Il nostro Pianeta è, come sappiamo, composto in gran parte da acqua, ma solo lo 0,001% di essa sembra poter essere sfruttabile per utilizzi umani. Il dato viene dal Barilla Center for Food&Nutrition (BFCN), che in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo richiama l’attenzione sulla scarsità idrica, una criticità già oggi reale, con 2 miliardi di persone che ne sono vittima nel mondo. Ben 4 persone su 10, si legge in una nota del centro di ricerca, non vedono garantito un accesso alla risorsa che soddisfi il proprio fabbisogno.

Il cibo è il vero “acquivoro”

La questione sollevata dalla fondazione Barilla è quella dell’impronta idrica, ossia l’indicatore che misura la quantità di acqua usata nella produzione di beni. Oltre il 90% della risorsa viene sfruttata per operazioni legate al cibo. Non è una novità che gli alimenti che consumiamo, alcuni in particolare, richiedano una notevolissima mole d’acqua. In primis la carne: per una porzione di 150 grammi di carne rossa, il processo produttivo ne richiede nel complesso 2.312 litri. Ma anche il formaggio, il pane e i pomodori, per fare solo alcuni esempi, non sono da meno come utilizzo.
Scarsità idrica vuol dire anche difficoltà economica, nell’accesso all’”oro blu”, relativa al grado infrastrutturale dei territori per il prelievo d’acqua. Questo fenomeno riguarda, secondo Barilla, un quarto della popolazione mondiale e in particolare i Paesi in via di sviluppo, ma al 2025 il problema potrebbe estendersi a due terzi della popolazione mondiale.
Le nazioni che si distinguono per una buona gestione dell’acqua, secondo il Food Sustainability Index, sono Etiopia, Australia e Colombia, grazie a buone pratiche di riciclo della risorsa per scopi agricoli e a un basso prelievo idrico, soprattutto se paragonato alla disponibilità d’acqua, sempre per fini di coltivazione.
L’agricoltura è il settore che richiede la maggiore quantità di acqua dolce al mondo”, sottolinea Marta Antonelli, Responsabile del Programma di ricerca della Fondazione BCFN. Richiesta, prosegue, “destinata a crescere, visto che nel 2050 la popolazione arriverà a 9 miliardi di persone e che dovremo far fronte a una maggiore richiesta di cibo (fino a un +70%) e ad un consumo di acqua di almeno il +20%. Se a questo aggiungiamo che il cambiamento climatico modificherà le precipitazioni, l’evaporazione, la temperatura e il numero di eventi estremi, come siccità e inondazioni, allora diventa chiaro che dobbiamo ripensare i nostri modelli alimentari adottando stili di vita sani e attenti all’ambiente. Adottare una dieta di tipo mediterraneo può aiutarci a ridurre la nostra impronta idrica di più di 2mila litri di acqua al giorno a persona rispetto a una dieta di tipo ‘occidentale’ e a portare benefici alla nostra salute. La rivoluzione nel nostro piatto e un approccio più sostenibile alle pratiche agricole rappresentano strade obbligate da percorrere se vogliamo raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dall’Agenda 2030 e preservare la salute del Pianeta”.

La gestione della risorsa idrica in Italia

Il nostro Paese sembra gestire bene le risorse idriche, anche se i dati Barilla evidenziano una certa dipendenza dall’acqua proveniente da sistemi irrigui di produzioni agricole di altri Paesi del mondo. Di ”acqua virtuale”, così è chiamata, se ne importano 6 mila millilitri cubi all’anno, una quantità che piazza l’Italia al 30° posto della relativa classifica a livello globale. Nel nostro Paese, inoltre, l’impronta idrica è all’89% collegata al consumo di cibo, con 6.309 litri d’acqua pro capite al giorno destinata a questo utilizzo.
Vanno ricordate, però, le varie iniziative per il riciclo dell’acqua e per il prelievo nel settore agricolo, che hanno portato l’Italia al 6° posto nella classifica globale sul fronte dell’uso e gestione delle risorse idriche secondo il Food Sustainability Index.
Da tenere sott’occhio, prosegue la Fondazione, il settore ittico, dal momento che il 30% dello stock di pesce è a rischio per eccesso di sfruttamento.

Il progetto contro la siccità in Giamaica

La Fondazione Barilla ha assegnato un premio a un’iniziativa della giamaicana University of the West Indies sul tema acqua e siccità.
Il progetto è stato selezionato come il migliore nel contesto della competizione internazionale BFCN YES! (Young Earth Solutions), promossa dalla Fondazione con una borsa di studio da 20 mila euro.
Il programma ha dato rilievo alla lotta alla siccità nelle zone più aride della Giamaica, per la quale è stato realizzato un “Knowledge Transfer Curriculum”, cioè un progetto educativo, rivolto in questo caso a supportare gli agricoltori fornendo loro una serie di indicazioni per migliorare le strategie di conservazione dell’acqua, dell’irrigazione e dell’interazione acqua – coltivazioni. I risultati raggiunti sono stati di aumento nella produzione locale di cibo e di maggiore garanzia sulla sicurezza alimentare. Con incontri, lezioni con esperti e il suggerimento di alcune linee guida, viene tuttora insegnato agli agricoltori a gestire la siccità e a far fronte alla dipendenza dalle piogge.

 

L’impegno di Rio Mare

Sensibilità verso il tema acqua è stata mostrata anche dalla Rio Mare, che negli ultimi sette anni ha ridotto di circa il 30% l’uso di acqua per unità di prodotto, in particolare nello stabilimento dall’alto grado tecnologico di Cermenate (Como).
L’acqua, nel sito lombardo che produce oltre 3,5 milioni di lattine al giorno, è usata per lo scongelamento del pesce e la sterilizzazione delle lattine, oltre che per il funzionamento degli impianti e la pulizia.
Cermenate, inoltre, utilizza energia al 100% proveniente da fonti rinnovabili e recupera il 99,8% dei rifiuti prodotti.
La Giornata mondiale dell’Acqua – commenta Luciano Pirovano, Sustainable Development Director di Bolton Foodci offre l’occasione per riflettere sui risultati raggiunti e sulle iniziative che l’Azienda porta avanti nell’ambito della sostenibilità. Ne è un esempio significativo la partnership internazionale intrapresa con WWF, con l’obiettivo di ottenere il 100% di pesca sostenibile entro il 2024, aumentare la trasparenza e la tracciabilità per i consumatori e rafforzare gli standard sociali lungo tutta la filiera. L’impegno per la tutela dell’ecosistema marino, inoltre, ha portato Rio Mare ad essere nel 2009 tra i membri fondatori dell’ISSF (International Seafood Sustainability Foundation), organizzazione globale non-profit che lavora per assicurare la sostenibilità degli stock di tonno nel lungo periodo, promuovere la tutela e la salute dell’ecosistema marino e ridurre la pesca accidentale”.

 

 

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