Una vite per leggere l’impronta green

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Il vino è un prodotto strettamente correlato con l’ambiente in cui viene prodotto di cui ingloba sapori e consistenza. Ma cosa accadrebbe se anche il vino fosse in grado di trasmettere una impronta sull’ambiente circostante?

C’è chi questa domanda se l’è posta già da tempo e, per l’ambiente e anche per il proprio asset produttivo. Ne parliamo con Giorgio Colutta, della azienda agricola viticola omonima di Manzano, in provincia di Udine. La vostra azienda ha l’immagine del contatore di energia da fotovoltaico sul sito, un chiaro imprinting green all’attività che svolgete…

In realtà è una scelta che è stata fatta nei primi anni in cui è stato possibile implementare questa forma energetica. Abbiamo iniziato nel 2008 istallando un impianto fotovoltaico da 20kW, rientriamo nel primo e secondo conto energia. Ma questo è solo una parte dell’approccio sostenibile della nostra attività. Il processo di lavoro che seguiamo è attento all’impiego delle risorse a disposizione dalla natura. Ad esempio effettuiamo il recupero delle acque piovane e impieghiamo per il riscaldamento una caldaia a cippato per ottimizzare gli usi della nostra potatura.

Siete quindi energeticamente autosufficienti?
Per la produzione di energia elettrica sì, per il calore all’occorrenza usiamo il cippato. Consideri che oltre ai nostri normali usi abbiamo anche gli alloggi turistici.

Mentre l’uso dell’acqua piovana è destinata ai trattamenti sui vigneti. Tra l’altro il conservare l’acqua nelle vasche di cemento all’aperto ci permette di usufruire di una risorsa che si mantiene alla stessa temperatura dell’ambiente il che ci fa agire su foglie e piante senza procuragli shock termici.

Per voi rappresenta un valore la comunicazione al cliente finale di questa attenzione al “verde”?
Abbiamo una linea di produzione eco friendly, un progetto iniziato nel 2010/11 e che ora ha una sua produzione (Friuliano, Refosco e Pinot Grigio) caratterizzata da una etichetta ad hoc a forma di foglia di vite. Come risultato di marketing devo dire ci aspettavamo di più dall’Italia. Mentre nell’export per alcuni paesi questa linea fa la differenza sopratutto nel nord Europa e in Giappone, mentre non è un driver in altri paesi asiatici.

Forse in Italia eravate troppo pionieri?
Forse, ma più che altro quello che abbiamo riscontrato è l’assenza di una certificazione per l’eco-compatibilità, ritengo che quando ci sarà un coordinamento maggiore su questo anche in Italia la scelta di acquisto rispetto questo parametro potrà giovarne.

 

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE e direttore editoriale del Gruppo Italia Energia.