I servizi legati alla rete idrica costano sempre di più. Tra il 2011 e il 2016 l’aumento in bolletta è del 30%. I Capoluoghi più costosi (per un nucleo di 3 persone e un consumo medio annuo di 150m3/annui (IVA compresa): Pisa, Frosinone e Arezzo.
Questi sono i dati della XV Indagine nazionale a Campione sulle tariffe del 2016 del servizio idrico integrato di Federconsumatori, Associazione Nazionale Autorità e Enti di Ambito (Anea) e Fondazione Isscon.

Il Centro Italia ha una spesa media superiore del 30% rispetto alla media nazionale. Segue il Nord-Est (6%), mentre nel Nord-Ovest è inferiore del 21% e nel Sud del 10%.

Perché cambiano le tariffe?

Le motivazioni sottostanti ai diversi livelli tariffari sono molteplici e, generalmente, essi sono il risultato di diverse combinazione tra queste.

Principalmente con la tariffa vengono attribuiti dei costi operativi e di capitale. I primi derivano dal consumo di energia elettrica (che a sua volta dipende da diversi fattori), dalla disponibilità e qualità della risorsa, dalla concentrazione e composizione dell’utenza. Mentre i costi di capitale, riflettendo gli investimenti effettuati,
dipendono dalla quantità di investimenti realizzati nel tempo, e, quindi, anche dal momento in cui è stato realizzato l’affidamento (tipicamente gestioni che presentano affidamenti “più indietro nel tempo” dovrebbero avere investimenti maggiori), ma anche dalla tipologia di ripartizione dei costi di ammortamento nel tempo (in altre parole se si sia deciso di ricorrere o meno all’ammortamento finanziario).

Nel complesso, si legge nella ricerca, l’aumento del 6% annuo è dato dall’investimento in depuratori, fognature, e adeguamenti della rete. Tutte attività oggetto delle tre procedure di infrazione della Commissione Europea per mancato adempimento agli obblighi derivanti dalla Direttiva 91/271/CEE.

In particolare si legge nella indagine “il 28% degli investimenti è previsto per nuovi depuratori laddove il servizio non esiste o per sopperire ad impianti inadeguati ormai divenuti obsoleti o incompleti per garantire i limiti di scarico previsti dalle norme vigenti. Il 25% riguarda gli investimenti necessari per dare copertura a tutta la popolazione del servizio fognatura, tenendo conto della mancanza parziale o totale delle reti fognarie o inadeguatezza delle reti esistenti. Il 19% degli investimenti è previsto per sopperire alle insufficienti condizioni fisiche delle reti di distribuzione dell’acqua e allo scarso tasso”.

La spesa delle utenze domestiche per il servizio idrico nel 2016 rapportata
al 2011

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