con preoccupazione ai comuni: sono pochi quelli che, a livello nazionale (soprattutto nel Sud Italia), si stanno attivando per firmare la convenzione e avviare dei test di compliance. Ovviamente chi ha diversi sottosistemi informatici, ciascuno con propri sistemi di autenticazione, si troverà di fronte una situazione più complessa; ma l’attività del comune è indispensabile alla realizzazione di una PA 2.0.

Leggi il Mensile di Marzo

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Ivonne Carpinelli

Giornalista con la passione per l’ambiente e l’energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e… smartphone.